BLOG Cassero Salute

5 Febbraio 2012

Relazione attività Settore Salute 2011

Archiviato in: Prevenzione — Cassero Salute @ 19:26

L’anno 2011 ha visto il consolidarsi della attività del settore Salute in ambito nazionale e internazionale, delle collaborazioni con altre associazioni di lotta contro l’HIV/AIDS, un tema che ad oggi è ancora un’emergenza per tutte le persone LGBT, degli interventi concreti nei confronti delle persone MsM sieropositive.

Forte, infatti, è stato l’impegno del Settore in quest’ambito come dimostrano i laboratori HIVoices, realizzati dal 6 al 8 maggio e dal 16 al 18 settembre; laboratori “base” ai quali è seguito un nuovo laboratorio “advanced” Sono Sieropositivo, realizzato dal 9 al 11 settembre e riservato ai 46 partecipanti a HIVoices. Anche i tre laboratori del 2011, sono stati condotti da Emanuele Pullega e Filippo Porcari e sono stati resi possibili grazie al contributo e all’aiuto di Abbott e Kitchen.

L’esperienza dei nostri laboratori è stata portata anche a ICAR 2011, la conferenza italiana sull’AIDS, che si è tenuta Firenze dal 27 al 29 marzo. A ICAR, infatti, abbiamo avuto l’opportunità di presentare un abstract sui laboratori HIVoices. Si è trattato di una presentazione orale abilmente tenuta da Filippo Porcari. L’abstract è stato ovviamente pubblicato sulla rivista Infection, edizione speciale per ICAR. La presenza delle associazioni ad ICAR 2011 è stata decisamente importante.

Sempre grazie al prezioso contributo di Abbott, Raffaele Lelleri, e i suoi collaboratori, hanno realizzato una interessate survey sui partecipanti ai quattro laboratori. Sia i primi risultati della ricerca, sia il percorso laboratoriale, sono stati presentati da Raffaele Lelleri e da Emanuele Pullega a Torino durante la 15a conferenza annuale di ILGA-Europe (27-30 ottobre) durante un workshop sul tema del HIV/AIDS curato dal Responsabile Salute del Cassero e dalla Responsabile Salute di Arcigay nazionale, Rebecca Zini.

La realizzazione del workshop ha visto la collaborazione del Cassero con i responsabili di altre associazioni europee quali Antons Mozalevskis, dell’associazione lituana Mozaika, e Ferenc Bagyinszky di EATG (European AIDS Treatment Group).

On line la presentatione della conferenza: XV ILGA-Europe annual conference

Un nostro abstract è stato accettato anche da FEMP 2011, la prima conferenza europea sul futuro dellaprevenzione fra gli MSM, che si è tenuta a Stoccolma dal 11 al 12 novembre. Anche in questo caso Emanuele Pullega ha parlato dell’esperienza dei laboratori del Cassero durante un workshop dal tutolo “Better life for positive men“. Con l’occasione abbiamo realizzato un opuscolo bilingue curato da Kitchen, che è stato molto apprezzato dai partecipanti a FEMP, convenuti da tutta Europa.

Di grande interesse è stata la partecipazione del nostro Settore Salute alla 6a IAS conference che si è tenuta a Roma dal 17 al 20 luglio. Si è trattato di un evento mondiale che ha sicuramente messo in luce tutti i problema che ancora HIV causa nel mondo, così come in Italia. La conferenza è, infatti, incominciata con una clamorosa (e rumorosa) protesta degli attivisti delle associazioni italiane di lotta contro l’AIDS che, al grido di “Promesse, non bugie“, hanno sottolineato che l’Italia dal 2009 non versa i contributi alla ricerca mondiale per la lotta contro il virus. D’altra parte l’assenza della politica italiana all’inaugurazione della conferenza è stata la risposta più lampante dell’interesse che HIV riscuote nei palazzi di governo nella capitale.

On line le relazioni sulla conferenza:

  1. IAS 2011
  2. IAS 2011: La scienza da sola non basta… (ma va?!)
  3. IAS 2011: obiettivo del millennio

Una presentazione dei laboratori HIVoices, è stata tenuta dal Responsabile Salute del Cassero a Catania, su invito delle sedi Arcigay di Catania e Messina, il 17 dicembre.

Nell’ambito delle celebrazioni legate al 8 marzo, abbiamo realizzato un interessante workshop sui sex toys in collaborazione con Betty&Books. A sottolineare che la celebrazione della festa della donna significa presa di coscienza non solo politica ma anche fisica, corporea. Il corpo diventa anche oggetto di desiderio e luogo fisico attraverso il quale si vivono le relazioni sentimentali e sessuali. Questa è una reazione in più per conoscersi, per avere consapevolezza e per misurarsi con la società nel modo più attivo e favorire un cambiamento in positivo. Il workshop è stato ideato, con la supervisione del Settore Salute, dalle donne lesbiche attive all’interno del Cassero, le quali hanno elaborato dei contenuti che potessero essere utili alla conoscenza e all’affermazione di sé e a vivere la sessualità in maniera serena e sicura.

Da segnalare che nella giornata del 8 novembre si è tenuto a Torino, il primo workshop nazionale sul test arisposta rapida, organizzato dal dott. Orofino dell’Ospedale Amedeo di Savoia. Il Responsabile del Settore Salute del Cassero è stato invitato a descrivere il percorso attuativo del nostro progetto denominato BKQ Checkpoint, che prevede la possibilità di eseguire un test rapido per l’HIV in un ambiente associativo non ospedalizzato.

il 1 dicembre, Giornata mondiale per la lotta contro l’AIDS, come sempre ha caratterizzato la chiusura dell’anno.

In occasione del 1 dicembre 2011 il Cassero ha esposto due enormi fiocchi rossi, realizzati dai nostri volontari, sia sull’ingresso principale, sia sopra l’accesso al piano inferiore. Un modo per segnalare ai bolognesi che i dati delle nuove infezioni a Bologna non sono affatto buoni e che la guardia deve essere tenuta alta.

Il Settore Salute ha elaborato, grazie all’aiuto di Kitchen, la simpatica campagna “Di che segno sei?“, tesa a sottolineare il fatto che, a prescindere dallo stato sierologico, per altro per lo più non noto, è importante dare sempre un segno di responsabilità usando il preservativo nei rapporti sessuali penetrativi. La campagna è stata promossa dai nostri volontari con l’ormai usuale banchetto realizzato in piazza Ravegnana dove, grazie al supporto di Masculan, abbiamo potuto distribuire ai e alle bolognesi diverse centinaia di preservativi, nonché informazioni sulla prevenzione.

Il 1 dicembre quest’anno è stato caratterizzato anche dalla realizzazione di ben due flash mob. Con il primoall’interno del Cassero, abbiamo interrotto la serata disco di mercoledì 30 novembre (poco dopo la mezzanotte) e, ripetendo lo slogan “sapere salva la vita“, abbiamo cercato di sensibilizzare il pubblico sull’importanza del test per l’HIV; il secondo, invece, è stato realizzato davanti alla stazione ferroviaria di Bologna. Si è trattato di un più classico Kiss In, ossia coppie, gay e/o etero, si sono baciate in pubblico tenendo in mano un preservativo, a significare che non è l’amore che proteffe dalle infezioni a trasmissione sessuale, ma il condom. La notizia è stata ripresa anche da RAI 3.

In chiusura voglio ringraziare i volontari di Cassero Salute. E’ grazie alla loro presenza ai banchetti durante le serate organizzate dall’associazione, che il tema della salute riceve quel minimo di attenzione che diversamente non avrebbe. I notti volontari inventano ogni volta modi strani per bloccare i passanti, interessarli al safer sex, distribuire preservativi. Anche nel 2011, infatti, il Cassero è stato in grado di distribuire oltre 10.000 preservativi e gel monouso.

Un ringraziamento speciale va anche ad Abbott, Kitchen, Masculan per le preziose collaborazioni.

Non ringraziamo invece Trenitalia che, con scuse di una banalità sconcertante, ha rifiutato il permesso di realizzare il flash mob nell’atrio della stazione centrale di Bologna in occasione della giornata mondiale per la lotta contro l’AIDS. Tanto interessa a questa azienda la salute dei passeggeri, da non consentire un flash mob della durata di 2 minuti… meno del ritardo medio dei loro treni.

Sandro Mattioli
Responsabile Salute
Arcigay Il Cassero
salute@cassero.it

2 Dicembre 2011

Trenitalia declina l’invito di Cassero Salute

Archiviato in: Prevenzione — Tag:, , , , , — Cassero Salute @ 15:58

Nota stampa

Con grande amarezza, il Cassero Salute – il settore del Circolo Arcigay Il Cassero che da oltre 20 anni si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica in merito all’HIV e a tutte le malattie a trasmissione sessuale - ha dovuto constatare per l’ennesima occasione, un’atteggiamento non collaborativo. Questa volta, a fare la parte del coniglio, è una delle più importanti aziende del paese: Trenitalia.

Durante i preparativi per la Giornata Mondiale sulla lotta all’AIDS, Cassero Salute ha pensato di realizzare un flash mob di pochi minuti all’interno dell’atrio principale della stazione di Bologna e per correttezza, ha presentato una richiesta formale di autorizzazione a Trenitalia. L’azione creativa, in programma per domenica 4 dicembre all’ora di pranzo, è molto semplice e non invasiva in quanto si tratta di un gruppo di persone che tutte insieme alla stessa ora si scambiano un bacio sulle labbra tenendo in mano un preservativo. Pochi minuti per lanciare un messaggio importante, nella settimana dove in tutto il mondo si svolgono azioni di questo tipo, volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento AIDS.

Trenitalia ha declinato l’invito alla collaborazione chiedendo agli organizzatori di non fare il flash mob in questo spazio, liquidando cortesemente la richiesta con poche righe:Innanzitutto le rivolgiamo i nostri sinceri apprezzamenti per le attività di sensibilizzazione che svolgete nella società, a tutela della salute dei cittadini e delle cittadine.
Abbiamo preso in esame la vostra richiesta in tempo utile, ma purtroppo negli ultimi mesi sono state riviste le procedure autorizzative degli eventi che si svolgono nelle stazioni di nostra gestione ed è stato deciso che, per policy aziendale, i flash mob non verranno più consentiti.”
scrive Letizia Ciancio responsabile Sviluppo Business e Relazioni Isituzionali, Relazioni esterne e Comunicazione, Comunicazione e Promozione per Grandi Stazioni e prosegue: “Questo unicamente al fine di garantire con assoluta priorità il miglior servizio ai frequentatori delle stazioni ed ai passeggeri in transito, tutelando contemporaneamente il lavoro dei colleghi di Grandi Stazioni e dei nostri partner commerciali. Certi che comprenderete le ragioni sopra esposte e con l’augurio del miglior successo per le vostre iniziative, voglia gradire i miei più cordiali saluti”.

Non si può da un lato scrivere che bravi che siete a sensibilizzare la gente, e dall’altro dire: purché non siano i nostri clienti quelle persone.” afferma Sandro Mattioli, responsabile salute di Arcigay Bologna e aggiunge: “la responsabilità sociale d’impresa va a farsi benedire! Trenitalia ha dimostrato una agghiacciante insensibilità verso un evento di comunicazione sociale della durata massima di 2/3 minuti. Meno del ritardo medio dei loro treni locali!”.

Il flash mob resta dunque confermato nella modalità e nell’orario (domenica 4 dicembre alle ore 13.30), ma si svolgerà in Piazzale Medaglie d’Oro, davanti all’ingresso principale della stazione, anziché nell’atrio. L’azione scelta per l’occasione è il classico “kiss-in”: i partecipanti in coppia (etero o gay) si baceranno simultaneamente a un segnale convenuto, tenendo in mano, pronto, un preservativo. Il flash mob vuole evidenziare come l’amore, simboleggiato dal bacio, non ci mette al sicuro dall’HIV così come dalle altre infezioni a trasmissione sessuale. Proteggersi è, appunto, un segno di responsabilità.

28 Novembre 2011

Di che segno sei?

Di che segno sei?

Positivo o negativo, dai un segno di responsabilità.

Cassero Salute lancia la nuova campagna in occasione del 1 dicembre

la Giornata Mondiale di Lotta all’AIDS

Comunicare un messaggio forte, con urgenza e farlo arrivare a tutti, senza fermarsi al 1 dicembre. Queste le richieste fatte dal settore Cassero Salute all’agenzia Kitchen che ha raccolto il guanto della sfida e ha realizzato una campagna di comunicazione intelligente e divertente sull’uso del preservativo come strumento fondamentale nella lotta all’AIDS e a tutte le infezioni trasmissibili sessualmente (ITS). Come ogni anno infatti, il 1 dicembre il Cassero Salute presenta e diffonde la nuova campagna di comunicazione e questa volta in particolare, ha scelto un concetto che si spinge ben oltre la Giornata Mondiale di lotta all’AIDS, spalmandosi mese per mese, segno per segno, durante tutto l’arco del 2012.

L’idea alla base della nuova campagna è di giocare sulle parole “segno positivo”, “segno negativo” e “segno zodiacale” per arrivare a delineare 12 profili che veicolano le importanti informazioni contenute in un opuscolo dove i segni zodiacali sono coperti dal preservativo e annunciano le previsioni per il 2012 sul tema amore-sesso.

La campagna si compone di un manifesto e di un opuscolo stampato in 3.000 copie. Ma i 12 segni saranno protagonisti in questi giorni di due operazioni importanti: come prima cosa il Cassero Salute ha pubblicato le 12 icone sul proprio sito e le ha rese downlodabili invitando tutti a utilizzare il proprio segno come foto profilo nell’uso dei social network nella giornata del 1 dicembre, per dare un “segno positivo” di massa, attraverso una diffusione individuale che ognuno può supportare con Facebook, Twitter, Google+, etc. Inoltre, la campagna verrà diffusa anche attraverso “Cassero”, l’house organ cartaceo del Cassero che già a partire dal prossimo numero darà spazio all’originale oroscopo.

La campagna pone una domanda molto diffusa che viene fatta quando si conosce una nuova persona: “di che segno sei?”. E’ un gioco di parole che fa subito pensare all’ambito zodiacale ma che sconfina, grazie alla grafica, in un gioco di significati molto chiari: a nessuno verrebbe in mente di chiedere lo stato sierologico di un partner, specie se occasionale, anche perché sono poche le persone che conoscono veramente il proprio stato sierologico.

Il claim chiude il cerchio annunciando: “Positivo o negativo dai un segno di responsabilità”, introducendo così il concetto di responsabilità morale, che devono avere tutte le persone a prescindere dal proprio stato sierologico, nel proteggere se stessi nei rapporti sessuali penetrativi.

I dati della sorveglianza regionale affermano che è elevatissimo il numero dei cosiddetti “late presenters” ossia persone che arrivano alla diagnosi quando sono ormai in Aids. Pertanto non vale mai la pena di rischiare, meglio appunto essere responsabili. Una responsabilità che dev’essere quindi in carico a tutti! Non solo a chi è a conoscenza del proprio “segno”. Non è pensabile aspettarsi che dipenda dalle sole persone sieropositive appunto perché in buona parte dei casi non sanno di esserlo. Soprattutto nella città di Bologna che vede una elevata prevalenza di sieropositivi nella comunità gay.

Lo slogan internazionale della Giornata mondiale per la lotta contro l’Aids è “Getting to zero”, ossia arrivare a zero: zero nuove infezioni, zero morti per aids, la fine delle discriminazioni entro il 2015. Un obiettivo ambizioso che prevede un cambiamento forte nella cultura LGBT italiana che non può più fingere che il problema non la riguardi, ma deve fronteggiare il tema del HIV.

La campagna “Di che segno sei?” è stata realizzata dal Cassero Salute con la consulenza di Kitchencoop, sostenuta dal Comitato Arcigay “Il Cassero” e sponsorizzata da Masculan.

Per avere più informazioni e scaricare le 12 icone:

www.casserosalute.it

Sandro Mattioli
Responsabile Salute
Arcigay Il Cassero Bologna

19 Novembre 2011

FEMP 2011

Archiviato in: seminari/conferenze — Tag:, , , , , — Cassero Salute @ 19:44

“L’inizio promette bene!”, è questo che ho pensato leggendo la scritta (quella nella foto) sulla porta d’ingresso del centro convegni di Stoccolma.

Battute a parte, la prima conferenza sul futuro della prevenzione fra gli MSM in Europa, FEMP, che si è tenuta a Stoccolma dal 11 al 12 novembre, è andata molto bene. A parte qualche piccolo problema di organizzazione, i contenuti sono stati molto interessanti, gli interventi di alto profilo.

Il Cassero ha portato il suo contributo naturalmente. Abbiamo inviato un abstract relativo ai laboratori HIVoices, presentato come modello di intervento su MSM sieropositivi. L’abstract non solo è stato accettato, ma ha ricevuto un punteggio alto. Infatti il nostro relatore nonché co-conduttore dei laboratori, Emanuele Pullega, ha svolto una presentazione di 14 minuti, il doppio della presentazione che abbiamo strappato ad ICAR 2011 (la conferenza italiana su aids e retrovirus). Sia la presentazione di Emanuele a Femp, sia quella di Filippo a Icar sono on line a disposizione, ovviamente l’abstract di Stoccolma è stato presentato in inglese.

Il workshop, dal titolo Better life for positive men, gestito dal nostro amico Giulio Maria Corbelli, ha avuto un ottimo riscontro: la sala era piena, le persone interessate hanno posto domande alla fine della nostra presentazione, Emanuele, che ringrazio, è stato bravissimo nella spiegazione, letteralmente scomparse le copie dell’opuscolo creato per l’occasione grazie ad Abbott.

Dopo il nostro abstract sono seguite altre presentazioni come quella relativa ad una esperienza scozzese che ha visto la creazione e formazione di un pool di peer counsellor con ottimi risultati.

In generale mi sembrava che in quella sede fosse facile, ovvio e scontato tutto ciò che in Italia è di difficile comprensione o addirittura irrealizzabile, anche al nostro interno, a incominciare dalla necessità, sottolineata da quasi tutti gli interventi in plenaria, di campagne mirate agli MSM, un gruppo che deve essere target di una politica specifica. Buona parte delle presentazioni in plenaria si sono basate sui risultati dello mega studio europeo EMIS che ha evidenziato una situazione molto preoccupante per quanto riguarda gli MSM in Europa, con prevalenze elevate, molta paura di discriminazione (per altro giustificata specie nell’Est Europeo). Ancora una volta sottolineo quanto sia importante la possibilità di avere dati sull’andamento dell’infezione, cosa che ho fatto presente anche alla dott.sa Suligoi durante il primo workshop nazionale sul test rapido organizzato a Torino.

In Italia, dove l’ipocrisia la fa da padrona, non abbiamo idea neppure di quanti test eseguiamo in un anno, ma fosse solo quello il problema. Non abbiamo nessuna strategia nazionale o indirizzo politico in merito alla prevenzione o al contenimento dell’infezione. Per lo più la “strategia” è lasciata alla buona volontà di qualche medico, che spesso viene visto come un rompiscatole, o alle associazioni che, per ovvie ragioni di budget, fanno quello che possono.

Il paradiso dorato non esiste neppure all’estero sia chiaro, ma esistono casi davvero eclatanti come quellodescritto nella presentazione del simpatico ricercatore australiano del Victorian aids council. Ragazzi, in Australia fanno interventi mirati ai gruppi a rischio e se ne fregano della possibilità che vengano letti in chiave discriminatoria, fanno campagne sul safer sex utilizzando anche materiale pornografico, rivolte al mainstream gay, addirittura lo stato ha pagato un soap gay, giunta ormai alla quinta serie, dal titolo inequivocabile: Queer as Fuck (la serie è pubblicata su youtube su un canale dedicato). In pratica si tratta di sitcom a puntate della durata di 5-8 minuti, fortemente tematizzata su un singolo argomento socio-sessuale della vita gay (dal dirlo alla mamma, al sesso senza condom con relativa paura e pep). I risultati di questa decisione, sono quelli che vedete nel grafico che ho fotografato: un calo delle nuove infezioni nello stato Vittoria. Cosa che nessuno in Europa è riuscito a fare.

Perfino la cattolicissima Irlanda si è resa conto che le politiche vaticane sono fuori dal mondo e ha deciso di avviare un programma nazionale mirato agli MSM irlandesi, che non sono sicuramente messi meglio di noi quanto ad infezioni trasmesse per via sessuale.

E poi c’è la sorpresa, almeno per me in parte lo è stata, della situazione svedese e più in generale dei Paesi scandinavi.

A Stoccolma non ci sono saune gay, vennero chiuse in piena crisi aids negli anni ‘80, esiste una legge, francamente assurda, che obbliga le persone sieropositive a rivelare il loro stato in caso di rapporti sessuali a prescindere dall’uso del preservativo, anche gli svedesi hanno subito, negli anni, campagne di una stupidità sconcertante tendenti a mostrare la Svezia come un luogo salvo, il problema era degli stranieri: veri e propri warning rivolti a chi andava negli States, a Parigi, in Germania, ecc. “But you’re in Sweden now, so you’re safe” ha commentato il relatore.

Oggi la situazione della “civilissima” Svezia vede il 50% delle nuove diagnosi a carico degli MSM.

Credo che questo risponda adeguatamente a chi da anni accusa Arcigay di affiliare saune e locali dati al trastullo sessuale. Se la situazione svedese ci insegna qualcosa, è che non sono i luoghi ma i comportamenti che vanno cambiati ed è un obiettivo estremamente difficile da raggiungere anche in un Paese sicuramente più avanzato di noi quanto a diritti umani.

Parlando di human rights, non ho potuto fare a meno di notare che moltissimi interventi hanno sottolineato quanto incida l’omofobia interiorizzata nella diffusione dell’infezione da HIV. Una persona discriminata è mediamente più a rischio di contagio. Basterebbe il buon senso a capirlo invece hanno deciso di farci studi sopra, come è logico che sia. L’università del Minnesota ha inviato uno dei suoi ricercatori che ci ha mostrato uno studio interessante teso a dare una base teorica a quanto affermato.

Tra gli ultimi interventi quello di Kevin Fenton del CDC (Center for Disease Control) che ha spiegato, in plenaria, la nuova visione che il CDC utilizzerà per debellare l’HIV.

Adoro gli americani convinti! Già alcuni anni fa, alla comparsa dei farmaci antiretrovirali, dagli States arrivò il motto “colpire presto per debellare l’hiv”, oggi sappiamo com’è andata. Ma evidentemente la cautela non è nel dna dei ricercatori del CDC. Lo schema della nuova strategia è riassunto nell’immagine che ho allegato. Ovviamente è vero che oggi non tutti questi “tools” vengono utilizzati nella lotta quotidiana contro l’HIV, per lo più insistiamo su 2 massimo 3. Ma insistere, come fanno ormai da oltre un anno i ricercatori americani, su l’uso massiccio del trattamento ARV come prevenzione, della profilassi pre-esposizione, ecc. Sicuramente in Europa e soprattutto in Italia dobbiamo lavorare molto di più e meglio su temi come il trattamento delle infezioni a trasmissione sessuale (noi a ben vedere siamo a monte, ancora è un mistero sul perché facciamo così pochi test sulle MTS), o sullo stigma legato ai temi del HIV tema pressoché ignorato da tutti ma, purtroppo, presente anche nella nostra Associazione.

E vorrei proprio chiudere, così come è avvenuto in conferenza, con questo tema della discriminazione.

InEuropa abbiamo leggi terrificanti sulla condizione delle persone sieropositive, leggi che limitano la libertà di movimento, di lavoro, criminalizzano il contagio spesso, come avviene anche in Italia, senza tenere conto delle evidenze scientifiche e dei progressi della scienza, per esempio sulle reali possibilità di contagio di una persona sieropositiva con viremia undetectable, leggi che obbligano le persone a rivelare il loro stato a prescindere dalla reale necessità.

Finalmente su questo tema assolutamente misconosciuto anche nella nostra Associazione, mi ripeto lo so ma è così, qualcosa è stato detto. Anzi è stata fatta una presentazione molto interessante in plenaria, una presentazione che ha suscitato

interventi e discussioni anche fra i delegati, ma vorrei ricordare che non è pensabile che un’infezione, un virus,

possa essere la giustificazione per derogare dal riconoscimento di diritti universali,diritti umani. “Criminalize hate, non hiv”, dice la cartolina che vedete in foto, “Fight aids, non people with aids” diceva una campagna di diversi anni or sono. Ovviamente comprendo le paure irrazionali che stanno alla base di molte delle soluzioni normative assunte da alcuni stati europei, ma sconcerta l’assenza di una strategia e il mantenimento di leggi che se in nessun modo aiutano a rallentare la diffusione del HIV, di sicuro creano il clima ideale culturale per la sua espansione.

Nel 2008 ricordo che la nostra associazione sfruttò l’occasione del Pride per lanciare, per la prima volta in Italia, il tema della discriminazione con la campagna “Se discrimini, perdi gli aspetti positivi”. Auspico che quell’esperienza venga raccolta ed elaborata, magari di nuovo in occasione del Pride, in una indicazione di direzione politica perché non è pensabile che Arcigay si batta per i diritti delle persone LGBT, ma dimentichi o ignori che i diritti umani di una minoranza dei suoi soci vengono calpestati nel silenzio generale.

Sandro Mattioli
Responsabile Salute
Arcigay Il Cassero
Bologna.

30 Ottobre 2011

XV Ilga-Europe Conference: Torino 27-30 ottobre

La XV conferenza annuale di Ilga-Europe si è conclusa oggi dopo cinque giorni di workshop, dibattiti, interessanti scambi di vedute con alcune centinaia di delegate e delegati di associazioni LGBT di tutta Europa.

Il tema della conferenza sembrava ispirato alla realtà italiana: Human Rights and “Traditional Values”: clash or dialogue?

Abbiamo fortemente voluto la conferenza a Torino in occasione del quindicesimo anniversario di Ilga-Europe, un anniversario festeggiato insieme ai personaggi che hanno fatto la storia del movimento europeo quali Angelo Pezzana che ha tenuto un bell’intervento nel panel dedicato alla celebrazione.

Tutto si è svolto in modo pressoché perfetto. In particolare sottolineo l’ottimo lavoro dei volontari, local staff, (fra gli altri il nostro Jonathan Mastellari), che hanno risposto ad ogni esigenza dei delegati in modo impeccabile.

Tutto si è svolto come da copione: arriva la conferenza di Ilga-Europe e le istituzioni, come per incanto, si muovono. A parte il saluto inviato dalla Presidenza della Repubblica che è stato molto apprezzato, a nessuno è sfuggita “l’anomalia” italiana che ha visto le istituzioni fare a gara a concedere il patrocinio alla conferenza (Senato, Camera, Ministero delle Pari Opportunità, ecc.) salvo poi considerarci cittadini di serie B. Ovviamente non è sfuggita ad Emma Bonino che, intervenendo in una plenaria, vi ha fatto riferimento. Se l’ipocrisia potesse essere convertita in energia, potremmo illuminare a giorno tutto il Continente

Da sempre, l’elemento centrale delle conferenze di Ilga-Europe sono i workshop.

Una opportunità unica di scambiare best practices, visioni diverse, di confrontarsi sullo stato dei nostri diritti nelle varie parti d’Europa, dalla Russia alla Scozia, dalla Norvegia a Malta. Anche in questo la conferenza diTorino non ha tradito le aspettative, rendendo possibile un ottimo livello di interazione.

La novità di quest’anno è stata la presenza di ben due workshop su argomenti inerenti i temi della salute, entrambi programmati al sabato pomeriggio ossia nel momento di massima presenza dei delegati. Mi sembra un segnale interessante e ritengo giusto sottolinearlo.

Dopo le differenze di opinione sulla presenza di preservativi nel delegate pack, argomento sul quale tornerò in conclusione, sottolineo con piacere il fatto che il primo workshop, dal titolo Towards inclusive health services for LGBTI people, è stato addirittura preparato e condotto dallo staff di Ilga-Europe, allo scopo di condividere e valutare le linee di indirizzo verso cui orientare l’azione dell’Associazione in ambito di politiche della salute.

Un workshop, quindi, molto interattivo dove ogni partecipante ha portato le proprie istanze. È stato molto interessante ascoltare le associazioni di persone trans dare indicazioni sui temi a loro cari, quali la depatologizzazione, e insistere su temi, come quelli relativi alle intersex persons, totalmente ignorati in Italia (ma, a ben vedere, non troppo popolari neppure in Ilga-Europe).

Il tema dell’HIV è stato affrontato, ed inserito nell’elenco, naturalmente sul piano della lotta contro lo stigma e la discriminazione, anche grazie al bell’intervento del delegato svedese (una volta tanto non ho dovuto né intervenire, né insistere… e anche questo è un segnale interessante).

Il secondo workshop è stato organizzato dal Cassero in collaborazione con la responsabile salute di Arcigay nazionale, Rebecca Zini, e lo staff di Ilga-Europe.

Abbiamo dovuto superare numerose difficoltà nell’organizzazione di questo workshop, ma il risultato è stato, senza false modestie, molto soddisfacente.

Il titolo, HIV in the LGBT community: health, stigma and human rights, ancorché non molto accattivante, ha richiamato un buon numero di delegati. Il workshop è stato suddiviso in tre slot. Il primo è stato condotto da Antons Mozalevskis, dell’associazione lituana Mozaika. Antons ha illustrato i dati emersi dallo studio europeo EMIS, al quale ha partecipato anche la nostra associazione, relativamente alla discriminazione subita o percepita in Europa dagli MSM, nonché i dati di prevalenza di persone MSM sieropositive.

È proprio grazie a EMIS che sappiamo che in alcune città italiane, la prevalenza di MSM HIV+ arriva a superare il 12% (Bologna!).
I dati conclusivi saranno presentati a Stoccolma durante la conferenza FEMP, alla quale parteciperà anche il Settore Salute del Cassero con una presentazione su HIVoices.

Il secondo slot è stato curato dal responsabile di EATG (European AIDS Treatment Group), l’ungherese Ferenc Bagyinszky. Ferenc ci ha spiegato come in tutta Europa le persone sieropositive subiscono un trattamento discriminatorio sul lavoro, limiti nella libertà di movimento anche all’interno dell’Europa, la criminalizzazione del contagio. L’intervento di Ferenc è stato molto concreto e ci ha fornito indicazioni su come cercare di superare questi ostacoli, per esempio attraverso la formazione rivolta ad avvocati, giudici, giornalisti. Attività che potremmo mettere in pratica fin da ora nelle nostre associazioni.

Il terzo ed ultimo slot è stato interamente dedicato ai laboratori HIVoices realizzati dal Settore Salute del Cassero nell’ultimo anno, ai risultati che hanno prodotto, nonché alla ricerca sociale realizzata su quello che ormai possiamo con fierezza definire un modello di intervento. La presentazione è stata curata da Emanuele Pullega (che conduce i laboratori con Filippo Porcari), insieme a Raffaele Lelleri che ha illustrato i risultati preliminari della ricerca sociale qualitativa e quantitativa che ha condotto, per conto del Cassero, sui partecipanti ai laboratori. I risultati definitivi saranno pubblicati su casserosalute.it entro il mese di novembre, tuttavia appare evidente fin dai primi dati la centralità dell’omofobia nel contagio, nella gestione e nell’accettazione della sieropositività.

È possibile scaricare la Presentazione, nonché l’opuscolo realizzato appositamente per l’occasione.

Ricorderete il mio articolo “no sex we’re Ilga-Europe”, pubblicato sempre su questo blog, nel quale denunciavo l’indisponibilità di Ilga-Europe a inserire un condom nel delegate pack come warning politico sulla situazione relativa ad HIV e altre STI nella nostra comunità.

Rispetto a questo problema ho constatato con soddisfazione che è stata adottata una mediazione interessante: sono stati messi un condom e un femidom non nel delegate pack, ma nel pacchetto informativo fornito dall’organizzazione. Il tutto accompagnato da un foglio sul quale era scritto che non si voleva interferire con la vita privata dei delegati e delle delegate, ma sottolineare l’importanza della tutela della propria salute in quanto diritto.

Ovviamente non è la stessa cosa, il comitato organizzatore non ha lo stesso peso di una associazione continentale, ma è anche del tutto evidente che l’azione è stata fatta in accordo con Ilga-Europe. È un passo nella giusta direzione e va riconosciuto.

Mi auguro che si continui sulla strada intrapresa.

La conferenza si è chiusa ufficialmente nella splendida cornice delle Officine Grandi Riparazioni che ospita una bellissima installazione sui 150 dell’Italia, con un toccante discorso del principale artefice della conferenza, Enzo Cucco, che ha ricordato la recente scomparsa di Enzo Francone, e un bell’intervento dell’onorevole Paola Concia che ha chiesto a Ilga-Europe l’apertura di un conto per l’Italia. Un conto non economico, ma di idee, buone prassi, azioni, perché la retriva leadership vaticana, che ha impedito che anche in Italia si realizzassero le riforme fatte negli altri Paesi, si configura sempre più come una leadership europea.

La prossima conferenza annuale avrà luogo a Dublino.

Sandro Mattioli
Responsabile salute
Arcigay Il Cassero
Bologna

16 Ottobre 2011

Nasce PLUS

Archiviato in: Diritti — Tag:, , , — Cassero Salute @ 20:07

Oggi, con la benedizione del Consiglio Nazionale di Arcigay che ne ha approvato la creazione e ne ha votato l’adesione, nasce PLUS: un’associazione di persone LGBT sieropositive.

Un’associazione a prevalenza “patient based” il cui impegno sarà rivolto principalmente alla tutela degli interessi delle persone LGBT colpite dall’infezione da HIV.

L’epidemia da HIV si è sviluppata in modo diverso nelle varie zone del pianeta. Negli Stati Uniti e nell’Europa del Nord, fin dall’inizio l’infezione ha investito la nostra comunità con tutta la sua forza distruttiva, con tutta la capacità di spaventare sia le persone colpite, sia tutto il resto della società che ha reagito spesso con lo stigma e la discriminazione.

Le comunità locali hanno creato associazioni che già dai nomi ci danno indicazioni: Gay Men Health Crisis, Gay Men Fight Aids, ecc. ci dicono chiaramente quanto importante sia stato il contributo della comunità omosessuale nella lotta contro l’HIV. Al di la del nome, buona parte delle associazioni sono state colonizzate da persone omosessuali. Persone impaurite che hanno trovato nel gruppo, nell’associazionismo, la forza per reagire.

In Italia, in parte, le cose sono andate diversamente. HIV, fin dai primi anni, ha investito principalmente le persone tossicodipendenti per via dello scambio di siringhe, e in modo sensibilmente inferiore gli omosessuali maschi.

Oggi, a ormai 30 anni dall’inizio dell’epidemia, l’andamento epidemiologico si è modificato anche in Italia. Anche grazie ad interventi di riduzione del danno mirati ad evitare lo scambio di siringhe ma non solo, le sieroconversioni in area tossicodipendenze sono crollate, mentre è salito il contagio da trasmissione sessuale nei confronti del quale è stato fatto davvero poco e male.

Sono ormai numerosi gli studi, quali Sialon e Emis, realizzati grazie all’interessamento di Arcigay Verona (non certo del Ministero della salute), che ci dicono che la comunità omosessuale italiana può vantare una prevalenza di casi di HIV che sfiora il 10%, ma che arriva a superare il 12 % nelle maggiori città del Paese quali Milano, Roma o anche Bologna. A questi valori, molto preoccupanti, si aggiungono i dati dei cosiddetti late presenters, ossia le persone che arrivano alla diagnosi di HIV quando sono ormai prossimi all’Aids, che coprono una elevata percentuale dei 4.000 casi all’anno di nuove sieroconversioni.

Quindi, dopo 30 anni e con un forte ritardo rispetto al resto dell’Europa, Arcigay, già all’ultimo congresso di Perugia, si è soffermata ad interrogarsi sulle migliori vie per affrontare che sembra essere, a tutti gli effetti, una crisi che investe la nostra comunità.

Dal congresso è arrivata la sollecitazione a creare strutture specifiche, dotate degli strumenti, della competenza, delle energie e, ovviamente, dei fondi necessari ad affrontare questa “nuova” sfida.

Una sfida che si inserisce, purtroppo, nella crisi generale del Paese che ci sta portando verso un sistema di sussidiarietà orizzontale al quale difficilmente Arcigay, così com’è oggi, potrebbe partecipare attivamente.

L’esperienza accumulata in Europa dalle grandi strutture “gay-oriented”, in anni più recenti organizzate anche in checkpoint, unitamente alla risoluzione congressuale, ci danno una opportunità unica per agire un modo efficace per gli interessi delle persone Lgbt che vivono con Hiv.

PLUS Onlus nasce proprio in questa logica, nasce grazie al sostegno di Arcigay, fondata grazie al coraggio di alcuni soci di Arcigay che hanno deciso di accettare la sfida e partecipare a questa nuova avventura. Nasce dalla parte più vera dell’Associazione che oggi ha votato per far sì che persone Lgbt sieropositive non siano costrette a scegliere da che parte stare, ma abbiano la possibilità di essere tutelate con competenza e serietà sia come persone Lgbt, sia come sieropositivi.

Sandro Mattioli
Responsabile Salute
Arcigay Il Cassero
Bologna

31 Agosto 2011

No sex, we’re Ilga-(Europe).

Archiviato in: Prevenzione, seminari/conferenze — Tag:, , , , — Cassero Salute @ 20:08

È davvero curiosa la decisione del direttivo di Ilga-Europe di vietare la presenza del condom nel welcome kit dei delegati alla conferenza annuale dell’Associazione, che si terrà a Torino a fine ottobre.

È curioso che proprio ad una organizzazione europea sfugga la portata politica di un preservativo donato ufficialmente da un organismo, come Ilga-Europe, ai partecipanti alla annual conference.

Un gesto che, a prescindere che il condom venga o meno usato (in effetti i delegati non sono li per il sesso), presuppone un impegno alla prevenzione, un gesto concreto a tutela della salute, in altre parole una attenzione ufficiale, un invito esplicito di Ilga-Europe a tutte le associazione LGBT d’Europa a porre maggiore attenzione ai temi della prevenzione, della salute.

Il massimo concesso è la possibilità di offrire preservativi, magari in un cesto all’ingresso così che chi è già sensibile al tema ne possa approfittare, con buona pace di chi ancora ha dubbi, perplessità rispetto a temi come le MTS e il loro possibile collegamento al mondo LGBT in chiave discriminatoria.

Se sono queste le posizioni, francamente piuttosto ipocrite, del board di Ilga-Europe, che spero vivamente voglia riconsiderare le sue decisioni, mi chiedo che senso ha parlare di salute e prevenzione in workshop appositamente pensati per l’occasione come stiamo preparando. Soprattutto stante lo scarso interesse sin qui dimostrato da Ilga-Europe su temi vitali per la popolazione LGBT come quello relativo al HIV.

L’ultima conferenza mondiale sull’AIDS, tenutasi a Vienna nel luglio del 2010, fin dalla overview iniziale ha cercato di porre l’accento sul collegamento fondamentale fra diritti umani e HIV, sono stati portati numerosi studi a supporto di un dato allarmante: laddove la discriminazione, anche e soprattutto nei confronti dellepersone LGBT, è presente, L’HIV si diffonde con maggiore facilità.

Vienna non è certo stata scelta a caso, ma per il suo ruolo storico di ponte fra Europa occidentale e

orientale, dove il problema dei diritti umani tocca la carne viva delle persone LGBT.

Ma noi abbiamo il veto del board di Ilga-Europe e i delegati non riceveranno una indicazione politica precisa, prenderanno, se vorranno, uno strumento di prevenzione nelle pratiche sessuali gentilmente offerto dagli organizzatori.

The decision of Ilga-Europe Board to ban condoms in the welcome kit for the delegates of the Association’s annual conference – which is scheduled in Turin at the end of October – is really curious.


It’s curious that a European organization could miss the political significance of a condom officially given by a political organism, as Ilga-Europe, to the delegates of the annual conference.

Powerful, fast, imaginative, HIV-positive. If you discriminate, you lose the positive aspects

Aside from whether or not the condom is used (delegates are not actually there for sex), this is a gesture which implies an effort to prevention, a concrete act of health protection, in other words an official expression of care and an explicit invitation of Ilga-Europe to all European LGBT associations to place further attention on prevention and healthcare.

The maximum granted, instead, is the possibility to offer condoms, maybe on a basket placed at the entrance, so that who is already sensitive to the theme could take advantage of them, while whoever still has doubts and perplexities about subjects as the STDs related to the LGBT world would be ignored.

I really hope for a reconsideration of these decisions. Meanwhile, though, if these are the – I would say pretty hypocrite – positions of the Ilga-Europe board, I ask myself what is the point of talking about health and prevention in the workshops that were expressly planned and that we are currently preparing for this event, in light of the little interest so far displayed by Ilga-Europe in vital subjects for the LGBT population as HIV is.

The last International AIDS conference, held in Vienna in July 2010, tried to put the stress on the fundamental link between human rights and HIV. Several studies were presented, supporting an alarming fact: where there is discrimination – also and mainly towards LGBT people – the HIV spreads easier. Certainly Vienna was not chosen randomly; it was chosen for its historical role of a bridge between Western and Eastern Europe, where the issue of human rights concretely concerns LGBT people.

However, we have the Ilga-Europe board veto, and the delegates will not receive a precise political indication. They will just take, if they wish, an instrument of prevention in sexual activities, gently offered by the organizers.

Sandro Mattioli
Responsabile salute
Arcigay Il Cassero.

21 Luglio 2011

IAS 2011: obiettivo del millennio

Archiviato in: seminari/conferenze — Tag:, , — Cassero Salute @ 17:24

La giornata è stata caratterizzata da interventi tesi ad illustrare i percorsi che sono in essere per raggiungere l’obiettivo di sconfiggere HIV definitivamente, c’è in effetti un crescente interesse per il percorso scientifico relativo alla cura di HIV, ma anche la necessità di implementare i programmi di ricerca per affrontare più efficacemente i temi della trasmissione dell’HIV legata al consumo di droga per via parenterale e il tasso di mortalità eccessivamente elevata tra le donne incinte e bambini in particolare nell’Africa sub-sahariana e nel Sud-Est asiatico.

Nora Volkow (Stati Uniti), Direttore, National Institute on Drug Abuse (NIDA), ha sottolineato nel suo intervento, che, sebbene l’assunzione di droga per via parenterale sia il vettore di trasmissione dell’HIV più riconosciuto e accertato, anche l’assunzione per via non parenterale può incrementare la probabilità di trasmissione dell’HIV. L’assunzione di una sostanza tossica, infatti, altera la capacità di giudizio e, quindi, di valutare il rischio. Il consumo di sostanze (oppiacei o anche alcool) può svolgere un ruolo nel decorso dell’infezione da HIV sia perché non migliora la funzionalità del sistema immunitario, sia per via delle possibili interazioni con la terapia antiretrovirale. L’abuso di alcool, per esempio, rischia di compromettere l’aderenza terapeutica. Tutti fattori che possono peggiorare gli esiti clinici (solo io trovo curiosa questa scelta di parole? La dottoressa richiama gli esiti degli esami, non la salute dei suoi pazienti).

Insomma niente più divertimento? Mah… non conosco persone sieropositive così ligie per la verità. In ogni caso gli strumenti di riduzione del danno, come le siringhe pulite per esempio, sono stati citati come elementi vitali per fermare il contagio anche dalla dottoressa Volkow, che ha sottolineato come la fine della trasmissione dell’infezione per via endovenosa sia uno degli obiettivi da raggiungere entro il 2015.

Restando sulla fatidica data 2015 e sugli obiettivi di Sviluppo del Millennio, uno sicuramente importante riguarda la trasmissione materno fetale. Evitare la trasmissione da madre a figlio potrebbe essere alla portata della scienza da domani se ci fosse la volontà politica. Ma tanté..

Nel suo intervento, Philippa Musoke (Uganda) del Dipartimento di Pediatria e Salute del Bambino, università di Makerere, ha infatti sostenuto che, nonostante i progressi compiuti nel ridurre la mortalità materna e infantile in molte regioni del mondo, siamo ancora lontani dall’obiettivo di cui sopra.

Nell’Africa sub-sahariana, l’infezione da HIV contribuisce in modo significativo sia per quanto riguarda la mortalità di donne e bambini, sia per quanto attiene alle comorbidità. In assenza di terapia antiretrovirale, il 50% dei bambini sieropositivi muore entro il secondo anno di vita.

La dottoressa ha anche sottolineato l’utilità dei programmi di prevenzione della trasmissione materno fetale dell’HIV (PMTCT), infatti la riduzione della mortalità materna e infantile nell’Africa sub-sahariana e Sud-Est asiatico negli ultimi dieci anni è direttamente connessa con l’attuazione di tali programmi.

Ulteriori scale-up e la copertura economica dei programmi PMTCT sono fondamentali per migliorare la vita delle donne sieropositive e dei bambini. Di nuovo compare il tema dei fondi e della pressoché totale dipendenza africana dal “primo mondo”.

Ma la dottoressa ha anche sottolineato l’importanza dell’accesso all’istruzione delle bambine e delle donne, dell’indipendenza economica delle donne e la possibilità di accedere a servizi di pianificazione familiare.

Il rafforzamento dei programmi nazionali di salute materna, neonatale e infantile, programmi che prevedano la fornitura di assistenza prenatale e postnatale per tutte le donne in gravidanza, l’aumento del tasso di copertura vaccinale, il sostegno nutrizionale per tutti i neonati, rimangono una priorità sociale vitale per sconfiggere la trasmissione materno-fetale dell’infezione.

Verso una cura dell’HIV era il titolo della presentazione del professor Verdin dell’università della California. Il ricercatore ha passato in rassegna le attuali ricerche nel campo della persistenza di HIV e il loro potenziale impatto futuro in materia di eradicazione del virus, ossia una cura definitiva.

L’eradicazione del virus HIV significa l’eliminazione permanente di HIV durante la terapia soppressiva. Perché mai le persone in HAART vedano il permanere di HIV nell’organismo, è un argomento sul quale si dibatte ancora.

Recenti studi di intensificazione del trattamento antiretrovirale, hanno mostrato che la viremia persistente può derivare da diverse fonti, compreso l’HIV latente nei linfociti T CD4. Strategie di eradicazione dell’HIV attualmente si concentrano su molecole che attivano la trascrizione virale nelle cellule CD4. Vi risparmio la incredibile complessità della materia trattata dal professore, molto interessante per altro, ma in sostanza siamo ancora nel mondo delle teorie. La ricerca avrà ancora molto da lavorare in questo campo.

Ciò di cui si parla molto in questo periodo, ossia la terapia come prevenzione, è stato uno dei temi più trattati in questa conferenza come, con ogni probabilità, lo sarà anche nella prossima dove, tuttavia, spero che le associazioni avranno spazio e modo per far sentire la propria voce. Gli studi e i dati relativi a questa via per la prevenzione si stanno moltiplicando e sono stati ovviamente portati all’attenzione dei medici presenti in conferenza. Tutti i dati vanno nella direzione che vuole i costi inferiori ai benefici. Ad oggi gli unici studi che trovo convincenti da un punto di vista clinico riguardano l’assunzione di terapia ARV a 500 CD4. Pare che con questa modalità siano molto concrete le possibilità di evitare tumori, problemi cardiovascolari e comorbidità future, soprattutto in considerazione del fatto che l’età media delle persone sieropositive sta avanzando.

Su tutto il resto (terapia a persone sane, terapia ai gay perché a rischio, terapia a sex workers perché a rischio, ecc.) sono molto perplesso, non tanto perché i dati portati non siano discreti dopo tutto, quanto perché nutro dubbi sulla possibilità concreta di trasporre ciò che è possibile fare in uno studio di coorte nella vita di tutti i giorni di una prostituta tailandese, piuttosto che di un MsM statunitense, nutro dubbi sulla elevata aderenza terapeutica che è vitale altrimenti parliamo di niente, nutro dubbi sulla possibilità, tutt’altro che remota, che possano arrivare resistenze a taluni farmaci se non addirittura classi di farmaci antiretrovirali con questi schemi terapeutici.

Vedremo nelle prossime conferenze, con il procedere della ricerca, che cosa emergerà.

Sandro Mattioli
Responsabile Salute
Arcigay Il Cassero Bologna

20 Luglio 2011

La lettera di Alemanno, l’intervento di Fazio

Archiviato in: Diritti, seminari/conferenze — Cassero Salute @ 09:50

Come aveva promesso durante il suo discorso di benvenuto, il Sindaco di Roma, Alemanno, ha scritto al Presidente del Consiglio, e al Ministro degli Esteri, la lettera (cliccate qui per leggerla). Promessa mantenuta.

Julio Montaner: "porca miseria"

Julio Montaner: "porca miseria"

Mi riferisco al fatto che l’Italia dal 2009 ad oggi non versato un solo euro, dei 260 milioni concordati con Berlusconi, al fondo mondiale per la lotta contro Aids, TB e malaria. Il Sindaco di Roma non lo sapeva e, durante il suo discorso di benvenuto ai congressisti, aveva promesso che avrebbe scritto al Presidente del Consiglio.

Già durante la Conferenza mondiale AIDS, l’allora presidente della IAS Julio Montaner, se n’è uscì con un “porca miseria” davanti alla lavagna che illustrava il debito dell’Italia. In un anno la situazione è peggiorata, ovviamente.

Dubito che servirà a qualcosa, ma ne do notizia. Semmai potrebbe essere utile ricordare ad Alemanno che l’HIV si combatte anche nelle strade e che le sue disposizioni in materia di prostituzione e lotta alla tossicodipendenza non vanno nella direzione di dare uno stop alla diffusione del virus, ma immagino che le associazioni romane siano più preparate di me su questo punto.

Inoltre stamattina si è fatto vivo il Ministro della Salute Ferruccio Fazio il quale, con una faccia di bronzo incredibile, ha iniziato il suo speech con un “I wish to welcome you…” qualcuno doveva ricordargli che la conferenza è quasi finita e che il benvenuto semmai glielo diamo noi.

Il modo in cui la politica italiana tratta il tema dell’Hiv inconcepibile. E c’è chi si lamenta del lavoro che riesce a fare Arcigay. Almeno noi il 1 dicembre organizziamo una campagna di prevenzione, a livello locale molti Comitati stipulano accordi e convenzioni, distribuiamo preservativi e lubrificanti.

il Ministro della Salute invece se n’è arrivato alla International AIDS Society Conference organizzata dal suo

ISS nella nostra capitale, in palese ritardo e con un discorsetto insulso e privo di qualsivoglia contenuto politico, ipotesi di percorso, strategia politica, nulla.

E’ venuto a spiegare agli scienziati presenti, personalità di livello mondiale, quali sono i punti principali sui quali devono lavorare (vaccino e accesso ai trattamenti… proprio lui, che coraggio!) e non ha detto una parola sulle intenzioni  del Governo, sul futuro della ricerca in Italia in perenne crisi economica, sui problemi

La protesta degli attivisti

La protesta degli attivisti

relativi al reperimento di fondi per i farmaci e, ovviamente, non una parola sul taglio di 6 miliardi di euro previsti per la sanità pubblica.

Giustamente la Presidente di Lila ha urlato “dov’è la prevenzione in Italia? Dove sono i soldi per la ricerca?” mentre il Ministro parlava.

Non c’è alcuna strategia di prevenzione in Italia e noi, MsM, continuiamo ad non essere oggetto di alcuna strategia specifica. Esattamente il contrario di quanto avviene nel resto del mondo.

Ciliegina sulla torta, ha consegnato le sue quattro chiacchiere alla stampa su un pezzo di carta pieno di scarabocchi e correzioni… “very professional” ha commentato il reporter di una nota testata internazionale, si perché i giornali importanti sono presenti… i giornalisti italiani invece sono stati supplicati dall’ufficio stampa di Lila, Valentina Avon, perché pubblicassero qualcosa di decente e non le solite scempiaggini male interpretate.

Il buon Ferruccio poteva tranquillamente restarsene in ufficio.

In diretta dalla sala stampa della International AIDS Society Conference

Sandro Mattioli
Responsabile Salute
Arcigay Bologna

19 Luglio 2011

La scienza da sola non basta (… ma va?).

Archiviato in: seminari/conferenze — Tag:, , — Cassero Salute @ 20:16

Nuova giornata di conferenza, nuovo report.

Nella giornata odierna i relatori hanno offerto una visione della direzione che le politiche di lotta contro l’hiv dovranno prendere e delle sfide che i paesi in via di sviluppo continuano a dover fronteggiare per poter fornire una copertura terapeutica su vasta scala ai propri pazienti.

Sembra che, almeno a livello internazionale, sia finalmente chiaro che la scienza da sola non può sconfiggere l’HIV e che è necessaria un’alleanza con la società civile per articolare una risposta efficace contro la pandemia.

Nel suo intervento in plenaria, Susan Kippax, docente all’università del Nuovo Galles del Sud (Australia) ci ha suggerito che per definire l’impegno sul fronte della prevenzione e quali politiche attivare, si deve tenere presente che i comportamenti delle persone non possono essere separati dalle loro strutture sociali, culturali e politiche, e che il biomedicale non può essere distinto dal non biomedicale. La dottoressa Kippax, da brava ricercatrice sociale, ha sostenuto che è necessaria la presenza di esperti di scienze sociali ai tavoli dove si discute di prevenzione, addirittura la considera una grande sfida per coloro che si occupano di politiche di prevenzione.

Indipendentemente dal fatto che i programmi di prevenzione privilegino interventi che prevedano l’uso del preservativo, aghi e siringhe sterili, i microbicidi, le profilassi pre o post-esposizione, il trattamento come prevenzione, comunque la prevenzione in sé richiede che tutte le persone cambiano le loro abitudini sociali. Questi cambiamenti non possono essere efficacemente sostenuti se non sono supportate da ampia trasformazione sociale.

Tutte cose teoricamente corrette ma, appunto, teorie.

La presentazione che più mi ha colpito oggi è stata quella del dottor Eholié, docente dell’università di Abidjan (Costa D’Avorio), che ha portato all’attenzione della conferenza, numerosi studi realizzati in vari Paesi dell’Africa sub sahariana.

La sua presentazione è incominciata con un dato assolutamente positivo, ossia il numero degli africani in terapia che è salito a 6 milioni (il 75% dei quali nel sub sahara), con il relativo consistente abbassamento delle morti e delle comorbidità. Finite le buone notizie.

È stato, infatti, incredibile notare quanto vasta è la differenza di approccio clinico per lo più motivata dalla cronica mancanza di fondi. Incredibile che per lo più in quel continente i pazienti sieropositivi inizino il trattamento a 200 CD4 (le slide del medico ci facevano notare quanto sarebbe meglio iniziare a 350, cosa che noi non solo facciamo già da tempo, ma iniziamo anche a considerare tardivo tale start up se è vero che si incomincia a valutare di far partire la terapia a 500 CD4 per evitare future complicazioni). Il problema dei fondi è ancora drammaticamente presente in Africa dove alcuni paesi dipendono totalmente dagli aiuti esterni e, in ogni caso, la media africana si attesta ad oltre l’80% di fondi per l’Aids di provenienza straniera (donazioni, aiuti, ecc.). Già oggi sarebbe problematico iniziare una terapia a 350 CD4 per via dell’incremento dei costi, figuriamoci se in quei paesi è possibile parlare di terapia come prevenzione.

Ma non è tutto: il ricercatore ha segnalato alcuni problemi squisitamente pratici che non sono ancora stati risolti. Problemi che vanno dalla composizione resistente al calore delle capsule di ritonavir, al tema dei trasporti (per esempio dal villaggio rurale al centro clinico più vicino), costi che sono a carico dei pazienti e che sono spesso causa di interruzione del trattamento. Dai presentati dal medico, abbiamo potuto constatare quanto AZT sia ancora in uso in prima linea in Africa, tenofovir darebbe risultati migliori ma è ancora troppo oneroso per un uso massiccio e così via. E queste sono le cose semplici, il difficile viene con i pazienti coinfetti, per esempio con TB molto diffusa in Africa. D’altra parte moltiplicare i punti prelievo o gli ambulatori è molto difficile certamente per i costi, ma anche per problemi apparentemente banali come la mancanza di energia elettrica in vaste zone del Continente.

Non posso fare a meno di chiedermi che cosa succederà in Africa se il “primo mondo” vedrà ulteriormente incrementati i costi dei trattamenti (vedi terapia precoce o addirittura come prevenzione), in un periodo di crisi e di decremento dei fondi disponibili per la lotta all’HIV/AIDS. È facile pensare che l’Africa avrà enormi problemi di reperibilità del denaro necessario anche solo per mantenere l’esistente, figuriamoci per implementare i servizi offerti.

Da ultimo cito la presentazione del dott. Peter Piot (Belgio), direttore della London School of Hygiene & Tropical Medicine, il quale è intervenuto con una riflessione sul fatto che, data l’enorme mortalità e sofferenza causata dall’epidemia di AIDS, la natura della risposta globale all’AIDS è stata improntata e pensata come un’emergenza. Tuttavia, la durata effettiva di quest’emergenza non è quasi mai stata discussa.

Nonostante il recente declino di interesse e la diminuzione di fondi per la lotta all’AIDS, gli Stati membri dell’ONU hanno recentemente adottato un documento -”Dichiarazione Politica sull’HIV/AIDS: intensificare i nostri impegni per eliminare l’HIV/AIDS” - con obiettivi ambiziosi per i prossimi cinque anni. Le proiezioni di aids2031 e UNAIDS stimano che, nel corso dei prossimi due decenni, ci potranno essere da un milione a un milione e mezzo di nuovi contagi e un milione di morti all’anno, con una necessità di risorse per tenere a freno i contagi decisamente maggiore rispetto alla attuale disponibilità di fondi.

È sempre un piacere leggere notizie incoraggianti, soprattutto se si pensa che nel frattempo è possibile che qualche vaccino (preventivo o terapeutico) funzioni!

Gli esiti combinati di questi trend, ai quali va aggiunta la più lunga aspettativa di vita di molti sieropositivi quantomeno nel mondo industrializzato, forniscono una motivazione molto forte della necessità di articolare una strategia a lungo-termine di più ampio respiro in grado di rispondere in modo efficace alle sfide poste dall’infezione. Purtroppo per lo più accade il contrario e i fondi necessari alla lotta contro HIV vengono definiti di anno in anno sulla base delle disponibilità del fisco per l’anno in corso, è del tutto evidente che non è così che può pensare di risolvere il problema hiv o avere quantomeno buoni risultati a breve e a lungo termine.

Sandro Mattioli
Responsabile salute
Arcigay Il Cassero

Articoli precedenti »

Funziona con WordPress