XVIII Conferenza mondiale AIDS - Global Village e conclusioni
Il Global Village. Punto di partenza di tutte le manifestazioni e le proteste inscenate dagli attivisti, è il vero cuore creativo della conferenza mondiale AIDS. Qui risiedono le associazioni dei pazienti, quelli che vivono in prima persona l’HIV, i gruppi che lottano contro l’AIDS, che difendono le persone sieropositive dalle varie decisioni degli organismi internazionali.
È qui che ha trovato posto il booth nr. 673 di Arcigay, dove abbiamo fatto sapere a tutte le organizzazioni e associazioni del mondo che esistiamo anche noi.
Abbiamo promosso il sito casserosalute.it, mostrato i materiali che abbiamo prodotto in tanti anni di lotta contro l’HIV e la discriminazione, argomento centrale della conferenza.
È stato un lavoro faticoso, sia perché la preparazione ha richiesto numerosi mesi di lavoro, per giunta in un periodo in cui Arcigay preparava il congresso, sia per l’esecuzione pratica che ha richiesto numerose ore di lavoro volontario, senza l’aria condizionata che avevamo noi “fortunati” delegati.
Le volontarie e i volontari di Arcigay Il Cassero (Paola Montermini e Alessandro Ballarin) hanno fatto davvero
un gran lavoro di promozione dell’Associazione, di networking con le altre realtà associative a livello globale presenti nel Village.
Ma non solo, grazie all’iniziativa di ricerca messa a punto dal dinamico duo Giada Cotugno e Alexey Bulokhov, Dis/continuies, abbiamo potuto rendere più interattivo lo stand e soprattutto raccogliere dati sulla percezione di stigma e discriminazione in ambito HIV.
Di seguito la relazione di Giada Cotugno, coordinatrice del gruppo al Global Village, e le conclusioni.
______________
Durante la Conferenza Internazionale AIDS di Vienna, Arcigay è stata presente anche al Global Village, l’area dedicata alle associazioni e ai network, aperta al pubblico, a delegat* e attivist*.
Come coordinatrice dello spazio e delle attività di Arcigay al Global Village ho avuto il piacere di lavorare ancora una volta con Alexey Bulokhov, formatore e attivista russo, e con Paola Montermini e Alessandro Ballarin, volontari di Arcigay Il Cassero che con la loro motivazione ed energia hanno reso il nostro booth Arcigay unico a Vienna.
Il nostro spazio, infatti, è diventato non solo uno spazio di distribuzione dei materiali tradotti in inglese sulle campagne di Arcigay legate ad HIV/AIDS, ma un luogo di incontro e scambio di esperienze da tutto il mondo, complice anche la posizione strategica del nostro booth proprio al centro del Global Village di fronte alla Networking Zone LGBT e quella delle/dei Sex Workers.
Tantissime sono state le persone che sono venute a trovarci per complimentarsi con noi come unica presenza italiana al Global Village, per informarsi sulla situazione delle persone LGBT e che vivono con HIV/AIDS in Italia, per saperne di più su Aricgay e su Il Cassero e per pensare a future collaborazioni e progetti per lavorare insieme, a livello globale, sull’inclusione delle persone LGBTQ e delle persone che vivono con HIV/AIDS. E tante hanno supportato la nostra attività sulla campagna “Positive Aspects” mettendoci la faccia, condividendo la motivazione e la forza di cambiamento che ci rende attivist*.
Abbiamo inoltre partecipato ad alcuni workshop al Global Village. In particolare, Paola ed io abbiamo contribuito con entusiasmo a quello su sessualità, piacere e prevenzione tra donne che fanno sesso con donne che si è svolto alla LGBT Networking Zone: una bella condivisione globale di pratiche e piccoli accorgimenti per rendere il safer sex creativo e piacevole, molto piacevole - try this at home! e non solo a casa!
Arcigay e Il Cassero hanno inoltre presentato alla LGBT Networking Zone il video prodotto per la conferenza sul nostro lavoro in campo HIV/AIDS (Fallo Bene: la comunicazione di Arcigay su HIV e AIDS in Italia),
attirando la curiosità e l’interesse dei passanti soprattutto grazie alle immagini delle nostre favolose modelle di Miss Alternative, sempre irresistibili.
Quello che mi ha entusiasmato di più di questa esperienza al Global Village sono le possibilità per il presente e per il futuro che ci troviamo nelle mani: workshop di safer sex da organizzare in tutta Italia, una comunicazione sempre più chiara ed esplicita sulle pratiche sessuali avendo sempre chiaro che piacere e consenso sono alla base di tutto, un lavoro costante e mirato sulla lotta alla discriminazione delle persone sieropositive cui ognun@ di noi può contribuire!
In tanti sono passati al booth Arcigay e ci hanno ringraziato per quello che abbiamo fatto e stiamo facendo.
Per quanto mi riguarda, so che questa esperienza strordinaria al Global Village della Conferenza AIDS di Vienna non sarebbe stata possibile senza la saggezza continua e gentile di Valentina Lanzetti, la fiducia e la testardaggine di Sandro, i miracoli di Alexey, il casino delicato di Paola, il tocco magico di Alessandro, l’energia e la passione di tutti e tutte coloro che ogni giorno mettono il loro tempo e impegno per cambiare il presente in meglio. Quindi, grazie.
Giada Cotugno
international@cassero.it
Conclusioni.
La conferenza di Vienna, popolata da oltre 20.000 persone, come ho già scritto, è stata incentrata sul tema della discriminazione. A mio avviso un argomento che solo in apparenza c’entra poco con il virus. L’evidenza scientifica riportata da numerosi studi, dimostra che laddove è messa in pratica la discriminazione, lo stigma, l’isolamento sociale l’HIV cresce. È sufficiente dare uno sguardo ai dati dell’Est Europa, Vienna non è stata certo scelta a caso ma per la sua naturale funzione di porta verso aperta verso una parte del continente che vede un incremento dell’incidenza di HIV del 700%.
Parlando di stigma, penso ovviamente alla comunità MSM che, globalmente, è ancora fra le più discriminate: in diversi stati è un crimine essere omosessuali e anche punito severamente.
Ma HIV cresce anche in quei paesi dove la discriminazione si esprime in modo forse meno eclatante, più strisciante, ma comunque sempre presente: uno per tutti l’Italia. In Italia non ci sono dati attendibili, forse arriveranno per la fine dell’anno grazie al progetto europeo Emis, un questionario on line che invito tutti a compilare, ma ancora una volta è intervenuta l’Europa non lo Stato italiano, e Arcigay non l’ISS.
In molti, ad iniziare dal presidente della IAS Julio Montaner, hanno notato l’assenza di una rappresentanza istituzionale italiana. In molti, come ha scritto Giada, hanno chiesto notizie allo stand di Arcigay, sulla situazione italiana e sul perché l’Italia è così indietro nei programmi di prevenzione o nella distribuzione massiccia di preservativi, per esempio come avviene in paesi molto meno ricchi del nostro.
Argomenti che, evidentemente, non interessano la stampa italiana che ha dato una copertura risibile all’evento, laddove la CNN ha coperto quasi per intero la conferenza, ma sono cose note a tutti ormai.
Si è parlato molto di discriminazione e si è voluto premiare il bel gesto dell’amministrazione Obama che ha tolto il divieto di ingresso negli USA alle persone sieropositive, bontà sua. La prossima conferenza sarà infatti nel 2012 a Washington. Quello qualcuno dimentica è la difficoltà di ingresso che tutt’ora riscontrano le/i sex worker che, per condotta immorale, non possono entrare negli USA. I diritti di chi si prostituisce per sopravvivere sono considerati diritti umani dall’ONU, ma si sa noi non facciamo molto caso ai diritti umani di chi viola la legge di dio.
Si è molto discusso sulla Vienna declaration, che invito tutti e tutte a sottoscrivere (Arcigay ha già aderito), che invita ad includere le evidenze scientifiche nelle politiche nazionali relative all’uso di sostanze stupefacenti.
In conferenza si è sentito parlare molto di problemi economici che hanno portato parecchi fra gli stati
aderenti al fondo globale per la lotta contro HIV, TB e malaria, a non versare il denaro concordato. L’Italia è fra i paesi peggiori. La causa richiamata: la crisi economica, che tuttavia non impedisce agli stati di scegliere di spendere miliardi di dollari nella guerra in Iraq.
Per contro, si è molto parlato di inizio precoce della terapia con interessanti studi sull’inizio già a 500 CD4 (CASCADE), nonché di terapia come prevenzione rivolta sia alle persone HIV- per prevenire il contagio, sia alle persone HIV+ per ridurre concretamente il rischio di contagio (niente di tutto questo, per intenderci, può condurre a non usare il preservativo).
Si è parlato molto di microbicidi (CAPRISA) e di circoncisione maschile.
Chiudo con una nota di speranza, si è parlato molto di vaccini ma per quanto riguarda HIV siamo lontani dal traguardo. Interessanti invece i risultati del vaccino Gardasil contro l’HPV su uomini. Lo studio è stato condotto anche su MSM e ha prodotto risultati interessanti sulla prevenzione di lesioni pre-cancerogene in zona anale.
Un ringraziamento speciale a Valentina Lanzetti, senza il cui determinante apporto esecutivo saremmo ancora qui a parlarne;
a tutti i ragazzi e le ragazze dello studio Kitchen che hanno curato la realizzazione grafica del della presenza di Arcigay a Vienna;
a Giada, Alexey, Paola, Alessandro, Tiziano che hanno svolto un lavoro impagabile;
a Fabio Fiandrini (Fiandrix) che ha realizzato il video che abbiamo portato a Vienna;
a Paolo Patané, Presidente di Arcigay, perché crede nel ruolo di Arcigay in ambito salute;
a Rebecca Zini, responsabile nazionale salute, e Bruno Pompa direttore artistico Cassero per le loro belle interviste;
ad Abbott che ha sponsorizzato la presenza di Arcigay alla International AIDS Conference di Vienna.
Sandro Mattioli
Responsabile Salute
Arcigay Il Cassero
Bologna










































