BLOG Cassero Salute

9 Dicembre 2012

Ultimo blog

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3300 visualizzazioni del canale casserosalute su Youtube;

32 gli iscritti alla neonato “club” casserosalute su Gayromeo.

Sono numeri che identificano un successo. Il successo ottenuto dal lavoro del gruppo salute del Cassero, che ho avuto l’onore di guidare fino ad oggi.

Quella dell’area salute del Cassero è stata un’avventura entusiasmante che ha sicuramente segnato la mia vita, sia associativa che privata. Grazie al lavoro congiunto di un gruppo variegato, il Cassero è cresciuto nella visione politica di Bologna, così come nella sensibilità dei suoi iscritti.

Non è un mistero che quando assunsi l’incarico di resposabile salute, grazie alla lungimiranza di Emanuele Pullega, l’Associazione bolognese aveva numerosi gap da colmare, soprattutto rispetto al problema delle infezioni a trasmissione sessuale sulle quali il Cassero poteva e doveva incidere di più.

Oggi non ci limitiamo ad acquistare preservativi nella speranza che chi li prende non ci faccia palloncini.

Oggi abbiamo una linea politica precisa, abbiamo individuato degli obiettivi e strutturato strumenti di intervento che vanno dal web, al cartaceo.

Oggi sviluppiamo campagne di sensibilizzazione in linea con quelle delle maggiori associazioni europee.

Oggi il Cassero è un interlocutore riconosciuto ma, quel che più conta, la nostra comunità è stata educata e sensibilizzata. Un lavoro che dovrà sicuramente proseguire.

Non credo che sia lecito né possibile chiedere di più ad una associazione che lotta a 360 gradi per i diritti delle persone LGBT.

Pertanto è per me giunto il momento di andare avanti sia per consolidare i risultati raggiunti, sia per avviare una nuova avventura.

HIV ha deciso di spostare le sue preferenze verso la nostra comunità, ormai è chiaro ed evidente sia in termini di prevalenza, sia di incidenza, perfino i dati raccolti dalla sanità regionale non possono più negare l’evidenza.

Nella nostra regione, e a Bologna in particolare, l’aggressione di HIV richiede interventi non più rimandabili, in termini di offerta di servizi, di couselling, di community building, di implementazione del test sia per HIV che per altre infezioni a trasmissione sessuale. Interventi per i quali è necessario un impegno specifico che va palesemente oltre le capacity di Arcigay, un impegno e uno sforzo per il quale Plus, come associazione monotematica, è decisamente più adeguata.

A scanso di equivoci, chiarisco che non esiste alcuna “ruggine” fra me e il Cassero. Io resto pur sempre un socio di Arcigay Bologna. Lascio una situazione che ritengo ottimale e sono certo che il lavoro svolto fin qui sarà molto utile anche a definire proficui e più che auspicabili livelli di collaborazione fra Arcigay e Plus Onlus, sia a livello territoriale che nazionale, come ho già avuto modo di prospettare al Presidente del Cassero, Vincenzo Branà, e al segretario nazionale di Arcigay, Michele Breveglieri, quest’ultimo, per altro, componente del comitato scientifico di Plus.

Questo è, dunque, il mio ultimo blog da resposabile salute di Arcigay Bologna.

Il Direttivo dell’Associazione, ha indicato Valeria Roberti come nuova resposabile a partire dal prossimo gennaio. A Valeria i miei migliori auguri.

Al Cassero un ringraziamento per quanto mi ha concesso di fare fin qui, per il percorso associativo costruito insieme.

Al gruppo salute un grazie speciale, un abbraccio forte e un bacio con lo schiocco, come dicevo da bambino. Siete quanto di meglio ho fatto nella vita, siete stati gli attori intelligenti e acuti di un gruppo coeso e forte. A Jonathan, Tiziano, Michele D., Michele N., Filippo, Ivo, Raffaele, Claudio, Paolo, Christian, Simone, Tommaso, Marco e tutti quelli che per il gruppo hanno transitato, hanno collaborato o contribuito a creare la stupenda avventura di Cassero Salute: grazie.

Sandro Mattioli

14 Novembre 2009

European AIDS Conference 2009

Archiviato in: Senza categoria — Tag:, — Cassero Salute @ 23:19

Si è conclusa la XII European AIDS Conference, organizzata a Colonia dall’11 al 14 novembre 2009, dalla European AIDS Clinical Society (EACS): un’associazione di clinici e ricercatori attiva nel settore dal 1991. La EACS è anche nota per essersi assunta l’onere di produrre le linee guida europee per la gestione clinica e della terapia delle persone con HIV in Europa.
La conferenza ha visto la partecipazione di 60 Paesi, oltre 600 gli abstract presentati (la raccolta è disponibile presso il Centro di documentazione del Cassero). Sono state presentate numerose ricerche, molte delle quali proposte da ricercatori italiani e anche, cosa che mi ha dato un certo orgoglio, da associazioni di pazienti come Nadir Onlus, con la quale collaboriamo frequentemente.
Nadir ha presentato numerosi panel relativi alla ricerca sociale Posit, e il nome di Nadir campeggiava anche su una ricerca medica relativa all’utilizzo di un farmaco antiretrovirale (nevirapina), a dimostrazione, non che ce ne fosse il bisogno, che anche le associazioni di pazienti possono promuovere ricerche serie e di rilievo.
Ne approfitto per ringraziare Nadir Onlus il cui interessamento ha reso possibile la mia partecipazione alla conferenza senza oneri per il Cassero. Le risorse del Cassero sono state utilizzate per consentire anche a Michele Novello di partecipare alla conferenza in qualità di social worker e quindi con un costo di iscrizione molto ridotto (e nonostante ciò, come si vede dalla foto, si sfamava con un po’ di insalata!).
Una nota di colore che mi piace segnalare: per la durata della conferenza, tutto il personale front end dell’hotel ha indossato il fiocco rosso, simbolo della lotta contro l’AIDS.

AIDS-Hilfe di Colonia ha accolto partecipanti con la esposizione, Europe against AIDS, di poster che mostrano come viene trattato il tema della prevenzione in Europa.
Sorpresa: anche la campagna di Arcigay “Sex Symbol” tanto criticata in Italia anche al nostro interno (a sproposito), ha trovato posto vicino alle campagne delle altre grandi associazioni europee.

La nostra campagna è risultata la più “pudica” fra quelle esposte, alcune delle quali lasciavano davvero poco spazio all’immaginazione.
Pochissimo lo spazio dedicato alla conferenza mondiale sull’AIDS che si terrà a Vienna a luglio del prossimo anno, solo un piccolo banchetto con pieghevoli in un corridoio poco frequentato.

La conferenza è iniziata con diversi simposi a cura di alcune multinazionali farmaceutiche. Fra gli altri ho trovato interessante quello di Tibotec dal titolo “Meeting the patient and physician expectation “. Interessante perché ha messo a confronto le aspettative del medico e quelle del paziente, tema importante per gestire una terapia a lungo termine. Sul palco c’era proprio un paziente, Oscar Hammerstein un avvocato olandese, che ha relazionato in merito alle sfide che la terapia pone da punto di vista di chi le assume.
Ho trovato importante questa scelta di Tibotec, anche se senz’altro motivata da un ritorno economico, perché non si contano le ricerche che dimostrano come una percentuale molto importante di pazienti (oltre il 50-60%) cambia terapia a motivo della tossicità, mentre le multinazionali ancora oggi rilanciano sulla semplificazione terapeutica, sulla pillola once a day, ecc.
Non da oggi sostengo che la voce e il peso delle associazioni di pazienti, ma anche delle associazioni di comunità come è Arcigay, comunità pesantemente colpite dall’HIV, si devono sentire in queste occasioni.
A seguire la Merck Sharp & Dohme (MSD) ha presentato il simposio dal titolo “Initiating HIV Therapy: open a world of possibilities”. Argomento che ho trovato interessante, al di là del fatto che è ovvio che una casa farmaceutica abbia piacere di vendere i propri prodotti, perché in effetti le possibilità offerte dalle varie combinazioni di farmaci e l’introduzione di nuovi farmaci che, per esempio, inibiscono al virus la possibilità di penetrare nella cellula da parassitare, offrono molte possibilità in termini di lotta contro l’HIV, di abbattimento della carica virale e, di conseguenza, di controllo della replicazione del virus anche in termini di prevenzione.
Il simposio pomeridiano, dal titolo “New evidence for Viramune“, è stato a cura della Boeringher Ingelheim che ha presentato alcuni studi effettuati sul suo farmaco Viramune (nevirapina).
Ne è uscito un farmaco all’apparenza ottimo, ben tollerato a livello epatico anche in caso di presenza di coinfezioni da epatite C, tutt’altro che infrequenti nelle persone con HIV, un farmaco che non crea problemi importanti a livello lipidico. È stato inoltre presentato lo studio ArTEN: si tratta di uno studio prospettico, iniziato nel 2006, che mette a confronto Nevirapina e Atazanavir/Ritonavir entrambi sostenuti da un backbone (ossia farmaci di accompagnamento) di TDF/FTC (Tenofovir/Emtricitabina –farmaci antiretrovirali che inibiscono un enzima di HIV chiamato Trascrittasi inversa, centrale nella riproduzione virale perché è un grado di sintetizzare DNA utilizzando come “stampo” l’RNA virale). In uno dei bracci di sperimentazione è stato valutato anche l’uso del Viramune in monoterapia (200 mg due volte al giorno o 400 mg una volta al giorno). I dati riportati, a 48 settimane, sembrano avvallare l’ipotesi attesa ossia che i risultati di Viramune non sono inferiori a quelli ottenuti con gli atri farmaci in cocktail. Data la buona tollerabilità di questo farmaco, se assunto con regolarità perché, se ben ricordo, non è impossibile che HIV diventi resistente al farmaco, questi risultati lasciano ben sperare, ma, come è stato sottolineato, attualmente Viramune non è consigliato in monoterapia.
Un certo spazio è stato riservato alla gestione dell’infezione da HIV sul piano clinico, con diversi case studies riportati, statistiche di efficacia di determinate combinazioni di farmaci, ecc. come è normale che avvenga nelle conferenze mediche. Ma è interessante notare come sia stato dato molto spazio anche alla qualità della vita del paziente sieropositivo, sia pur sempre in un’ottica clinica.
Ossia, ora che siamo riusciti a far vivere più a lungo le persone con HIV, a quali problemi andiamo incontro e quanto incide HIV nella gestione delle “normali” problematiche fisiche dovute allo scorrere degli anni, come il rischio cardiovascolare, il diabete, le problematiche cognitive, vari tipi di cancro non direttamente legati all’AIDS, ecc. A giudicare dai dati riportati incidono parecchio: i 2/3 delle morti, nell’era della terapia antiretrovirale, sono causate da eventi non correlati all’AIDS.
Un’area molto vasta su cui si stanno accumulando dati di un certo rilievo al punto che le nuove linee guida europee, presentate durante una sessione, tengono conto dei numerosi fattori relativi alla salute generale sia pur in ambito HIV.
Uno degli studi più preoccupanti riguarda l’incidenza del cancro anale in particolare negli MSM (maschi che fanno sesso con maschi), che è risultata essere molto alta in caso di MSM sieronegativi, aumenta ancora in caso di sieropositività. Al punto che nelle linee guida vengono consigliati test periodici specifici anche in considerazione del fatto che sono possibili numerosi trattamenti, dalla coagulazione ad infrarossi alle tecniche chirurgiche, con buonissime possibilità di sopravvivenza.

In considerazione del fatto che il cancro anale è molto diffuso nella popolazione generale, meglio sarebbe che questi screening periodici venissero effettuati nell’ambito di un progetto nazionale, in modo da evitare l’ennesima possibilità di stigma.

Le linee guida assegnano un ruolo importante anche alla prevenzione del rischio cardiovascolare, cosa molto importante se si tiene conto del dato emerso,

Cancro anale: se trattato ci sono ottime possibilità di sopravvivenza

Cancro anale: se trattato ci sono ottime possibilità di sopravvivenza

se ben ricordo, da uno studio del Policlinico di Modena che stima come le arterie di una persona sieropositiva siano mediamente più “vecchie” in modo consistente, rispetto alle arterie di un pari età sieronegativo.

Ultimi, perché sicuramente non sapete già più cosa toccarvi, due punti importanti: uno riguarda l’incidenza della osteoporosi nelle persone con HIV al punto che più esperti hanno definito l’HIV stesso come fattore secondario predittivo di osteoporosi (esiste comunque il farmaco Alendronato che, come dimostra lo studio ANRS 120, riduce i problemi relativi all’osteoporosi anche se, per il paziente, è un’altra pillola da prendere una volta alla settimana praticamente per tutta la vita).
Il secondo punto riguarda lo sviluppo di problemi cognitivi. Non ho la sensazione che in Italia questo tema stia molto a cuore agli infettivologi, tuttavia lo studio presentato dal dott. du Pasquier, se da un lato ci ha dato la buona notizia che la demenza da HIV è ormai da considerare un evento raro, anche in caso di successo terapeutico rispetto all’HIV, quindi con la soppressione della viremia nel sangue, il virus continua ad essere presente nel cervello e a fare il suo lavoro, non attac

cando direttamente il cervello ma producendo enzimi tossici, es. ß-amyloid, che causano disturbi anche di tipo degenerativo.
Secondo lo studio il motivo per cui i problemi sono presenti anche in caso di soppressione della viremia plasmatica, è da ricercare nella scarsa capacità di penetrazione dei farmaci antiretrovirali nel sistema nervoso centrale. Gli stessi dati erano già stati presentati l’anno scorso alla Conferenza di Città del Messico dal dott. Levin, ma lasciano comunque perplessi.

Solo ancora un dato più di “costume”, non ho potuto non notare come mentre a Città del Messico ricevevamo preservativi ad ogni angolo del centro congressi, a Colonia i condom sono stati pochissimo presenti (gel poi totalmente assenti). Giustamente i dottori non fanno sesso sapendo a cosa vanno incontro, e le multinazionale devono pur vendere!
Il prossimo appuntamento della conferenza europea sull’AIDS è previsto a Belgrado dal 12 al 15 ottobre 2011. Non ho ovviamente idea di chi sarà il prossimo responsabile nazionale salute, ma penso che questo sia un appuntamento importante anche solo da un punto di vista formativo.

Sandro Mattioli
Responsabile Salute
Arcigay Il Cassero

24 Ottobre 2009

Gender Bender - PERCORSO HIV E AIDS

Archiviato in: Senza categoria — Tag:, , , , — Cassero Salute @ 14:52

Gender Bender

Gender Bender - Bologna 3-7 novembre 2009

GENDER BENDER BOLOGNA 3-7 NOVEMBRE 2009

è il festival internazionale, promosso dal Cassero, che presenta al pubblico gli immaginari prodotti dalla cultura contemporanea legati alle nuove rappresentazioni del corpo, delle identità di genere e di orientamento sessuale.

Quest’anno il festival offre un interessante percorso su HIV e AIDS

Mercoledì 4 novembre

Cinema Lumière h 18,30

Pedro

Un film di Nick Oceano

USA, 2008

90’

Anteprima nazionale

Nel 1994 i produttori del reality di MTV The Real World decidono di inserire nel cast del programma il giovane Pedro Zamora, attivista gay sieropositivo, dandogli così la possibilità di squarciare il velo di ignoranza e pregiudizio che circonda la malattia e la comunità gay. Il ragazzo muore a soli 22 anni, subito dopo la messa in onda dell’ultimo episodio del programma, generando un’ondata di commozione in tutto il mondo. Tratto da una storia vera, il film è anche una riflessione sul rapporto finzione-realtà e sul potere dei reality.

Associato al film

El reloj

(Argentina 2008, 14’) di Marco Berger

Giovedì 5 novembre

Cinema Lumière h 18,30

Fig Trees

Un film di John Greyson

Canada, 2009

104’

Presentato all’ultimo Festival di Berlino, Fig Trees è un originale documentario-opera che racconta la ventennale battaglia condotta da Tim McCaskell a Toronto e Zackie Achmat in Sudafrica per rendere accessibile a tutti i malati il trattamento medico contro l’Aids. Fig Trees prende spunto dal materiale documentario relativo alla nascita e allo sviluppo del movimento Treatment Action Campaign, e attraverso le musiche di David Wall dà vita a un curioso e suggestivo melodramma operistico che mescola avanguardia e pop, Gertrude Stein e Michael Jackson, Santa Teresa d’Avila e Maria Callas. Uno strabiliante cortocircuito tra finzione e realtà che diverte e commuove.

Cinema Lumière h. 22,30

An English Man in New York

Un film di Richard Laxton

Gran Bretagna/USA, 2009

74’

Anteprima nazionale

John Hurt torna a vestire i panni del famoso scrittore e attore gay britannico Quentin Crisp, che a 66 anni lasciò l’austera Inghilterra per trasferirsi definitivamente a New York. Il suo show off-Broadway, How To Be Happy, lo consacrò come una star. Sono gli anni del successo mediatico (straordinaria la sua interpretazione della Regina Elisabetta I nel film Orlando di Sally Potter) e dell’incontro con il giovane artista gay Patrick Angus, la cui morte per Aids lascia nel cuore di Quentin un vuoto incolmabile.

Associato al film

Door Prize

(USA 2009, 7’) un film di Zsa Zsa Gershick

Venerdì 6 novembre

MAMbo h 19,00

The Universe of Keith Haring

Un film di Christina Clausen

Francia/Italia, 2008

90’

Gender Bender

Gender Bender - Bologna 3-7 novembre 2009

Al grido di “Art is for Everyone!” Keith Haring portò l’arte fuori dagli ambienti istituzionali, facendolaincontrare con la vitalità della street culture. Il documentario The universe of Keith Haring di Christina Clausen ripercorre la vita dell’artista che ha plasmato l’immaginario di un intero decennio – gli anni Ottanta – fino a diventare un vero e proprio fenomeno sociale. Un’imperdibile carrellata dai graffiti nella metropolitana di New York alle collaborazioni con musicisti e artisti come Madonna, Grace Jones, David Lachapelle, Yoko Ono, Andy Warhol, fino ai murales realizzati in giro per il mondo: Chicago, Parigi, Montecarlo e Pisa, poco prima di morire di Aids a soli 31 anni.

Ingresso gratuito.

MAMbo h 20,30

Black White + Gray: A Portrait of Sam Wagstaff and Robert Mapplethorpe

Un film di James Crump

USA, 2007

72’

Sam Wagstaff e Robert Mapplethorpe sono i protagonisti del film documentario Black White + Gray. Il primo fu lo scopritore e valorizzatore del secondo, oltre che suo compagno di vita. Mapplethorpe, dal canto suo, introdusse Wagstaff nel variegato sottomondo newyorkese degli anni ‘70 e ‘80, nel pieno dell’esplosione del life clubbing, del punk rock e del demimonde gay e SM. Mentre sboccia il talento provocatorio di Mapplethorpe, con le sue fotografie bollate come oscene, Wagstaff dà corpo alla più straordinaria collezione di fotografie del XIX e XX secolo. Con la loro morte, alla fine degli anni Ottanta, cala il sipario su un’epoca seminale per il mondo dell’arte e della cultura.

Ingresso gratuito

Sabato 7 novembre

MAMbo h 18,30

The Universe of Keith Haring

Un film di Christina Clausen

Francia/Italia, 2008

90’

The universe of Keith Haring è come una mostra ideale in cui viene ripercorsa tutta la vita e l’opera dell’artista; dall’infanzia alla pienezza della maturità caratterizzate dall’estrema coerenza e generosità con cui mantenne fino all’ultimo la propria libertà creativa. Immagini inedite di repertorio alternano un giovanissimo Keith alla ricostruzione della scena artistica dell’epoca. Esauriente dal punto di vista documentaristico e commovente dal punto di vista umano, The Universe of Keith Haring è un must per tutti gli appassionati d’arte e per chi volesse saperne di più sulla vita del più grande rappresentante della cultura di strada.

Ingresso gratuito.

MAMbo h 20,30

Black White + Gray: A Portrait of Sam Wagstaff and Robert Mapplethorpe

Un film di James Crump

USA, 2007

72’

Un documentario straordinario che ripercorre la vita del collezionista d’arte e curatore di musei Sam Wagstaff, una delle più importanti personalità del mondo dell’arte degli ultimi trent’anni. Il film racconta la storia della simbiotica relazione che Wagstaff ebbe con Robert Mapplethorpe, incontrato mentre stava abbandonando l’appartamento che aveva condiviso con Patti Smith. La storia di Wagstaff è quella di una personale trasformazione da conservatore, austero ex studente di Yale, a un assiduo frequentatore dei luoghi più rivoluzionari e all’avanguardia di New York. Mapplethorpe e Wagstaff si aiutarono vicendevolmente a scoprire i lati più nascosti e più profondi delle loro personalità.

Ingresso gratuito.

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