BLOG Cassero Salute

27 Ottobre 2012

HIV and your healthy aging body.

Se già parlare oggi di tematiche legate all’HIV (virus) e all’AIDS (insieme di patologie connesse all’indebolimento del sistema immunitario del causato dal virus HIV) non è facile, ancora più difficile da trattare poteva sembrare l’argomento che la multinazionale farmaceutica Gilead ha deciso di trattare

Giornata formativa Gilead

Giornata formativa Gilead

quest’anno nella sua giornata formativa internazionale annuale che nel 2012 si è tenuta a Varsavia giovedì 11 ottobre.
Il convegno denominato “HIV and your healthy aging body” ha puntato nell’analizzare le possibili problematiche legate all’invecchiamento del corporeo e dei connessi cambiamenti di salute, nelle persone sieropositive.
I partecipanti alla conferenza sono stati perlopiù medici infettivologi, personale sanitario e  volontari e volontarie di associazioni impegnate nella lotta all’HIV/AIDS provenienti da una decina di paesi europei.
Varsavia come sede del convegno annuale quest’anno non è parso a noi casuale, dal momento che proprio in questa area europea i contagi da HIV si sono moltiplicati negli ultimi anni. In realtà Gilead ha voluto probabilmente voluto premiare la Polonia è anche uno di quei paesi nell’area Europea che negli ultimi anni hanno deciso di impiegare molte risorse finanziarie nell’educazione al genere a alla salute sessuale.
Il progresso che negli ultimi anni si è avuto per quanto riguarda la produzione dei medicinali antiretrovirali (che hanno l’obiettivo di abbattere la carica virale del virus nel sangue) ha fortemente cambiato in meglio negli anni l’aspettativa di vita delle persone sieropositive, equiparandola oggi secondo molti parametri a quello delle persone sieronegative.

I consigli rilasciati dai relatori durante “HIV and your healthy aging body” hanno seguito sostanzialmente linee guida di promozione di una cultura di vita sana e regolare , valida in realtà per tutte le persone che siano esse sieropositive o meno, quali un’alimentazione sana e variata,  una attività fisica regolare e costante ad ogni età, evitare il fumo (questione spinosa sulla quale ci sono state alcune contestazioni).
Questi consigli diventano però particolarmente importanti per pazienti con una patologia come quella dell’HIV, che, nonostante i grandi progressi farmacologici, ancora oggi è una infezione cronica che costringe il paziente ad assumere farmaci per tutta la vita.
Studi statistici valutano che, grazie ai progressi scientifici, nel 2015 oltre la metà delle persone sieropositive avrà più di 50 anni. Sicuramente un traguardo ragguardevole se si considera qual’era l’aspettativa di vita solo pochi anni or sono. Tuttavia questo dato pone una serie di interrogativi legati all’invecchiamento organico, spesso precoce, delle persoe con HIV.
Gli studi sono ancora in corso ma le anticipazioni non sono molto positive. Da alcuni tipi di tumori, ai problemi cardiovascolari, al diabete, ai problemi ossei, sembrano avere una incidenza maggiore nelle persone sieropositive “aged”, rispetto ai pari età negativi. Anzi, a ben, vedere solitamente i paragoni vengono fatti con studi effettuati su persone oggettivamente anziane. Quindi i sieropositivi di 50 anni hanno in realtà arterie e organi di 70 anni?
Non giungiamo a conclusioni affrettate, ma che stiamo assistendo ad un invecchiamento d’organo precoce ci sembra evidente. Ovviamente non è possibile spalmare creme Clarins sull’aorta o sui polmoni, per cui i consigli dei relatori sono stati, come già detto, per lo più concentrati su aspetti di vita sana. Il tema del fumo è stato trattato in modo approfondito in particolare grazie alle presentazioni del medico portoghese, esperto pneumologo.
Possiamo tranquillamente afferamare che tutta la giornata formativa è stata “clinic oriented”, con tanto di case studies presentati e richieste al pubblico, composto per lo più da non sanitari, di ipotesi di soluzioni.
L’impostazione sanitaria è stata contestata in particolare proprio rispetto al tema fumo appunto perché è stata trattato in maniera meccanica, esclusivamente dal punto di vista del clinico. Ovviamente fumare fa male ai polmoni, ma non è ripetendolo in maniera ossessiva e presentando ogni sorta di strumenti tecnici per evitare la crisi di astinenza da nicotina, che un paziente con HIV smetterà di fumare. Così come qualunque altra persona.
Di base la volontà è vitale per ottenere il risultato e gli aspetti legati al supporto psicologico, così come amicale, sono stati completamente saltati nelle presentazioni.
Alcuni attivisti tedeschi hanno protestato in modo assai vibrato, al punto che il team del progetto è intervenuto promettendo di riconsiderare la modalità operativa dei seminari formativi.
Al responsabile salute del Cassero, ha fatto molto piacere quella contestazione perché finalmente è uscito un fatto importante: non esiste una terapia, una profilassi, un vaccino, una cura che sia risolutiva in assoluto. Abbiamo decine di vaccini, si pensi alle epatiti, eppure le persone ancora oggi contraggono le epatiti A e B. E’ del tutto evidente che senza una collaborazione fra clinici e “società civile”, o associazioni di pazienti che dir si voglia, sarà molto difficile raggiungere quei risultati che il clinico si aspetta.
Non basta il farmaco miracoloso, tenere conto delle aspettative del paziente, dei suoi obiettivi e stili di vita è essenziale per ottenere dei risultati concreti.

Questi argomenti rimangono purtroppo però ancora oggi dedicati ad un pubblico di nicchia formato da operatori e da membri di associazioni che operano in settori ben specifici.
La conferenza ha fornito momenti interessanti di riflessione su un tema di cui in Europa non si sente ancora parlare spesso dando input positivi ai partecipanti per la creazione di nuovi momenti di incontro e informazione che si collegheranno ai continui sviluppi della medicina e della farmacologia per quanto riguarda il complesso mondo del virus dell’HIV.

Sandro Mattioli - Jonathan Mastellari
Arcigay Il Cassero
Bologna

10 Febbraio 2012

Il Cassero fa pornografia… evviva il Cassero.

Archiviato in: Benessere, Prevenzione — Tag:, , — Cassero Salute @ 00:44

Il Consigliere Facci (PdL), sostiene che il Cassero fa pornografia e legge in Consiglio Comunale a Bologna, parte del sito casserosalute.it… Evviva.

Come ho già avuto modo di scrivere, giusto un anno fa su questo stesso blog, per il bigottismo ipocrita che percorre certa parte della nostra società non provo molto interesse. Ma visto che il Consigliere Francesco Errani (PD) ha invitato Facci “a superare le provocazioni ed entrare nel merito”, cosa che condivido, entriamo pure nel merito.

Alcuni anni fa, la comunità omosessuale londinese fu soggetta ad un picco epidemico di epatite A. Per arginarne l’espansione, in effetti preoccupante, il NHS, National Health Service, d’accordo con l’associazionismo gay locale, produsse e diffuse un opuscolo appositamente ideato per la comunità gay contenente chiare ed esplicite istruzioni su come avviene il contagio e come evitarlo. Sulla copertina dell’opuscolo della sanità pubblica inglese, campeggiava un bel sedere di uomo… si perché, casomai al Consigliere non fosse chiaro, ai gay l’epatite A raramente viene perché mangiano cozze avariate… info sul sito porno: www.casserosalute.it.
Evidentemente il servizio sanitario inglese ritenne che stimolare la fantasia sessuale dei gay, per inviare chiari messaggi di prevenzione era un rischio che si poteva correre e comuque minore della diffusione virus dell’epatite A.

Poco tempo fa, abbiamo avuto il medesimo problema a Bologna Una serie di picchi epidemici di epatite A nella comunità gay. Sollecitato da telefonate preoccupate di alcuni medici, proposi lo stesso strumento all’Azienda sanitaria di Bologna che approvò i contenuti ma bocciò il “sedere”. Dopo alcune trattative, l’opuscolo uscì con in copertina quattro piccole riproduzioni monocromatiche simil pop art dello stesso sedere maschile. Dopo tutto poteva passare per arte.

Ma non è tutto.

Nel corso della Conferenza mondiale AIDS tenutasi nel 2008 a Città del Messico, ho potuto assistere personalmente alla presentazione di uno studio australiano, molto interessante, dal titolo: “The thrills, chills and spills of working with sexually explicit materials in the new gay mainstream” (AIDS 2008, Abstract nr. THPE0371 per chi vuole controllare). Lo studio sosteneva, dati alla mano, che è possibile utilizzare materiale pornografico per veicolare messaggi di prevenzione nella comunità omosessuale. Studio pagato dal Victorian AIDS Council. In pratica dallo Stato di Victoria.

Sulla scorta di quello studio e di altri simili, poco tempo dopo nei locali gay londinesi apparve un opuscolo dal titolo inequivocabile “HOT SEX!” scaricabile dal sito dell’associazione inglese GMFA; di li a poco ecco apparire on line il sito australiano www.protection.org.au, sempre del Victorian Aids Council.

Alla faccia della commedia “no sex we’re British”!

Lo Stato australiano di Victoria ha preso a cuore la questione safex sex nella comunità gay al punto da finanziare una soap opera dal titolo “Queer as fxxk”, pubblicata su Facebook e YouTube.

Sta di fatto che alla FEMP Conference, che si è recentemente tenuta a Stoccolma, il relatore venuto dallo Stato di Victoria è stato l’unico a poter mostrare un bellissimo grafico con i dati delle nuove infezioni da HIV in netto calo, nella gay community locale.

Come siamo messi a Bologna? Il Consigliere ha letto il rapporto della sorveglianza regionale su HIV?

La nostra Regione si è dotata di un efficiente servizio di sorveglianza sanitaria su HIV, come previsto dalla normativa vigente, e dal report risulta che il 46,2% dei nuovi casi di HIV a Bologna riguarda i gay. E non è che siamo più bravi di altri, facciamo spesso il test e quindi i casi di HIV nella gay community si scoprono più facilmente, perché è alta anche la percentuale dei “late presenters”, ossia le persone che arrivano tardi alla diagnosi di HIV.

Il settore salute del Cassero dice in modo chiaro, semplice e diretto come fare sesso protetto, come provare piacere anche nella prevenzione perché questa Associazione ha davvero a cuore la salute sessuale degli omosessuali.

Casserosalute.it è un sito apprezzato e frequentato da diverse migliaia di utenti ogni mese, molti di questi ci scrivono complimentandosi proprio per il linguaggio finalmente chiaro e comprensibile.

Questa Associazione fa prevenzione, ha distribuito oltre 20.000 preservativi e altrettanti lubrificanti monouso nel 2011, i nostri laboratori rivolti a MsM sieropositivi hanno destato interesse sia livello nazionale (ICAR 2011), che internazionale (FEMP 2011).

Il Cassero fa pornografia? Magari potesse davvero come gli australiani e magari potesse farlo contando su fondi statali, come in quel Paese, dove i politici dimostrano un vero interesse per la prevenzione invece di prese di posizione ipocrite, dettate da mera speculazione di fazione politica, con buona pace della salute dei cittadini omosessuali che vivono a Bologna.

Sandro Mattioli
Responsabile Salute
Arcigay Il Cassero
Bologna

1 Giugno 2011

HIVoices… e 3!

Archiviato in: Laboratori — Tag:, , — Cassero Salute @ 11:26

Nel fine settimana che va dal 16 al 18 settembre, terremo la terza edizione del laboratorio HIVoices.

Il laboratorio e pensato, strutturato e fatto per MsM (maschi che fanno sesso con maschi) sieropositivi.

Voices” perché vogliamo dare spazio alle voci di una comunità ad oggi nascosta, timorosa di prestare il fianco ad una ulteriore possibilità di discriminazione: gay e sieropositivi.

Qualcosa da nascondere, da evitare di dire agli altri anche nella nostra comunità, anche in Arcigay dove lepersone sieropositive sono spesso nascoste e portano il peso dell’hiv in totale solitudine.

Negli ultimi anni il settore salute del Cassero ha lavorato affinché l’Associazione si rendesse conto della presenza di un gruppo silente presente al suo interno e si facesse carico delle esigenze, dei bisogni delle persone sieropositive omosessuali.

E’ quindi una grande soddisfazione per me annunciare che stiamo per varare il terzo laboratorio, un chiaro segnale che il messaggio è arrivato e l’impegno stimolato.

Il laboratorio HIVoices nasce da una sfida che ho lanciato a due di formatori esperti di gestione di gruppi, Emanuele Pullega e Filippo Porcari. Sarebbe possibile applicare le tecniche di gestione di gruppo per aiutare le persone MsM sieropositive?

… e voila HIVoices!

HIVoices è un percorso  formativo su sieropositività e identità sessuale costruito attorno al concetto di auto-apprendimento, con il quale intendiamo promuovere strumenti per le persone sieropositive per “inventare il proprio benessere”, valorizzare le proprie capacità individuali, in particolare nell’affermazione e accettazione di sé e nella lotta alla discriminazione di chi vive con hiv.

Il metodo usato è quello dell’educazione non formale in gruppo, basata sul concetto di auto-apprendimento non direttivo ed esperienziale; che pratica vuol dire che ciascun partecipante apprenderà in misura diversa a partire dalle proprie capacità individuali di ascoltarsi, mettersi in gioco, sperimentare, capacità che saranno amplificate dalla cassa di risonanza del gruppo e dalla possibilità, quindi, di interscambiare informazioni di ascoltarsi, di sperimentare insieme anche una modalità di convivenza perché non dimentichiamo che si tratta di un laboratorio residenziale.

Fin dall’annuncio del primo laboratorio pilota, che si è svolto nel settembre 2010, l’iniziativa è stata accolta con un misto di diffidenza, i commenti acidi che letto su blog e forum li lascio alla vostra immaginazione, e curiosità. Ma è stato anche caratterizzato da oltre 30 richieste di iscrizione che, di per sé, testimoniavano il bisogno che bolliva sotto la superficie.

Con il secondo laboratorio siamo saliti a 46 partecipanti e, stante l’aumento delle iscrizioni, abbiamo deciso per il terzo laboratorio. Info, scheda di iscrizione e scheda tecnica sono disponibili sul sito casserosalute.it.

Sandro Mattioli
Responsabile salute
Arcigay “Il Cassero” Bologna

15 Maggio 2011

HIVoice 2

Archiviato in: Benessere, Laboratori — Tag:, , — Cassero Salute @ 14:55

Nella tranquilla cornice di Badia di Sasso, fra il 6 e l’8 maggio si è svolta la seconda edizione di HIVoices, il laboratorio residenziale organizzato dall’Arcigay di Bologna, “Il Cassero”, per 20 MSM sieropositivi.

Come per il precedente laboratorio realizzato lo scorso settembre, anche questa edizione ha avuto un notevole successo. Le richieste di iscrizione sono state largamente superiori ai posti disponibili, a dimostrare, se mai ce ne fosse stata la necessità, il bisogno di confronto di questa parte della comunità. Una minoranza nella minoranza, ancora troppo spesso guardata con sospetto e giudizio anche nella community LGBT.

La difficoltà di parlare di un argomento complesso, che tocca nel profondo le corde delle proprie paure era evidente, ma lo era altrettanto la necessità di provarci.

Numerosi sono gli elementi che hanno accomunato entambi i laboratori: dal coinvolgimento di partecipanti provenienti da una vasta area geografica del Paese, alle date delle diagnosi che spaziavano da pochi mesi, a oltre 20 anni, nonché alla rabbia, al dolore, al senso di colpa, alla mancata accettazione di sé, la rimozione, la fuga… a dimostrare che HIV è ancora oggi un problema sociale e personale che va affrontato sul piano dell’accettazione e della creazione di condizioni sociali che riducano, se non annullino, l’eventualità di azioni discriminatorie subite o percepite.

Omosessualità e sieropositività, infatti, sono state accomunate fin dall’inizio della pandemia. Frasi (stupidaggini?) come “la peste dei gay” o come i “gruppi a rischio”, sono ancora ben radicate anche nel percepito delle persone sieropositive.

Alla base dell’idea di HIVoices, sta appunto il tentativo di comprendere come mai i passi in avanti, almeno in parte, fatti in Italia dalle persone omosessuali in termini di accettazione e visibilità, non siano pressoché di nessun aiuto per i gay con HIV nella gestione della sieropositività, stanti i numerosi punti sovrapponibili sul piano sociale, pur tenendo conto del dato di fatto che l’omosessualità non è una infezione.

Problemi come il coming out, la disclosure ai parenti, alla cerchia amicale, ecc. sono ancora visti come uno scoglio, spesso insormontabile. Ancora troppi MSM sieropositivi in Italia si portano questo peso in solitudine, spesso nella più totale rimozione con tutti i problemi personali e sociali che questo comporta. Nel laboratorio di quest’anno, la presenza di alcuni MSM di origine straniera, ha evidenziato ulteriormente la difficoltà di questo gruppo a creare una cerchia di supporto in un paese straniero.

HIVoices va appunto a sgretolare il muro, resistentissimo, della rimozione grazie alla forza dello strumento gruppo. Attraverso attività verbali e corporee, strutturate e non, momenti di condivisione e rimandi dei conduttori, HIVoices anche quest’anno ha indagato e affrontato le paure, gli irrisolti, la rabbia, il rancore, sentimenti forti che a tutto servono tranne che ad affrontare il problema HIV.

HIVoices non fornisce ovviamente alcuna risposta, ogni partecipante individua le proprie. Tuttavia un elemento comune, riportato da tutti gli oltre 40 partecipanti, è “la carica” riportata a casa dopo il laboratorio, l’empowerment necessario a tutte le persone sieropositive per gestire al meglio le complicazioni che inevitabilmente HIV porta con sé.

Personalmente vivo i laboratori come un servizio che l’Associazione in cui milito ha deciso di offrire, finalmente siamo in grado di fare qualcosa di concreto anche per questa parte di comunità, purtroppo in crescita. Parallelamente alle attività di prevenzione, è importante che Arcigay si occupi anche delle persone omosessuali che vivono con Hiv.

Quest’anno, abbiamo deciso di dare ulteriore peso scientifico ad HIVoices attraverso la strutturazione di una ricerca sociale mirata ai partecipanti, a cura del dott. Raffaele Lelleri.

Ne approfitto per ringraziare, non per piaggeria ma perché lo penso, i conduttori (Emanuele Pullega, Filippo Porcari, con il supporto di Matteo Ricci) che hanno raccolto la sfida di applicare su MSM sieropositivi l’esperienza accumulata nella gestione di gruppi LGBT, il sostegno fornito dall’Associazione nazionale e provinciale, nonché il sostegno fornito dalle associazioni di pazienti con le quali collaboriamo ormai stabilmente (Nadir Onlus).

Un ringraziamento particolare a Abbott il cui contributo non condizionato ha reso possibile la realizzazione di una parte consistente del percorso laboratoriale.

Sandro Mattioli
Responsabile Salute
Arcigay “Il Cassero”
Bologna

8 Marzo 2011

LOTTO, ANCHE L’OTTO MARZO

Archiviato in: Benessere, Diritti, Piacere nella prevenzione, Prevenzione, seminari/conferenze — Tag:, , , — Cassero Salute @ 10:36

L’otto marzo è una data da ricordare, da memorizzare per non perdere il valore della nostra storia e della storia delle donne che ci hanno preceduto.
L’otto marzo non è una data da festeggiare ma una ricorrenza che serve a pensare e a prendere coscienza di sè.
8 marzoL’otto marzo è una data da criticare in quanto rischia di catalizzare l’attenzione sul mondo femminile ad una sola giornata dell’anno durante la quale tutte hanno un moto d’orgoglio che dovrebbe invece continuare per tutti gli altri giorni dell’anno.

Essere donna non è semplice, il peso delle aspettative che la famiglia, la società, il mondo del lavoro hanno su ogni donna è costante e gravoso.
Sarebbe un orgoglio se questo peso si potesse gestire in una società che valorizzi tutte le specificità di ogni persona e premi di conseguenza tutte le differenze.
Purtroppo viviamo un momento storico che fa dell’omologazione e dell’appiattimento culturale le chiavi di lettura di ogni nostra scelta, di ogni nostro passo.
All’interno di questo meccanismo perverso, magistralmente personificato dal nostro capo del governo, la figura della donna viene svilita, impoverita, e il nostro corpo diventa merce di scambio.  Chi non si arrende a questa logica viene immediatamente esclusa.
Il corpo della donna, di ogni donna, è il mezzo attraverso il quale interrompere questo meccanismo in quanto più si acquista coscienza di sè e della propria specificità più si è in grado di affermarsi e di diffondere un messaggio che vede le differenze come un valore aggiunto e non come un difetto.

Il corpo diventa anche oggetto di desiderio e luogo fisico attraverso il quale si vivono le relazioni sentimentali e sessuali. Questa è una ragione in più per conoscersi, per avere consapevolezza e per misurarsi con la società nel modo più attivo e favorire un cambiamento in positivo.
Noi, donne, lesbiche, attive all’interno del Cassero, partendo dalle nostre esigenze e specificità, abbiamo elaborato dei contenuti che potessero essere utili a donne come noi per conoscersi e affermarsi ogni giorno di più e per vivere la sessualità in maniera serena e sicura.

In questi giorni la sezione DONNE del sito casserosalute.it verrà ampliata e arricchita di nuove pagine.

Le nostre attività si concretizzeranno, oltre che on-line, anche dal vivo con un workshop che parlerà di sex-toys grazie al coinvolgimento di Betty&Books domenica 13 marzo dalle 15 presso Il Cassero.

L’otto marzo per affermare noi, come punto di partenza di un percorso che coinvolge ogni donna, ogni corpo e anche gli amici uomini, che vada verso una società più giusta, più inclusiva, più accogliente, più reale.

Valeria Roberti
Settore Benessere Cassero
Comitato Provinciale Arcigay “Il Cassero”
Via Don Minzioni 18 - Bologna

Tel. 051 0957200
fax. 051 0957213

6 Marzo 2011

HIVoices 2

Archiviato in: Laboratori — Tag:, , , , — Cassero Salute @ 18:23

Venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 maggio 2011

Il Settore Salute di Arcigay Bologna ‘Il Cassero’

presenta la seconda edizione di:

HIVoices

Laboratorio residenziale su sieropositività e identità sessuale

Omosessualità e sieropositività: due realtà accomunate fin dall’inizio della comparsa del virus HIV nei primi anni ’80 del secolo scorso. E ancora, dopo tutto questo tempo, essere sieropositivi è difficile: una dimensione di vita ‘invisibile’, un ‘segreto’ da non svelare, spesso e volentieri nei locali lgbtq, nei luoghi di incontro a scopi sessuali, nelle associazioni, in chat.

Essere omo/bisessuali. Vivere con HIV. Una doppia ‘sfiga’?

La prima: di essere discriminati in quanto persone dotate di un orientamento sessuale altro da una società a maggioranza eterosessuale, machista, sessista e… ’sana’.

La seconda: di non essere accettati e visibili all’interno della comunità lgbtq in quanto persone sieropositive.

“Perché se lo dico, poi non scopo più!”.

“Perché se lo dico, poi mi trattano in modo diverso”.

“Perché se lo dico, poi mi guardano come se fossi un untore”.

Dire o non dire di essere sieropositivo non è come dire di avere l’influenza. Dire o non dire di essere sieropositivo non è neppure come dire di essere omosessuale o bisessuale. Anzi, spesso e volentieri, tutta la ‘fatica’ fatta nel coming out, il lungo percorso di negoziazione con sé e con gli altri rispetto al proprio orientamento sessuale, non torna utile nel processo di accettazione e comunicazione della propriasieropositività.

E va bene così. Se, come, quando e a chi comunicare la propria sieropositività è una scelta individuale. C’è chi (al momento opportuno) lo dice a tutt* e ne fa una bandiera di attivismo e visibilità; c’è chi invece non lo dice neppure alle persone più care; c’è chi è attivista lgbtq senza dichiarare la propria sieropositività; e c’è chi, essendo sieropositivo e facendo sesso con uomini, non accetta la propria omosessualità, neppure arriva a chiamarla con questo nome.

Un ventaglio di possibilità e variabili molto ampie; una pluralità di ‘voci’ differenti. Ma quello che accomuna tutti è la difficoltà di vivere essendo persone sieropositive e con un orientamento sessuale altro.

HIVoices è un laboratorio intensivo rivolto esclusivamente a persone che vivono con HIV, omosessuali, bisessuali e MsM (maschi che fanno sesso con maschi), pensato NON per ‘convincere’ a fare ‘coming out’ rispetto al proprio stato sierologico positivo, ma piuttosto come uno strumento per poter vivere meglio e in maniera più consapevole la propria identità di persona sieropositiva e lgbtq.

 

HIVoices non è un gruppo di auto-aiuto.

HIVoices non è un gruppo di terapia.

HIVoices non è un gruppo gay di amanti della natura.

HIVoices è un’esperienza atipica nel panorama lgbtq, un progetto del Settore Salute di Arcigay Bologna ‘Il Cassero’ per favorire i partecipanti nell’acquisizione di strumenti per ‘inventare benessere’, valorizzando le proprie capacità individuali, in particolare nell’affermazione e accettazione di sé in quanto persona omo/bisessuale che vive con HIV.

Il gruppo come potente cassa di risonanza, uno spazio ed un tempo per esperire la relazione come veicolo di comprensione di ciò che si sa, si fa e si sente – ovvero di ciò che si è: in quanto uomini sieropositivi e dotati di un orientamento sessuale altro.

Abbiamo pensato ad una struttura residenziale, un luogo accogliente ed affermativo del proprio orientamento sessuale e del proprio stato sierologico, un luogo ‘protetto’ tanto rispetto al mondo ‘eterosessuale’, quanto alla comunità lgbtq.

Ai partecipanti offriamo quindi la certezza che la loro privacy sarà tutelata, in un percorso di sperimentazione nella relazione con sé e con l’Altro, sul rapporto fra identità sessuale e sieropositività; un’occasione di crescita individuale nel gruppo di pari, per migliorare la propria autostima, accettazione e consapevolezza emotiva.

Hivoices è un percorso formativo costruito sul concetto di auto-apprendimento, attraverso attività strutturate e semi-strutturate, secondo metodologie di educazione non-formale, su tematiche quali: affermazione e comunicazione di sé; corpo e relazione con l’Altro; affettività ed emotività nel gruppo di pari; appartenenza e percezione di sé, tanto rispetto alla cerchia di persone significative, quanto alla maggioranza sieronegativa (o presunta tale).

HIVoices è già stato realizzato come progetto pilota lo scorso 24-26 settembre 2010, con un gruppo

di 26 persone sieropositive e omo/bisessuali. La forte motivazione dei partecipanti e il bisogno di appartenenza al gruppo di pari, emersi durante il laboratorio, hanno confermato l’originalità della proposta formativa e la necessità di riproporlo per una seconda edizione con un nuovo gruppo di partecipanti.

Dall’esperienza già realizzata è nato il bisogno di progettare un nuovo laboratorio, seconda tappa ideale di un percorso esperienziale di cui HIVoices è il punto di partenza.

Il nuovo laboratorio sarà rivolto esclusivamente a chi ha già partecipato ad HIVoices e verrà realizzato il prossimo settembre 2011, approfondendo le tematiche trattate in HIVoices, con una nuova attenzione sui temi della visibilità, affettività e sessualità in quanto persone omo/bisessuali che vivono con HIV.

QUANDO: venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 maggio 2011.

DOVE: in una struttura attrezzata per gruppi residenziali sull’Appennino romagnolo.

COSTO: 10 € a testa.

SCADENZA ISCRIZIONI: è possibile iscriversi fino a martedì 26 aprile 2011.

INFO ED ISCRIZIONI: salute@cassero.it - http://www.casserosalute.it/campagne_iniziative_hivoices_2-d-278.html

6 Ottobre 2010

HIVoices

Archiviato in: Benessere, Laboratori — Tag:, , — Cassero Salute @ 15:47

Laboratorio HIVoices

Sieropositivi e omosessuali… una doppia sfiga?

Nell’ultimo week end di settembre (24,25,26 settembre 2010) si è tenuto il primo laboratorio residenziale dedicato ad esaminare quella “semplice” domanda.

Omosessualità e sieropositività sono due realtà accomunate fin dalla comparsa del virus HIV nei primi anni ’80.

Ancora oggi, dopo tutto questo tempo, ‘dichiarasi’ o ‘confidare’ il proprio stato sierologico è difficile: una scelta che va ponderata sempre e comunque, un ‘segreto’ da non svelare, che va celato, spesso e volentieri anche all’interno dell’ambiente lgbtq: nei locali, nei luoghi di incontro a fini sessuali, quel che è peggio perfino nelle associazioni.

Tutti sappiamo quanto la community omosessuale sia stata utile alla crescita personale di gay e lesbiche. Ma quella stessa comunità ha affrontato il tema della sierpositività con riluttanza, timore, rimozione.

Quest’ultimo elemento è quello che mi ha dato la spinta per organizzare il laboratorio Hivoices: un percorso formativo costruito attorno al concetto di auto-apprendimento, attraverso attività strutturate e semi-strutturate secondo metodologie di educazione non-formale, su tematiche quali: affermazione di sé; corpo e sessualità; affettività nella cerchia di persone significative; coppia sierodiscordante e sieroconcordante; percezione da parte della maggioranza sieronegativa (o presunta tale).

Forse l’elemento che più mi ha dato soddisfazione nella realizzazione del laboratorio, consiste appunto nell’essere riusciti a ricreare una piccola comunità, un gruppo coeso perché accomunato e contraddistinto da due punti chiave molto forti, ancorché problematici.

Finalmente un luogo e un tempo per affermare il proprio orientamento sessuale e il proprio stato sierologico, ma soprattutto una comunita di pari in grado di ascoltare.

Un bisogno molto sentito e così forte da far sciogliere la naturale diffidenza iniziale, con una rapidità impressionante.

Il questionario di valutazione finale ha evidenzionato quanto fosse forte il bisogno di sperimentare nuover forme di relazione e condivisione con persone “simili”, di incrementare la capacità di riconoscere e affrontare le paure legate al proprio stato sierologico.

Voglio anche evidenziare che in molti hanno riscontrato gli evidenti parallelismi fra omosessualità e sieropositività nel percorso di accettazione di sé stessi.

Per quanto mi riguarda è stata un’esperienza intensa, emozionante, condotta in modo esemplare dai formatori Emanuele Pullega e Filippo Porcari, con il sostegno silenzioso di Matteo Ricci nel ruolo di osservatore.

Un’esperienza originale nel panorama dell’associazionismo omosessuale che è stata resa possibile grazie al contributo di Arcigay Il Cassero, Arcigay Nazionale e Nadir Onlus un’associazione amica della quale voglio ringraziare in particolare Simone Marcotullio per il partecipazione diretta alla realizzazione di una delle attività.

Un progetto pilota, quindi, che sono lieto che abbia avuto un enorme successo e che, sicuramente, avrà un seguito.

Sandro Mattioli

Responsabile Salute
Arcigay Il Cassero

2 Novembre 2009

ILGA-Europe Conference - Malta

Archiviato in: Benessere, Diritti — Tag:, , — Cassero Salute @ 12:37

Si è appena conclusa la XIII conferenza annuale di ILGA-Europe, dal titolo “Overcoming religious and cultural barriers to LGBT equality”.

Una conferenza interessante, come lo sono sempre del resto, che si è svolta nella meravigliosa cornice dell’isola di Malta, accompagnati da un clima ancora estivo, con turisti in costume a prendere il sole, fare il bagno e noi stupide a confrontarci sul modo migliore per difenderci dagli attacchi delle istituzioni religiose ed ottenere diritti e rispetto. La conferenza di Malta è stata la più partecipata mai realizzata, ha visto infatti il coinvolgimento di oltre 300 persone di 48 Paesi anche grazie al grandissimo lavoro svolto dall’associazione che ci ha ospitati: Malta Gay Rights Movement.

Due parole per spiegare cos’è questa organizzazione: ILGA è la International Lesbian and Gay Association. Si tratta di un’associazione ombrello che federa un numero impressionante di associazioni omosessuali e transessuali in tutto il mondo. Le “sedi locali” di ILGA sono i continenti, per cui noi, sia come Arcigay che come Cassero, siamo iscritti ad ILGA e partecipiamo ai lavori di ILGA-Europe.

A rappresentare il Cassero eravamo Giada Cotugno ed io. Erano presenti anche Riccardo Gottardi per Arcigay e Helen Ibry per Arcilesbica. Fa sempre un po’ specie notare come resto della nostra Associazione sia così assente in queste occasioni nonostante le sollecitazioni.

Giada e Alexey

Le conferenza annuali sono in primo luogo congressi dell’Associazione per cui vengono discussi il bilancio, le modifiche statutarie, ecc.
Tuttavia il vero punto di forza delle conferenze annuali è la presenza di workshop, organizzati dalle varie associazioni iscritte, che danno a tutti i partecipanti la possibilità di confrontarsi, scambiarsi esperienze e best practices. Quest’anno anche il Cassero, Giada e il suo collega russo Alexey, ha presentato il whorkshop “Living/Space: public space, LGBTQ identities and activism”.

Living/Space: public space, LGBTQ identities and activism

Living/Space: public space, LGBTQ identities and activism

Frequentare le conferenze di ILGA-Europe fondamentalmente consente di sperimentare il senso di accettazione, di sicurezza e la felicità di essere parte di una comunità vasta, accogliente e politicamente corretta.

Importante a questo scopo non sono solo i momenti istituzionali, ma anche i momenti sociali di svago, turismo o altro organizzati dall’associazione locale che ospita la conferenza e che si fa carico anche di sfamare la mandria di gay, lesbiche, trans.

La conferenza quest’anno si è tenuta a Malta non certo per caso, ma è il frutto del lavoro fatto negli ultimi anni per cercare di portare verso il sud del continente l’interesse di ILGA-Europe. Un’area, quella mediterranea, che stenta a trovare la giusta strada per ottenere i riconoscimenti che chiediamo da anni.

Come fin’ora è sempre accaduto anche i politici maltesi sono intervenuti e hanno fatto dichiarazioni distensive, anche se la situazione di quel paese fortemente cattolico non è delle migliori. Sta di fatto che alla cerimonia di apertura hanno partecipato Louis Galea portavoce della Camera dei Rappresentanti e Evarist Bartolo, laburista, membro del Parlamento maltese, Francis Agius (a capo della delegazione maltese all’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa).

Coordinamento Torino Pride: Roberta Padovano e Gabriele Murgia

Coordinamento Torino Pride: Roberta Padovano e Gabriele Murgia

Per noi italiani la conferenza di quest’anno è stata particolarmente importante perché ha visto la candidatura di Torino, avanzata dal Coordinamento Torino Pride (erano presenti Roberta Padovano e Gabriele Murgia) e sostenuta da Arcigay e numerose altre associazioni, ad ospitare la conferenza annuale del 2011 (le candidature si presentano con due anni di anticipo).

Anche Varsavia aveva presentato la sua candidatura.

C’è stata a dire il vero una certa competizione ma alla fine l’abbiamo spuntata, anche grazie ad una bella azione di lobby della squadra Arcigay.

In ogni caso la consuetudine vuole che la città che ha “perso” ospiti la successiva conferenza.

La conferenza di Malta è stata importante anche perché ha visto la presenza di altre associazioni italiane come il Mario Mieli con neopresidente Andrea Maccarone e Certi Diritti con Gian Mario Felicetti.

Sandro Mattioli (Arcigay) Andrea Maccarone (Mario Mieli)

Sandro Mattioli (Arcigay) Andrea Maccarone (Mario Mieli)

Il programma si è articolato in numerosi workshop, per lo più incentrati su argomenti relativi all’influenza delle religioni e al rapporto con esse, ma non solo.

Molto interessante è stato il workshop dal titolo: “New major national surveys on LGBT living conditions, mental health and well-being”, dove sono state presentate alcune ricerche del Nord Europa. Ricerche che hanno scavato minuziosamente nella comunità LGBT, come nel caso della ricerca presentata dall’Associazione danese che ha evidenziato come, anche nel civilissimo Nord, i problemi di accettazione e il timore della discriminazione siano ancora molto forti.

Secondo la ricerca, in Danimarca la maggioranza delle trans non ha mai parlato della loro condizione o di ciò che provano, una percentuale importante di omosessuali non è visibile neppure nel proprio ambito familiare.

Strani invece i risultati della ricerca Irlandese “Supporting LGBT lives” che riporta una elevata percentuale di omosessuali che dichiarano di non aver problemi con il proprio orientamento sessuale, di avere un buon livello di autostima e di essere soddisfatti della propria vita.

Per contro nella stessa ricerca appaiono dati preoccupanti rispetto allo stress psicologico causato dal timore della discriminazione e dello stigma. In questo senso la parte relativa alle esperienze scolastiche è impressionante:

il 60% degli intervistati hanno subito episodi di bullismo;
il 50% insultati di questi il 35% da docenti

Esaminando le vie di fuga praticate il quadro peggiora ulteriormente:

il 46% beve in modo smodato, ossia a rischio di danneggiare il proprio organismo;
il 17,7% ha tentato il suicidio, il 60% lo ha tentato più di una volta.
1/3 degli under 25 afferma di aver pensato al suicidio nell’ultimo anno.Da ultimo quasi la metà degli intervistati ha cercato aiuto presso professionisti friendly a causa di esperienze negative con psicologi o counsellor omofobi o più semplicemente ignoranti delle dinamiche relative all’omosessualità, o che danno per scontata l’eterosessualità dell’interlocutore.

Campagne salute Cassero esposte alla conferenza

Campagne salute Cassero esposte alla conferenza

Ho trovato molto interessante anche l’esperienza, che mi ha raccontato un attivista francese, sull’Università estiva LGBTQ. Due settimane di incontri, formazione, spettacoli, eventi mirati ai nostri contenuti.
Per noi che siamo abituati alla formazione residenziale intensiva, penso alle esperienze di Fognano o di Lodola, potrebbe essere un’idea interessante da italianizzare.
Da segnalare anche il workshop “Sexual health and Rights” che ha cercato di delineare il significato di salute sessuale e diritti, quali le possibili intersezioni e cosa prevede l’agenda internazionale in questo ambito.

Ad ogni conferenza il direttivo di ILGA-Europe stampa un report dove descrivono il lavoro fatto nell’anno, gli obiettivi raggiunti e il lavoro ancora da svolgere sulla base del piano strategico triennale.

Scorrendo lo stampato di quest’anno, mi sono accordo che non c’era nessun accenno alla proposta presentata da Arcigay l’anno scorso, alla conferenza di Vienna, che incollo di seguito:

I. Proposals by ArciGay:

The ILGA-Europe Conference mandates the Executive Board to:

a) Evaluate the possibility for ILGA-Europe to give voice to the concerns of LGBT people at European level on issue related to HIV/AIDS and participate on the European debate on the subject in cooperation with the other actors present, providing its specific expertise, in particular in relation to discrimination and its consequences, and acting for the interests of its constituency;

b) Consider taking part in the 2010 conference and exploring the opportunity for networking and funding from donors focussed on issue of HIV/AIDS and discrimination

c) Discuss and assess the possible advantages of some of the organizational aspects of the World AIDS Conference compared to our own Conferences (e.g. being a forum also for experts, having poster sessions to facilitate the circulation of information, etc.) and evaluate the possibility of introducing to ILGA-Europe Conferences some of them;

d) To report to the next ILGA-Europe Conference on the points above.

Nel programma della conferenza di Malta non vi era traccia del report del direttivo sul tema HIV.
La proposta era maturata in applicazione del messaggio forte e chiaro uscito dalla conferenza mondiale AIDS di Città del Messico: dove è presente discriminazione verso gli MSM per non parlare delle persone trans aggiungo io), l’HIV prolifera.

ILGA-Europe lotta quotidianamente contro la discriminazione delle persone LGBT, pertanto dovrebbe essere nelle sue corde impegnarsi sul tema della lotta contro l’HIV appunto attraverso la lotta contro la discriminazione, lo stigma.

In compenso una parte del programma della conferenza ci proponeva di definire come centrale il tema dei migranti e dei rifugiati, cosa che mi vede assolutamente d’accordo se si pensa che rimandare in patria un iraniano omosessuale significa condannarlo a morte. Ciò detto io non vedo alcuna differenza, sul piano politico e metodologico, fra i due temi. Dunque perché LGBT migranti tema centrale, LGBT con HIV tema non centrale?

Riccardo Gottardi - Arcigay nazionale

Riccardo Gottardi - Arcigay nazionale

Ovviamente non ho lasciato perdere ed insieme a Riccardo, che aveva concretamente scritto la proposta, abbiamo parlato con il co-presidente e, in seguito, con buona parte dei componenti del direttivo.
La delegazione svedese mi ha contattato per capire meglio di cosa si trattava e mi spiegano che anche loro avevano preparato un workshop auto-organizzato sul tema HIV/AIDS, con l’intenzione di proporre alla Conferenza un percorso anche su questi temi.
L’azione di lobby nei confronti del direttivo è quindi aumentata.

Presi singolarmente i componenti del board mi hanno detto che era stato fatto poco e non c’era un report. Invece, con un colpo di bacchetta magica, durante la plenaria finale appare un breve report su quanto è stato fatto per ottemperare alla proposta di Arcigay che, peraltro, era stata fatta propria dalla conferenza.

Dal report è emerso che alcune iniziative sono state fatte, soprattutto nell’Est Europa, che alcuni contatti a livello istituzionale e scientifico sono stati richiesti e che è prevista una presenza di ILGA-Europe alla prossima conferenza mondiale AIDS, che si terrà a Vienna nel 2010 (cui spero bene che parteciperà anche Arcigay).

Quindi alla fine qualcosa è arrivato anche se è palese che dovremo continuare a fare pressioni su direttivo e staff per tenere desta l’attenzione su un problema che, evidentemente, la comunità omosessuale stenta ad affrontare almeno in termini di volontà politica.

Tra le altre cose durante il workshop organizzato dagli svedesi, è uscito che la legge svedese criminalizza in modo pesante le persone sieropositive, che sono obbligate a dichiarare il proprio stato prima di ogni rapporto sessuale e rischiano una condanna anche in caso di sesso non protetto consenziente. Il risultato è che le persone in Svezia fanno pochissimo il test (se non sanno di essere sieropositive non lo possono dichiarare ovviamente) e nel giro di pochi anni pare che l’infezione sia risalita.

Salvatore Marra

Salvatore Marra

Un altro workshop molto interessante è stato quello presentato da Salvatore Marra, per l’occasione in veste di sindacalista della CGIL invece che di rappresentante di Arcigay, dal titolo: “On law, secularism and the Catholic church”. Salvatore ha trattato il tema della secolarizzazione in atto nel nostro Paese e quanto, di conseguenza, la classe politica sia lontana dall’essere specchio del Paese (va??). La situazione italiana ha lasciato basiti i numerosi partecipanti, alcuni dei quali provenienti da paesi cattolici come Lituania, Austria o Spagna.

Una vera sorpresa è stato l’intervento di Vladimir Luxuria.
Non ero al corrente che fosse stata invitata a portare la sua esperienza come trans ed ex parlamentare italiana.

Cerimonia del passaggio della bandiera di ILGA-Europe da Malta a Olanda

Cerimonia del passaggio della bandiera di ILGA-Europe da Malta a Olanda

Vladimir è stata accolta con tutti gli onori e ha fatto un intervento giocato sulle corde dell’ironia molto applaudito ed apprezzato. Ha evidenziato i problemi che affrontano le persone LGBT in Italia, citato l’ignobile documento votato dalla Camera che associa l’omosessualità a incesto, pedofilia, necrofilia, ecc. firmato fra gli altri da Buttiglione ben conosciuto in ILGA-Europe. Sia pur con leggerezza, ha raccontato quanto è mal ridotta l’Italia dei diritti sia sul piano culturale che su quello politico e normativo.

Pensate che, durante il dibattito finale che ha portato alla scelta di Torino per la conferenza 2011, una delegata rumena ci ha rivelato che il suo governo spesso cita l’Italia come esempio di paese messo peggio di quelli dell’Est Europa sul piano dei diritti civili e quindi ci sfrutta per negare loro ulteriori passi in avanti.

L’assemblea si è chiusa con l’intervento del vice-sindaco dell’Aja (o Den Haag come la chiamano loro), e la cerimonia del passaggio della bandiera di ILGA-Europe dai volontari maltesi ai volontari olandesi.

Arrivederci, quindi, il prossimo anno a Den Haag.

Sandro Mattioli
Responsabile Salute
Arcigay “Il Cassero”

15 Luglio 2009

Associazione politica

Archiviato in: Benessere — Tag:, , , — Cassero Salute @ 23:27

Il Cassero è un’associazione politica.

Prima di ogni altra cosa, politica.

Non per caso l’articolo 2 dello statuto pone fra i valori fondanti l’Associazione, l’inclusione sociale e il rifiuto di ogni discriminazione.

Passaggio scontato? Per niente.

Purtroppo oggi il Cassero sembra aver perso di vista quel valore fondate che, spesso, viene dato per assunto, probabilmente passato di generazione in generazione attraverso il trucco, o la superficialità ormai sempre più spesso eletta a sistema di vita e, quel che è peggio, di valutazione degli altri e delle altre.

In questo scenario è vissuto come del tutto normale “chiacchierare” e quindi discriminare chi ha, per esempio, un problema di salute.
Allertare le compagne di rotocalco che c’è un appestato nel gruppo, qualcuno da additare, da evitare se non si vuole finire come lui.

Se nel nostro gruppo di lavoro non siamo in grado di offrire un sostegno a chi ha un problema che di certo non si è scelto, di aderire a regole minime di correttezza, è legittimo chiedersi perché mai il resto della società civile dovrebbe accettare i gay e le lesbiche che, nello stesso modo, il loro orientamento sessuale non se lo sono scelto.

Se siamo a questo punto evidentemente il responsabile salute non può che prendere atto, oltre ad aver sbagliato buona parte del proprio percorso sociale se così poco di ciò che significa salute e benessere è stato introiettato da chi svolge quotidianamente la propria opera al Cassero, che non è più sufficiente trovar scritto sullo statuto che il Cassero non discrimina chi ha un problema di salute anche solo presunto, che non basta mettere a disposizione preservativi e lubrificanti, che è stato inutile ideare campagne di prevenzione e un convegno, il primo in Italia, contro la discriminazione delle persone sieropositive.
Inutile perché evidentemente ben poco di quanto pensato, scritto, detto è rimasto nelle abitudini, nella quotidianità del Cassero. Nella nostra quotidianità.

In questo quadro, non stupisce che non sia stato fino ad ora possibile organizzare, per esempio, un gruppo di sieropositivi gay al Cassero, perché il Cassero vede, giudica, diffama ed cosa nota anche a chi non abita l’Associazione. “Se lo dico li dentro non trovo più un amico” o ” non scopo più” sono le frasi più ricorrenti che mi motivano le richieste di supporto emozionale fuori dalle mura del Cassero, fuori da quella che molti chiamano la loro casa, pur trattandola come un mercato.

Occorre, probabilmente, ricominciare dall’inizio, dall’abc, dai motivi che hanno portato e portano alcuni fra noi a scegliere la strada del lavoro in una associazione che non è un teatro, una scuola di recitazione, di giornalismo, di dj, di gestione dei gruppi, tantomeno di politica. Il Cassero è tutto questo, nel suo insieme, in quanto associazione politica. Se perdiamo di vista questo, e lo stiamo perso di vista, non c’è alcuna differenza fra il Cassero e il pub all’angolo: chiunque è in grado di regalare preservativi e ospitare feste.

Se non siamo in grado di modificare il nostro agire quotidiano sulla base di una motivazione profonda, non possiamo sperare di cambiare quello dell’omofobo.

Va quindi rilanciata, studiata e messa in atto una formazione mirata a chi fra di noi ha rapporti quotidiani con altre persone come noi. Una formazione non formale, non tecnica, ma che miri a far sviluppare la coscienza e il pensiero comune necessari a far crescere l’Associazione e a farla muovere in una logica di accoglienza e non di discriminazione.

Il Progetto Benessere sta studiando dei percorsi formativi per tutti e tutte.
Saranno percorsi non facoltativi, realizzati con la periodicità necessaria a garantire il minimo comune denominatore necessario a capire, condividere e soprattutto vivere, dentro e fuori Il Cassero, i principi che animano l’Associazione.

27 Aprile 2009

ARCOBALENI

Archiviato in: Benessere — Tag:, , , — Cassero Salute @ 19:08

Per tutti e tutte è complicato comprendere se stess* e affermarsi in quanto tali, ma lo è ancora di più per le persone omosessuali, bisessuali e transgender. In una società declinata quasi esclusivamente secondo modalità proprie della maggioranza eterosessuale, è sempre più difficile essere persone lgbt. Ancor più persone lgbt felici.    

Spesso infatti gli strumenti a disposizione per chi possiede un orientamento sessuale altro non sono sufficienti a sviluppare un percorso completo e sereno di comprensione e affermazione di sé nella costruzione della propria identità.

Pensiamo al coming out come ad una meta, alla meta per eccellenza, un momento fondamentale, a volte difficile da raggiungere, il traguardo, dopo cui tutto – forse – sarà più semplice: i rapporti con la famiglia d’origine, con gli amici, con il mondo del lavoro, la costruzione di una vita piena di, relazioni amorose, amicizie importanti, realizzazione in quanto persone.

Ma non è così. Il coming out infatti non esaurisce il processo di piena accettazione di sé e di visibilità con gli altri, specie in questa società sempre più conservatrice, meno rispettosa delle specificità di chi non è come ‘tutti gli altri’, una società che discrimina in forme sottili e non, che ti picchia per strada, che ti insulta se baci il tuo partner, che non accetta che due persone dello stesso sesso possano amarsi, sposarsi, costruire una famiglia e crescere ed amare dei figl*.

Rivolto esclusivamente a persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender, che abbiano già preso coscienza del proprio orientamento sessuale, indipendentemente dal grado di visibilità con l’esterno, Arcobaleni è un laboratorio intensivo di formazione personale, un’occasione di sperimentazione, auto-apprendimento e crescita individuale, insieme con altre persone lgbt, in un contesto accogliente ed affermativo del proprio orientamento sessuale.

Il gruppo come potente cassa di risonanza del/la singol*, uno spazio ed un tempo per la relazione come veicolo di comprensione di ciò che si sa, si fa e si sente – ovvero di ciò che si è in quanto persona lgbt, ovvero dotata di un’identità altra rispetto alla maggioranza eterosessuale.

Già realizzato con successo a Bologna nel novembre del 2008, Arcobaleni viene riproposto ora in una formula che vuole offrire migliori condizioni di adesione per chi partecipa, ripetendosi a distanza di sette giorni in due fine settimana di maggio (sabato 9 e domenica 10; sabato 16 e domenica 17). Ogni partecipante potrà scegliere la data preferita, sino ad esaurimento posti (max 18 persone per laboratorio).

Strutturato su 2 giornate, il laboratorio è pensato come un percorso di auto-apprendimento nel quale i/le partecipanti potranno approfondire tematiche quali l’autostima, l’affermazione di sé, la destrutturazione di stereotipi legati al proprio orientamento sessuale, la relazione con l’altro e l’omofobia.

Il/la partecipante potrà sperimentarsi nella comprensione dei propri comportamenti di difesa e reazione, in particolar modo il laboratorio si pone come obiettivo il favorire una migliore presa di coscienza dei processi individuali rispetto al tema dell’omofobia interiorizzata.

Il laboratorio sarà realizzato dal dott. Emanuele Pullega, conduttore di gruppo e formatore esperto di dinamiche di gruppo e tematiche lgbt. Emanuele Pullega è laureato in Scienze Politiche all’Università di Bologna e diplomato al Master Scuola Conduttori di Gruppo della Fondazione Adolescere, Voghera, ha esperienze diversificate negli ambiti dell’editoria, della gestione delle risorse umane, dell’associazionismo LGBT e della formazione. Dal 2000 collabora con Arcigay Bologna per l’ideazione e realizzazione di servizi per le persone omosessuali. Ha progettato e realizzato la fase train the trainers del progetto transnazionale Schoolmates (Programma DAFNE II della Commissione Europea) per la prevenzione e il contrasto del bullismo a sfondo omofobico nelle scuole superiori. Dal 2006 progetta e realizza laboratori di educazione non-formale rivolti a persone lgbt.

Leggi la scheda del laboratorio ARCOBALENI

Per ulteriori informazioni sui costi, sulle modalità di iscrizione, sul laboratorio, potete scrivere a:

ingruppo@cassero.it

o chiamare il 339.5775280

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