Condom si, condom no: ma ancora qui stiamo?
(ASCA) - Citta’ del Vaticano, 11 dic - Il preservativo ”non e’ un rimedio” per combattere l’Aids: lo ha detto questa mattina il card. Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, rispondendo alle domande dei giornalisti in occasione della presentazione del Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2009. ”Nella lotta all’Aids - ha affermato il cardinale - servono una campagna di prevenzione e di educazione. Quello del preservativo non e’ un rimedio tutto fare, perché non e’ sicuro al cento per cento”. ”Ma soprattutto - ha aggiunto Martino - occorre educare a una paternità e maternità responsabile”. Per il segretario del Pontificio consiglio, mons. Giampaolo Crepaldi, ”in Africa mancano tante cose, ma non i preservativi. La posizione della Chiesa e’ che l’esercizio della sessualità non va staccato dalla persona e quindi la sessualita’ non e’ un atto meccanico ma deve essere un’esperienza della persona. La grande sfida e’ sviluppare la persona in tutti i suoi elementi e componenti”.
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Come al solito dotti esponenti della gerarchia vaticana ci regalano queste perle di saggezza, mescolando nozioni ed ignoranza come si farebbe con il mazzo delle carte in osteria.
Ma almeno in quel caso ci sarebbe del buon vino a giustificare quelle parole.
Nella gravissima situazione globale in cui ci troviamo, leggere che un’autorità religiosa getta il discredito sul preservativo come arma di prevenzione è davvero inconcepibile.
E’ inconcepibile la faciloneria con cui questi preti aiutano il virus nella sua marcia mondiale, invece di usare la propria influenza sociale come un valido baluardo contro il diffondersi della pandemia.
Ma procediamo per gradi, anche perché non è tutto sbagliato quello che ha detto il cardinale. E’ vero, per esempio che il preservativo non ferma l’AIDS, anche perché l’AIDS è una sindrome non una infezione a trasmissione sessuale. Il preservativo infatti serve ad impedire che avvenga il passaggio del virus HIV da un organismo ad un altro durante un atto sessuale penetrativo. L’AIDS è un’altra cosa.
Tuttavia è vero che il preservativo non è sicuro al 100%. Il cardinale conosce qualcosa che lo è?
Nel sesso anale penetrativo le probabilità di contagio si aggirano fra lo 0.1% e lo 0.3% cioè da 1 a 3 ogni 1000 rapporti (helpaids).
L’uso costante del preservativo riduce la probabilità a 1-3 su 20.000. A parte il fatto che 20.000 scopate mi sembrano un bel diversivo, penso che sarebbe il caso di smetterla di raccontare stupidaggini alle quali, spesso e volentieri, neppure i cattolici credono.
Ancora, nella lotta contro l’AIDS, caro cardinale, servono farmaci anti-retrovirali, mentre è vero che nella lotta contro l’HIV servono campagne di prevenzione ed educazione. Peccato che la gerarchia vaticana appoggi campagne ispirate alla famigerata ABC (astinenza, fedeltà, condom).
Negli USA sono stati condotti studi, presentati alla conferenza mondiale sull’AIDS 2008, che hanno dimostrato quanto siano inutili queste teorie moraleggianti e quanto il virus se ne infischi della morale cristiana.
Alla Conferenza mondiale l’ABC è stata messa a confronto con uno studio, parallelo al precedente, sulla prevenzione basata sull’educazione sessuale, studio che ha ottenuto risultati decisamente positivi (aumento uso preservativi, calo gravidanze indesiderate, calo dei rapporti sessuali).
Il cardinale, evidentemente a corto di altri argomenti, ricorre anche alla genitorialità consapevole che non si capisce cosa abbia a che fare con la lotta contro un virus. In ogni caso usare il preservativo ha molto a che vedere con una maternità e paternità consapevole, perché si evitano gravidanze indesiderate e si generano solo figli voluti e cercati.
Conclude il monsignore con un’altra superba perla di saggezza: in Africa mancano tante cose ma non i preservativi. Ammesso che ci siano, non si contano gli studi che dimostrano come in Africa non vengono usati i preservativi e di questo si deve probabilmente ringraziare anche l’opposizione strenua quanto ottusa della chiesa cattolica che, evidentemente, preferisce che la gente crepi in nome della difesa di un principio.
Come sempre il vaticano antepone la difesa di principi, divieti, norme e leggi, sulle quali basa da sempre il proprio potere terreno, alla vita umana sulla cui sacralità evidentemente la chiesa non crede poi molto.
Sono 33 milioni le persone sieropositive o in AIDS nel mondo, in Italia 4.000 nuovi casi ogni anno. Molti, troppi, di questi sono donne che forse si sono bevute le favole che racconta il vaticano ed ora si ritrovano nei day hospital dei reparti malattie infettive (e divorziate).
Neppure Hitler può vantare simili cifre.




