BLOG Cassero Salute

31 Gennaio 2009

Campagna “Divieto di segnalazione”

Archiviato in: Prevenzione — Tag:, , — Cassero Salute @ 00:10

Medici Senza Frontiere (MSF), Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) e Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG) lanciano un appello per chiedere ai Senatori di respingere l’emendamento che elimina il principio di non segnalazione alle autorità per gli immigrati irregolari che si rivolgono a una struttura sanitaria

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26 Gennaio 2009

Test rapido?

Archiviato in: Diagnostica — Tag: — Cassero Salute @ 10:55

Su www.gay.it è apparso recentemente l’ennesimo richiamo, anzi, l’ennesimo allarme sull’epidemia da HIV e il test rapido che viene indicato come il rimedio più efficace, già adottato in altri Paesi dell’Unione, per sconfiggere la paura del test.

Una paura che porterebbe gli italiani a non fare il test, infatti buona parte dei nostri compatrioti, gay in particolare, si scoprono sieropositivi in stadio avanzato dell’infezione o già in AIDS. Pertanto i Verdi della Regione Lombardia hanno pensato bene di chiedere a gran voce l’introduzione del test rapido che è, appunto, veloce, si può vendere in farmacia addirittura gratis, si può fare quando si vuole, nella privacy della propria casa.

Tutte argomentazioni apparentemente impeccabili me che nei fatti dimostrano ben altro.

Di test rapidi ce ne sono di diversi tipi già in commercio e sperimentati, alcuni con un’attendibilità passabile intorno al 99.7% (Elisa arriva al 99.9). Lo so sembra una differenza insignificante ma cascate dentro a quello 0.3% poi ne riparliamo.

A quanto mi risulta nessuno dei test rapidi “seri” può essere fatto senza tener conto del periodo finestra, pertanto non è vero che lo si può fare quando si vuole.

Da ultimo fare un test che mette a repentaglio la propria vita nella “privacy” della propria casa, significa esporre le persone ad un probabile esito positivo in totale solitudine.

Senza nessuno che dica che il test non è totalmente attendibile, che in caso di esito positivo è comunque necessario un test di verifica (Western Blot) da farsi in ospedale; senza nessuno che dica di tenere conto del periodo finestra e, soprattutto, senza nessuno in grado di fornire supporto emozionale in caso di esito positivo.

Richieste del genere hanno, evidentemente, solo scopi politici, in altre parole mettersi in mostra o mettere in imbarazzo gli avversari politici, non sono fatte da persone che hanno davvero a cuore la salute degli italiani.

Intendiamoci: non sono contrario al test rapido in quanto tale, sono contrario a lasciare che una persona affronti da sola un possibile esito positivo. Soprattutto in questo Paese dove chi ha contratto l’HIV è ancora emarginato e visto come un untore, spesso anche all’interno della nostra comunità. E’ comprensibile che, in queste condizioni, in Italia si preferisca non sapere, non fare il test.

D’altra parte si è mai vista una campagna pubblica contro la discriminazione delle persone sieropositive in Italia? Alzi la manina chi se la ricorda, io no. Al contrario mi ricordo ancora la campagna di Donat Cattin che metteva un alone viola intorno ai sieropositivi, e come me se la ricordano in tanti.

Da molti anni a questa parte le principali associazioni chiedono che prima e dopo il test per l’HIV venga eseguito un counselling appunto per non lasciare da sole le persone a subire il peso di un simile risultato o anche per spiegare che un esito negativo non significa essere immuni, specie se a fronte di un rapporto a rischio.

E’ vero che in Catalogna il test rapido viene distribuito gratuitamente, ma è anche vero che le associazioni gay si sono organizzate per non lasciare sole le persone e a Barcellona hanno messo in piedi il progetto “BCN Checkpoint” sulla cui esportabilità in Italia è in corso uno studio da parte di Arcigay che vede il Cassero in prima fila. Vi terrò informati sui progressi.

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