La pillola del giorno dopo?
La “grande notizia” di questi ultimi giorni è che all’Ospedale di Formia c’è un infettivologo che al posto della PEP avrebbe dato ad un paziente, una singola compressa di Truvada chiamandola “la pillola del giorno dopo”.
Ammesso che il paziente fosse fuori tempo massimo per la somministrazione della profilassi post esposizione o non rientrasse nei canoni e, ovviamente, ammesso che la notizia corrisponda al vero (ma non
vedo perché un paziente avrebbe dovuto scrivermi delle menzogne simili), non si capisce in base a cosa lo specialista si sia sentito in dovere prendere per i fondelli il suo paziente dandogli una singola compressa di un farmaco antiretrovirale, così… a fantasia.
L’estro italiano conosce una nuova frontiera.
Ritorno quindi sul tema PEP (o PPE) per chiarire una volte per tutte che la profilassi post esposizione NON è assolutamente la pillola del giorno dopo.
Non è qualcosa che risolve il problema dell’esposizione sessuale al hiv (anzi potrebbe non funzionare affatto), né qualcosa che ci consente di rinunciare al preservativo e scopare chiunque ci capiti a tiro. Niet.
La PEP è un tentativo estremo, e non è detto che funzioni, di evitare che hiv si replichi nell’organismo ospite e inizi così il suo dannoso, e dannato, “lavoro”.
In concreto la profilassi prevede un regime di combinazione di tre farmaci antiretrovirali per un periodo di 28 giorni, altro che una compressa e via.
Questo può comportare l’insorgere di alcuni problemi di assestamento per l’organismo, comunemente chiamati effetti collaterali: nausea, diarrea, mal di testa, ecc. Non è detto che ve li becchiate tutti né che colpiscano tutti i pazienti, ma vanno messi in conto.
È decisamente meglio cercare di fare attenzione, usare il preservativo adatto al proprio pene e molto lubrificante, tuttavia in caso di incidenti quali la rottura del profilattico, la PEP è una possibilità alla il paziente deve poter accedere.
Se vi capita uno di questi incidenti durante il classico week end di follie o comunque di notte, la cosa migliore da fare è recarsi al pronto soccorso e chiedere una consulenza urgente con l’infettivologo di guardia. Oppure, durante la settimana in orario di apertura, potete rivolgervi direttamente al reparto malattie infettive del centro clinico più vicino. URGENTE perché il trattamento deve iniziare al massimo entro 48 ore dall’evento a rischio di contagio da hiv, come da linee guida ministeriali.
La somministrazione della PEP è rimessa al giudizio dell’infettivologo, tuttavia le citate linee guida raccomandano la profilassi secondo una casistica ben definita che riporto:
Esposizioni non occupazionali:
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Modalità di esposizione |
Paziente fonte |
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Rapporto anale, vaginale, orale recettivo con eiaculazione interna |
HIV+*
oppure HIV negativo ma con storia o patologia in atto indicative di esposizione a rischio molto recente (p. es. epatite virale acuta, infezioni a trasmissione sessuale)
oppure Sierologia per HIV non nota in soggetto con comportamenti ad alto rischio
oppure In caso di violenza sessuale |
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Rapporto anale o vaginale insertivo senza protezione o con protezione inefficace |
HIV+* |
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Rapporto anale, vaginale, orale recettivo senza eiaculazione interna senza protezione |
HIV+*
oppure In caso di violenza sessuale |
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Scambio di siringa o altro materiale usato in comune con altri per l’uso di droga |
A prescindere dallo stato sierologico della fonte |
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* Il rischio è significativamente ridotto se la fonte è in terapia ARV con viremia stabilmente non rilevabile negli ultimi mesi; aumentato se si verificano traumi (es. traumatismi in seguito a violenza), se c’è presenza di sangue o IST in atto soprattutto se con malattia ulcerativa. In situazioni diverse da quelle indicate, la PPE può essere presa in considerazione da un esperto sulla base di una valutazione del rischio che tenga conto della efficienza di trasmissione propria della modalità di esposizione e della contagiosità della fonte. |
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…
Fra le altre cose le linee guida richiedono una seconda visita a una settimana dall’inizio del trattamento per verificare la tollerabilità e l’aderenza. Richiede anche ovviamente un controllo clinico alla fine del periodo a prescindere che il trattamento sia stato completato o meno.
In caso di esposizione sessuali sono inoltre consigliati test diagnostici per le epatiti A, B, C, per sifilide e altre IST.
Sandro Mattioli
Responsabile Salute
Arcigay Il Cassero
Bologna






