BLOG Cassero Salute

30 Ottobre 2011

XV Ilga-Europe Conference: Torino 27-30 ottobre

La XV conferenza annuale di Ilga-Europe si è conclusa oggi dopo cinque giorni di workshop, dibattiti, interessanti scambi di vedute con alcune centinaia di delegate e delegati di associazioni LGBT di tutta Europa.

Il tema della conferenza sembrava ispirato alla realtà italiana: Human Rights and “Traditional Values”: clash or dialogue?

Abbiamo fortemente voluto la conferenza a Torino in occasione del quindicesimo anniversario di Ilga-Europe, un anniversario festeggiato insieme ai personaggi che hanno fatto la storia del movimento europeo quali Angelo Pezzana che ha tenuto un bell’intervento nel panel dedicato alla celebrazione.

Tutto si è svolto in modo pressoché perfetto. In particolare sottolineo l’ottimo lavoro dei volontari, local staff, (fra gli altri il nostro Jonathan Mastellari), che hanno risposto ad ogni esigenza dei delegati in modo impeccabile.

Tutto si è svolto come da copione: arriva la conferenza di Ilga-Europe e le istituzioni, come per incanto, si muovono. A parte il saluto inviato dalla Presidenza della Repubblica che è stato molto apprezzato, a nessuno è sfuggita “l’anomalia” italiana che ha visto le istituzioni fare a gara a concedere il patrocinio alla conferenza (Senato, Camera, Ministero delle Pari Opportunità, ecc.) salvo poi considerarci cittadini di serie B. Ovviamente non è sfuggita ad Emma Bonino che, intervenendo in una plenaria, vi ha fatto riferimento. Se l’ipocrisia potesse essere convertita in energia, potremmo illuminare a giorno tutto il Continente

Da sempre, l’elemento centrale delle conferenze di Ilga-Europe sono i workshop.

Una opportunità unica di scambiare best practices, visioni diverse, di confrontarsi sullo stato dei nostri diritti nelle varie parti d’Europa, dalla Russia alla Scozia, dalla Norvegia a Malta. Anche in questo la conferenza diTorino non ha tradito le aspettative, rendendo possibile un ottimo livello di interazione.

La novità di quest’anno è stata la presenza di ben due workshop su argomenti inerenti i temi della salute, entrambi programmati al sabato pomeriggio ossia nel momento di massima presenza dei delegati. Mi sembra un segnale interessante e ritengo giusto sottolinearlo.

Dopo le differenze di opinione sulla presenza di preservativi nel delegate pack, argomento sul quale tornerò in conclusione, sottolineo con piacere il fatto che il primo workshop, dal titolo Towards inclusive health services for LGBTI people, è stato addirittura preparato e condotto dallo staff di Ilga-Europe, allo scopo di condividere e valutare le linee di indirizzo verso cui orientare l’azione dell’Associazione in ambito di politiche della salute.

Un workshop, quindi, molto interattivo dove ogni partecipante ha portato le proprie istanze. È stato molto interessante ascoltare le associazioni di persone trans dare indicazioni sui temi a loro cari, quali la depatologizzazione, e insistere su temi, come quelli relativi alle intersex persons, totalmente ignorati in Italia (ma, a ben vedere, non troppo popolari neppure in Ilga-Europe).

Il tema dell’HIV è stato affrontato, ed inserito nell’elenco, naturalmente sul piano della lotta contro lo stigma e la discriminazione, anche grazie al bell’intervento del delegato svedese (una volta tanto non ho dovuto né intervenire, né insistere… e anche questo è un segnale interessante).

Il secondo workshop è stato organizzato dal Cassero in collaborazione con la responsabile salute di Arcigay nazionale, Rebecca Zini, e lo staff di Ilga-Europe.

Abbiamo dovuto superare numerose difficoltà nell’organizzazione di questo workshop, ma il risultato è stato, senza false modestie, molto soddisfacente.

Il titolo, HIV in the LGBT community: health, stigma and human rights, ancorché non molto accattivante, ha richiamato un buon numero di delegati. Il workshop è stato suddiviso in tre slot. Il primo è stato condotto da Antons Mozalevskis, dell’associazione lituana Mozaika. Antons ha illustrato i dati emersi dallo studio europeo EMIS, al quale ha partecipato anche la nostra associazione, relativamente alla discriminazione subita o percepita in Europa dagli MSM, nonché i dati di prevalenza di persone MSM sieropositive.

È proprio grazie a EMIS che sappiamo che in alcune città italiane, la prevalenza di MSM HIV+ arriva a superare il 12% (Bologna!).
I dati conclusivi saranno presentati a Stoccolma durante la conferenza FEMP, alla quale parteciperà anche il Settore Salute del Cassero con una presentazione su HIVoices.

Il secondo slot è stato curato dal responsabile di EATG (European AIDS Treatment Group), l’ungherese Ferenc Bagyinszky. Ferenc ci ha spiegato come in tutta Europa le persone sieropositive subiscono un trattamento discriminatorio sul lavoro, limiti nella libertà di movimento anche all’interno dell’Europa, la criminalizzazione del contagio. L’intervento di Ferenc è stato molto concreto e ci ha fornito indicazioni su come cercare di superare questi ostacoli, per esempio attraverso la formazione rivolta ad avvocati, giudici, giornalisti. Attività che potremmo mettere in pratica fin da ora nelle nostre associazioni.

Il terzo ed ultimo slot è stato interamente dedicato ai laboratori HIVoices realizzati dal Settore Salute del Cassero nell’ultimo anno, ai risultati che hanno prodotto, nonché alla ricerca sociale realizzata su quello che ormai possiamo con fierezza definire un modello di intervento. La presentazione è stata curata da Emanuele Pullega (che conduce i laboratori con Filippo Porcari), insieme a Raffaele Lelleri che ha illustrato i risultati preliminari della ricerca sociale qualitativa e quantitativa che ha condotto, per conto del Cassero, sui partecipanti ai laboratori. I risultati definitivi saranno pubblicati su casserosalute.it entro il mese di novembre, tuttavia appare evidente fin dai primi dati la centralità dell’omofobia nel contagio, nella gestione e nell’accettazione della sieropositività.

È possibile scaricare la Presentazione, nonché l’opuscolo realizzato appositamente per l’occasione.

Ricorderete il mio articolo “no sex we’re Ilga-Europe”, pubblicato sempre su questo blog, nel quale denunciavo l’indisponibilità di Ilga-Europe a inserire un condom nel delegate pack come warning politico sulla situazione relativa ad HIV e altre STI nella nostra comunità.

Rispetto a questo problema ho constatato con soddisfazione che è stata adottata una mediazione interessante: sono stati messi un condom e un femidom non nel delegate pack, ma nel pacchetto informativo fornito dall’organizzazione. Il tutto accompagnato da un foglio sul quale era scritto che non si voleva interferire con la vita privata dei delegati e delle delegate, ma sottolineare l’importanza della tutela della propria salute in quanto diritto.

Ovviamente non è la stessa cosa, il comitato organizzatore non ha lo stesso peso di una associazione continentale, ma è anche del tutto evidente che l’azione è stata fatta in accordo con Ilga-Europe. È un passo nella giusta direzione e va riconosciuto.

Mi auguro che si continui sulla strada intrapresa.

La conferenza si è chiusa ufficialmente nella splendida cornice delle Officine Grandi Riparazioni che ospita una bellissima installazione sui 150 dell’Italia, con un toccante discorso del principale artefice della conferenza, Enzo Cucco, che ha ricordato la recente scomparsa di Enzo Francone, e un bell’intervento dell’onorevole Paola Concia che ha chiesto a Ilga-Europe l’apertura di un conto per l’Italia. Un conto non economico, ma di idee, buone prassi, azioni, perché la retriva leadership vaticana, che ha impedito che anche in Italia si realizzassero le riforme fatte negli altri Paesi, si configura sempre più come una leadership europea.

La prossima conferenza annuale avrà luogo a Dublino.

Sandro Mattioli
Responsabile salute
Arcigay Il Cassero
Bologna

16 Ottobre 2011

Nasce PLUS

Archiviato in: Diritti — Tag:, , , — Cassero Salute @ 20:07

Oggi, con la benedizione del Consiglio Nazionale di Arcigay che ne ha approvato la creazione e ne ha votato l’adesione, nasce PLUS: un’associazione di persone LGBT sieropositive.

Un’associazione a prevalenza “patient based” il cui impegno sarà rivolto principalmente alla tutela degli interessi delle persone LGBT colpite dall’infezione da HIV.

L’epidemia da HIV si è sviluppata in modo diverso nelle varie zone del pianeta. Negli Stati Uniti e nell’Europa del Nord, fin dall’inizio l’infezione ha investito la nostra comunità con tutta la sua forza distruttiva, con tutta la capacità di spaventare sia le persone colpite, sia tutto il resto della società che ha reagito spesso con lo stigma e la discriminazione.

Le comunità locali hanno creato associazioni che già dai nomi ci danno indicazioni: Gay Men Health Crisis, Gay Men Fight Aids, ecc. ci dicono chiaramente quanto importante sia stato il contributo della comunità omosessuale nella lotta contro l’HIV. Al di la del nome, buona parte delle associazioni sono state colonizzate da persone omosessuali. Persone impaurite che hanno trovato nel gruppo, nell’associazionismo, la forza per reagire.

In Italia, in parte, le cose sono andate diversamente. HIV, fin dai primi anni, ha investito principalmente le persone tossicodipendenti per via dello scambio di siringhe, e in modo sensibilmente inferiore gli omosessuali maschi.

Oggi, a ormai 30 anni dall’inizio dell’epidemia, l’andamento epidemiologico si è modificato anche in Italia. Anche grazie ad interventi di riduzione del danno mirati ad evitare lo scambio di siringhe ma non solo, le sieroconversioni in area tossicodipendenze sono crollate, mentre è salito il contagio da trasmissione sessuale nei confronti del quale è stato fatto davvero poco e male.

Sono ormai numerosi gli studi, quali Sialon e Emis, realizzati grazie all’interessamento di Arcigay Verona (non certo del Ministero della salute), che ci dicono che la comunità omosessuale italiana può vantare una prevalenza di casi di HIV che sfiora il 10%, ma che arriva a superare il 12 % nelle maggiori città del Paese quali Milano, Roma o anche Bologna. A questi valori, molto preoccupanti, si aggiungono i dati dei cosiddetti late presenters, ossia le persone che arrivano alla diagnosi di HIV quando sono ormai prossimi all’Aids, che coprono una elevata percentuale dei 4.000 casi all’anno di nuove sieroconversioni.

Quindi, dopo 30 anni e con un forte ritardo rispetto al resto dell’Europa, Arcigay, già all’ultimo congresso di Perugia, si è soffermata ad interrogarsi sulle migliori vie per affrontare che sembra essere, a tutti gli effetti, una crisi che investe la nostra comunità.

Dal congresso è arrivata la sollecitazione a creare strutture specifiche, dotate degli strumenti, della competenza, delle energie e, ovviamente, dei fondi necessari ad affrontare questa “nuova” sfida.

Una sfida che si inserisce, purtroppo, nella crisi generale del Paese che ci sta portando verso un sistema di sussidiarietà orizzontale al quale difficilmente Arcigay, così com’è oggi, potrebbe partecipare attivamente.

L’esperienza accumulata in Europa dalle grandi strutture “gay-oriented”, in anni più recenti organizzate anche in checkpoint, unitamente alla risoluzione congressuale, ci danno una opportunità unica per agire un modo efficace per gli interessi delle persone Lgbt che vivono con Hiv.

PLUS Onlus nasce proprio in questa logica, nasce grazie al sostegno di Arcigay, fondata grazie al coraggio di alcuni soci di Arcigay che hanno deciso di accettare la sfida e partecipare a questa nuova avventura. Nasce dalla parte più vera dell’Associazione che oggi ha votato per far sì che persone Lgbt sieropositive non siano costrette a scegliere da che parte stare, ma abbiano la possibilità di essere tutelate con competenza e serietà sia come persone Lgbt, sia come sieropositivi.

Sandro Mattioli
Responsabile Salute
Arcigay Il Cassero
Bologna

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