Il tema della conferenza, “
Turning the tide, together” (un modo di dire che significa cambiare insieme il

corso degli eventi), evidenzia il fatto che, secondo gli organizzatori, siamo giunti ad un punto decisivo nella storia della infezione da HIV. Dobbiamo cogliere una grossa opportunità.
Infatti, sempre secondo gli organizzatori, siamo in un momento storico importante, un momento dorato, e
lo siamo grazie ai progressi scientifici nel trattamento dell’infezione, alla capacità di mettere in atto interventi di prevenzione utilizzando tutte le tecniche biomedicali, farmacologiche, ecc., alla capacità di realizzare interventi specifici e mirati ai setting dove più è evidente il bisogno, e così via. Un momento di ottimismo che porta gli organizzatori a ipotizzare addirittura la definitiva sconfitta del HIV se, ovviamente, sapremo cogliere l’opportunità.
A luglio, gli organizzatori della conferenza, chiameranno tutti gli attori nella lotta contro l’HIV ad una azione speciale, potranno in effetti farlo anche grazie al fatto che il Presidente Obama di recente ha tolto il divieto di ingresso negli USA per le persone sieropositive… perché nella “land of the free” era vietato l’ingresso agli HIV+ praticamente fino a ieri.
Ciò detto è vero, dobbiamo guardare avanti e cogliere il momento di ottimismo che l’organizzazione sembra sprizzare da tutti i pori, e trovare insieme la forza e lo slancio necessario ad invertire la tendenza di HIV, un virus che stupidamente non capisce che è prossima la sua fine e insiste a propagarsi nel pianeta.
Sicuramente la conferenza ha propositi ed obiettivi importanti ed impegnativi: mettere insieme le esperienze di scienziati di varie specializzazioni, ma anche politici, ONG, giornalisti, leader di comunità, associazioni di sex workers (pare che suoni meglio di prostitute/i), di persone transessuali, di IDU, di MSM, di giovani, ecc.

riuniti allo scopo di sviluppare una piattaforma tesa a rafforzare le risposte all’HIV tra le diverse popolazioni e le comunità colpite e sviluppare un programma di conferenze che rifletta la diversità all’interno dell’epidemia e la necessità di strategie e soluzioni su misura. Ma anche per chiarirci tutti insieme l’enormità della sofferenza umana e del costo economico che ci attende se non sapremo cogliere le opportunità scientifiche ora disponibili per invertire il trend di crescita della pandemia.
Come quadrare questo ottimismo con i dati sul contagio negli US emersi dall’ultimo
CROI (su circa un milione e 200 mila sieropositivi, solo 100 mila sono in terapia e con viremia non rilevabile.), non ci è dato capire, tuttavia è facile immaginare che alla base di questo ipotetico
golden moment, ci siano i recenti successi della terapia anti retrovirale (ARV) utilizzata in modalità preventiva (PrEP), ossia farmaci contro l’HIV somministrati ad individui sieronegativi. Ovviamente a quelli che hanno avuto la fortuna di entrare nelle coorti di sperimentazione, ben pochi altri avranno la possibilità di permettersi la spesa prevista dall’assunzione del farmaco predisposto allo scopo (Truvada), si vocifera di circa 14.000 dollari all’anno.
Parlando di strategie e soluzioni su misura, non posso fare a meno di pensare che in Italia, il Governo ha praticamente annullato lo stato sociale e la sanità pubblica subisce continuamente tagli; delle strategie e soluzioni su misura e della valorizzazione delle differenze di cui sopra in Italia non c’è traccia, e non solo da un punto di vista pratico, neppure sul piano progettuale o politico se ne vede l’intenzione (nessuna strategia per combattere HIV fra gli MSM, i/le sex workers, e quel poco che c’era rispetto allo scambio di siringhe è stato spazzato via dalla “crisi” o, per meglio dire, da una precisa volontà politica).
Rispetto ai dati USA emersi dal CROI, da noi le cose sembrano andare meglio per ora. Secondo le stime pubblicate in media l’80% delle persone in terapia sono
undetectable, ma è anche vero che una persona HIV+ su 3 non sa di esserlo, e che, con i continui tagli e le politiche sciagurate, mi chiedo quanto ci metteranno le persone che fanno uso di sostanze a tornare alla ribalta nelle statistiche del
Centro operativo AIDS. La pochezza delle politiche di prevenzione in Italia, per non parlare della totale mancanza di un qualsivoglia impegno nella lotta contro lo stigma e la discriminazione delle persone sieropositive, mi fanno domandare quando mai in Italia c’è stata la volontà di combattere seriamente l’HIV.
Si avete ragione, io non parto per la conferenza con lo spirito felice e l’aura dorata, preferisco tenere i piedi per terra e riporre le mie speranze sui lavori sui vaccini, compreso quello in corso di studio in Italia, più che sui tam tam mediatici provenienti dagli Stati Uniti. Tuttavia staremo a vedere.
Incrocio le dita e spero di aver preso una clamorosa cantonata.
Sandro Mattioli
Responsabile Salute
Arcigay Il Cassero
Bologna