ICAR (Italian Conference on AIDS and retroviruses)
Tiziano Redi è il volontario del gruppo salute Cassero che ha seguito la conferenza italiana su AIDS e retrovirus, insieme al responsabile salute. Di seguito i suoi appunti.
21-06-2010 lunedì
Biology of HIV-1 strains resistant to integrase inhibitors - F.Carducci
La triade di proteine D116, D64 e E152 è una triade catalizzatrice dell’enzina integrasi.
Questo “Core” è il bersaglio dei farmaci inibitori dell’integrasi quali, per esempio, il Raltegravir che è stato il primo inibitore dell’integrasi ad essere messo in commercio.
Il Virus purtroppo spesso muta e non permette il riconoscimento da parte dell’inibitore della proteasi che quindi non adempie alla sua funzione.
Le mutazioni primarie danno origine a mutazioni secondarie, terziarie e cosi a susseguirsi.
Tutti i virus puri cioè allo stato iniziale, nativo, presentano polimorfismi ma sono sensibili al trattamento farmacologico.
In seguito alle mutazioni si hanno anche vari gradi di resistenza, magari iniziano con una mutazione a bassa resistenza al farmaco ma allo stato terziario si ha una forte resistenza al trattamento.
Concludendo tutti i virus hanno una resistenza al trattamento ma tale resistenza aumenta con il susseguirsi e l’accumulo delle mutazioni stesse.
Pirosequencing and intra-host analysis of infecting HIV population - M.Capobianchi
I Virus hanno un genoma piccolissimo che però può essere amplificato, ciò è molto importante poiché con l’amplificazione le dnapolimerasi vanno in contro a frequenti errori che poi generano delle quasispecie.
I virus vengono messi in micropozzetti a replicare con l’aggiunta delle dnapolimerasi e viene fatto il pirosequenziamento che è un analisi quantitativa e qualitativa.
Nei 5 pozzetti si sono fatti controlli a 0 a 3 mesi a sei mesi etc.
Le quasispecie che risultano dai monociti CD36 rispetto alle quasispecie dei linfociti CD26 sono diverse e ben distinte ma poi si mescolano al momento che avviene per esempio un interruzione della terapia.
Characterization of intracellular HIV variants; implications for HAART management - O. Turriziani
Sicuramente il DNA è meno studiato per quanto riguarda le resistenze primarie. Il plasma è invece materiale di prima scelta per le analisi poiché in esso avvengono più mutazioni. Si può affermare che avvengono mutazioni più stabili del virus all’interno dei compartimenti cellulari e meno stabili a livello del plasma. Conclusioni il DNA provirale non può sostituire l’ RNA plasmatico per gli studi.
Migrants - -I.Ei-Hamad, M.C.Pezzoli
Accesso alle cure da parte dei migranti;
Molto spesso si presentano delle barriere all’accesso degli immigrati alle cure poiché ci sono pochi canali informativi a loro accessibili.
Molto spesso l’ immigrato accede alle cure solo quando stà veramente male e quindi magari è in AIDS conclamata e molto spesso trova anche in questa fase delle barriere di accesso.
Le possibili barriere di accesso possono essere Problemi di privacy e quindi il paz che stà bene non accede al SSN o barriere istituzionali.
Si è riscontrato inoltre che anche se riescono ad iniziare un percorso di trattamento presentano minore aderenza alla terapia.
Dal 15 al 38 % dei pazienti arriva in diagnosi tardiva con meno di 200 CD4.
Alternative and not-invasive screening to implement HIV prevention program: easy performed in street-lab - M.R Parisi, Milano
Il test in questione è il “OraQuick” ADVANCE (rapid HIV-1 e HIV-2 antibody test)
Si tratta di un test salivare effettuato con una specie di piccolo termometro con anticorpi di capra che presenta al suo apice un “cotton-fioc” che al momento che si imbeve della saliva dell’individuo monitorato da origine ad una reazione chè è evidenziata su una banda del termometrino stesso.
Se la banda presenta una linea rossa il test è negativo se le linee rosse sulla banda di monitoraggio sono due il test risulta positivo.
Sono stati fatti 886 test salivari di cui 7 (0,8%) sono risultati positivi.
Questi 7 casi ovviamente poi sono stati sottoposti all’ELISA e al Western Blot e sono risultati effettivamente positivi. Il 50% dei volontari sono inoltre donatori di sangue ed erano risultati negativi e negativi lo erano anche nel test ELISA.
Si tratta di un test veloce e non invasivo.
Considerazioni personali
Questo rappresenta per me il primo congresso nazionale ICAR, in cui ho potuto vedere l’argomento HIV sotto aspetti diversi ovvero sia da un punto di vista biologico molecolare, sia medico sia, non meno importante, dal punto di vista sociale e del rapporto diretto del paziente con la patologia.
Anche se non ho esperienza di confronto diretto con altre conferenze di tale portata mi azzardo a trarre delle conclusioni sulle giornate alle quali ho partecipato.
Da un ottica prettamente biologica ho trovato assai interessante la prima parte trattata sulle resistenze e quindi sulle veloci mutazioni dello stesso virus (F. Carducci).
Seppur tale studio alquanto complesso e apparentemente non ricollegabile alla quotidianità con cui si confronta il medico nel rapporto con il paziente, trovo che sia una delle giuste chiavi per capire più da vicino la biologia evolutiva del virus dell’HIV perchè solo comprendendo la dinamica delle mutazioni si potrà ovviare alle farmacoresistenze conseguenti al trattamento.
Non è una strada semplice ne corta da un punto di vista temporale, ma la considero una possibile via per poter trovare molecole utili al blocco prematuro della veloce replicazione ricca di errori che caratterizza l’HIV.
L’intervento sull’accesso dei migranti alle cure lo trovo interessante non solo da un punto di vista epidemiologico, ma anche da un punto di vista socio-economico.
Diagnosticare prima possibile un soggetto affetto da HIV significa, in primis, tutelare la sua salute, intervenendo in una fase di sviluppo della malattia in cui i danni possono essere limitati in maggior misura rispetto ad uno stadio avanzato della stessa, e significa meno ospedalizzazioni, meno spese sanitarie se si vuol vedere anche da un punto di vista economico.
Credo che lavorare in questa direzione sia il futuro visto che la nostra società va incontro sempre più ad una complessa integrazione sociale con altre etnie che ha bisogno ovviamente non solo di un apporto economico-lavorativo ma anche di una tutela della propria salute.
Non esiste ad oggi una struttura atta a fare ciò ma gli snodi si hanno tra le USL, centri malattie infettive e i Sert dove si possono trovare molte persone straniere.
Ultima considerazione la spendo sul test salivare (ORAQUICKADVANCE).
Trovo questo Test rivoluzionario da un punto di vista clinico poiché è veloce, soprattutto non invasivo in quanto si tratta di prelevare un campione di saliva, oltre ad essere attendibile visti i risultati.
Questo test è già attivo in altri stati dove viene utilizzato non solo in centri appositi, ma anche in luoghi di aggregazione dove i rapporti a rischio sono più facili.
Ovviamente questa sua attivazione all’estero ci permette di avere dati, anche significativi da un punto di vista statistico, che rimarcano l’attendibilità del test ovviamente confermata da test successivi al primo monitoraggio quali l’ELISA.
Si è parlato di accorciare i tempi di diagnosi dell’avvenuto contagio, e questo test sicuramente è un veloce ed immediato approccio ad un possibile rapido intervento di trattamento sul paziente.
Mi auguro che presto tali scoperte possano essere applicate anche in Italia e che non siano solo fantasie visti i buoni risultati ottenuti in altri paesi.
22-06-2010 martedì
HAART today: quality and sustainability - M.Maroni. G.Rizzardini
Sempre più importante è la misurazione della qualità della vita nei trial clinici.
Diciamo che il paziente in primis in questo è giudice stesso della sua terapia
Dal 1995 in cui sono stati immessi nel mercato i primi inibitori della proteasi non nucleosidici ad oggi la percentuale di mortalità è diminuita notevolmente.
Attualmente si stà cercando di introdurre all’interno del processo registrativo del farmaco la questine della qualità della vita in funzione dell’azione dello stesso dell’efficacia della tossicità…
High prevalence of hpv infection in genital an oral sites in HIV-infected patients: predictors of oncogenic genotypes and abnormal genital cytology - L. Comi Milano
Sono stati controllati 139 pazienti HIV positivi sia con HPV orale, sia anale sia cervicale.
L’età media dei pazienti era di 43 anni.
La prevalenza dell’infezione di HPV in alcuni siti è più alta negli uomini.
I risultati dello studio sono stati che l’86% dei pazienti mostarva una coinfezione di HIV e HPV il 20% dei pazienti era positivo sia all’ HPV genitale che orale.Si è visto che HAART è protettiva rispetto alla possibile formazione di displasia.
HIV-1 and HPV: hight risk of cervical cancer
Si è visto che pazienti con HIV presentano un elevato rischio di cancerogenicità in presenza concomitante di HPV in particolare le donne molto spesso presentano un anormale citologia cervicale.
Se la persistenza di HPV supera i cinque anni si va in contro a carcinoma della cervice.
Osteoporosi e osteopenia - F. Vescini, M. Borderi
Il virus dell’HIV agisce formando un osso più “ Grasso” ricco di adipociti e riduce il deposito di calcio.
Succede questo poiché ci sono tanti stimoli che inducono gli stessi osteoblasti delegati alla costruzione dell’osso a produrre una proteina (RANKL) che attiva gli osteoclasti e quindi la riduzione dell’osso.
Inoltre aumenta la presenza di lattato quindi aumentano gli ioni H+ e l’acidosi.
Sono noti i vari fattori che aumentano la distruzione dell’osso e la sua formazione non corretta a livello trabecolare ovviamente tra questi ci sono l’invecchiamento, la predisposizione genetica lo stile di vita, le malattie quali l’HIV che insieme al trattamento farmacologico sono tra i fattori che influiscono sull’invecchiamento precoce dell’osso.
Considerazioni personali
La qualità di vita in quest’ultimo decennio rappresenta sicuramente uno degli end-point primari da raggiungere anche da parte della ricerca farmacologica.
Seppur lo stato economico attuale metta in secondo ordine questo importante traguardo da raggiungere,
credo che invece sia uno degli obiettivi da prefiggersi per avere molecole sempre più efficaci, meno tossiche e sempre più disegnate ad immagine dei differenti quadri clinici con cui il medico si confronta nella pratica clinica.
Trovo assolutamente giusto che sia introdotta nel futuro una voce sulla qualità, da applicare nel processo registrativo del farmaco che ci da comunque un’idea più chiara sulla farmacodinamica della molecola e che, mi auguro, spronerà le aziende farmaceutiche ad analizzare sempre di più questo importante aspetto.
Ha attirato la mia attenzione l’ultimo intervento a cui ho assistito del dott. Borderi sull’osteoporosi poiché trovo l’argomento di non poca importanza visto la progressiva capacità invalidante della malattia che è già di interesse sociale comune, ma a maggior ragione messa ben a fuoco nel paziente HIV positivo che presenta comunque un rischio maggiore ma soprattutto precoce se confrontato con un paziente HIV negativo.
Molto biologica la parte espositiva e assai interessante, soprattutto il focus sui meccanismi di attivazione della patologia nello specifico.
Esco da tale conferenza con un ottica ottimista poiché, seppur alcune fitte trame debbano ancora essere tessute per avere un monitoraggio adeguato della malattia che attualmente in Italia non esistono almeno non organizzate e comunicanti a quanto ho percepito dalla conferenza, però ci sono anche segni di una ricerca che anche se fa fatica, viste le risorse economiche attuali stanziate a riguardo, va avanti e porta delle piccole evidenze scientifiche nuove che io considero molto importanti per avere un quadro sempre più complesso ed una visione sempre più ampia sulle dinamiche di questa importante patologia.
Gruppo Salute
Arcigay Il Cassero