BLOG Cassero Salute

19 Novembre 2011

FEMP 2011

Archiviato in: seminari/conferenze — Tag:, , , , , — Cassero Salute @ 19:44

“L’inizio promette bene!”, è questo che ho pensato leggendo la scritta (quella nella foto) sulla porta d’ingresso del centro convegni di Stoccolma.

Battute a parte, la prima conferenza sul futuro della prevenzione fra gli MSM in Europa, FEMP, che si è tenuta a Stoccolma dal 11 al 12 novembre, è andata molto bene. A parte qualche piccolo problema di organizzazione, i contenuti sono stati molto interessanti, gli interventi di alto profilo.

Il Cassero ha portato il suo contributo naturalmente. Abbiamo inviato un abstract relativo ai laboratori HIVoices, presentato come modello di intervento su MSM sieropositivi. L’abstract non solo è stato accettato, ma ha ricevuto un punteggio alto. Infatti il nostro relatore nonché co-conduttore dei laboratori, Emanuele Pullega, ha svolto una presentazione di 14 minuti, il doppio della presentazione che abbiamo strappato ad ICAR 2011 (la conferenza italiana su aids e retrovirus). Sia la presentazione di Emanuele a Femp, sia quella di Filippo a Icar sono on line a disposizione, ovviamente l’abstract di Stoccolma è stato presentato in inglese.

Il workshop, dal titolo Better life for positive men, gestito dal nostro amico Giulio Maria Corbelli, ha avuto un ottimo riscontro: la sala era piena, le persone interessate hanno posto domande alla fine della nostra presentazione, Emanuele, che ringrazio, è stato bravissimo nella spiegazione, letteralmente scomparse le copie dell’opuscolo creato per l’occasione grazie ad Abbott.

Dopo il nostro abstract sono seguite altre presentazioni come quella relativa ad una esperienza scozzese che ha visto la creazione e formazione di un pool di peer counsellor con ottimi risultati.

In generale mi sembrava che in quella sede fosse facile, ovvio e scontato tutto ciò che in Italia è di difficile comprensione o addirittura irrealizzabile, anche al nostro interno, a incominciare dalla necessità, sottolineata da quasi tutti gli interventi in plenaria, di campagne mirate agli MSM, un gruppo che deve essere target di una politica specifica. Buona parte delle presentazioni in plenaria si sono basate sui risultati dello mega studio europeo EMIS che ha evidenziato una situazione molto preoccupante per quanto riguarda gli MSM in Europa, con prevalenze elevate, molta paura di discriminazione (per altro giustificata specie nell’Est Europeo). Ancora una volta sottolineo quanto sia importante la possibilità di avere dati sull’andamento dell’infezione, cosa che ho fatto presente anche alla dott.sa Suligoi durante il primo workshop nazionale sul test rapido organizzato a Torino.

In Italia, dove l’ipocrisia la fa da padrona, non abbiamo idea neppure di quanti test eseguiamo in un anno, ma fosse solo quello il problema. Non abbiamo nessuna strategia nazionale o indirizzo politico in merito alla prevenzione o al contenimento dell’infezione. Per lo più la “strategia” è lasciata alla buona volontà di qualche medico, che spesso viene visto come un rompiscatole, o alle associazioni che, per ovvie ragioni di budget, fanno quello che possono.

Il paradiso dorato non esiste neppure all’estero sia chiaro, ma esistono casi davvero eclatanti come quellodescritto nella presentazione del simpatico ricercatore australiano del Victorian aids council. Ragazzi, in Australia fanno interventi mirati ai gruppi a rischio e se ne fregano della possibilità che vengano letti in chiave discriminatoria, fanno campagne sul safer sex utilizzando anche materiale pornografico, rivolte al mainstream gay, addirittura lo stato ha pagato un soap gay, giunta ormai alla quinta serie, dal titolo inequivocabile: Queer as Fuck (la serie è pubblicata su youtube su un canale dedicato). In pratica si tratta di sitcom a puntate della durata di 5-8 minuti, fortemente tematizzata su un singolo argomento socio-sessuale della vita gay (dal dirlo alla mamma, al sesso senza condom con relativa paura e pep). I risultati di questa decisione, sono quelli che vedete nel grafico che ho fotografato: un calo delle nuove infezioni nello stato Vittoria. Cosa che nessuno in Europa è riuscito a fare.

Perfino la cattolicissima Irlanda si è resa conto che le politiche vaticane sono fuori dal mondo e ha deciso di avviare un programma nazionale mirato agli MSM irlandesi, che non sono sicuramente messi meglio di noi quanto ad infezioni trasmesse per via sessuale.

E poi c’è la sorpresa, almeno per me in parte lo è stata, della situazione svedese e più in generale dei Paesi scandinavi.

A Stoccolma non ci sono saune gay, vennero chiuse in piena crisi aids negli anni ‘80, esiste una legge, francamente assurda, che obbliga le persone sieropositive a rivelare il loro stato in caso di rapporti sessuali a prescindere dall’uso del preservativo, anche gli svedesi hanno subito, negli anni, campagne di una stupidità sconcertante tendenti a mostrare la Svezia come un luogo salvo, il problema era degli stranieri: veri e propri warning rivolti a chi andava negli States, a Parigi, in Germania, ecc. “But you’re in Sweden now, so you’re safe” ha commentato il relatore.

Oggi la situazione della “civilissima” Svezia vede il 50% delle nuove diagnosi a carico degli MSM.

Credo che questo risponda adeguatamente a chi da anni accusa Arcigay di affiliare saune e locali dati al trastullo sessuale. Se la situazione svedese ci insegna qualcosa, è che non sono i luoghi ma i comportamenti che vanno cambiati ed è un obiettivo estremamente difficile da raggiungere anche in un Paese sicuramente più avanzato di noi quanto a diritti umani.

Parlando di human rights, non ho potuto fare a meno di notare che moltissimi interventi hanno sottolineato quanto incida l’omofobia interiorizzata nella diffusione dell’infezione da HIV. Una persona discriminata è mediamente più a rischio di contagio. Basterebbe il buon senso a capirlo invece hanno deciso di farci studi sopra, come è logico che sia. L’università del Minnesota ha inviato uno dei suoi ricercatori che ci ha mostrato uno studio interessante teso a dare una base teorica a quanto affermato.

Tra gli ultimi interventi quello di Kevin Fenton del CDC (Center for Disease Control) che ha spiegato, in plenaria, la nuova visione che il CDC utilizzerà per debellare l’HIV.

Adoro gli americani convinti! Già alcuni anni fa, alla comparsa dei farmaci antiretrovirali, dagli States arrivò il motto “colpire presto per debellare l’hiv”, oggi sappiamo com’è andata. Ma evidentemente la cautela non è nel dna dei ricercatori del CDC. Lo schema della nuova strategia è riassunto nell’immagine che ho allegato. Ovviamente è vero che oggi non tutti questi “tools” vengono utilizzati nella lotta quotidiana contro l’HIV, per lo più insistiamo su 2 massimo 3. Ma insistere, come fanno ormai da oltre un anno i ricercatori americani, su l’uso massiccio del trattamento ARV come prevenzione, della profilassi pre-esposizione, ecc. Sicuramente in Europa e soprattutto in Italia dobbiamo lavorare molto di più e meglio su temi come il trattamento delle infezioni a trasmissione sessuale (noi a ben vedere siamo a monte, ancora è un mistero sul perché facciamo così pochi test sulle MTS), o sullo stigma legato ai temi del HIV tema pressoché ignorato da tutti ma, purtroppo, presente anche nella nostra Associazione.

E vorrei proprio chiudere, così come è avvenuto in conferenza, con questo tema della discriminazione.

InEuropa abbiamo leggi terrificanti sulla condizione delle persone sieropositive, leggi che limitano la libertà di movimento, di lavoro, criminalizzano il contagio spesso, come avviene anche in Italia, senza tenere conto delle evidenze scientifiche e dei progressi della scienza, per esempio sulle reali possibilità di contagio di una persona sieropositiva con viremia undetectable, leggi che obbligano le persone a rivelare il loro stato a prescindere dalla reale necessità.

Finalmente su questo tema assolutamente misconosciuto anche nella nostra Associazione, mi ripeto lo so ma è così, qualcosa è stato detto. Anzi è stata fatta una presentazione molto interessante in plenaria, una presentazione che ha suscitato

interventi e discussioni anche fra i delegati, ma vorrei ricordare che non è pensabile che un’infezione, un virus,

possa essere la giustificazione per derogare dal riconoscimento di diritti universali,diritti umani. “Criminalize hate, non hiv”, dice la cartolina che vedete in foto, “Fight aids, non people with aids” diceva una campagna di diversi anni or sono. Ovviamente comprendo le paure irrazionali che stanno alla base di molte delle soluzioni normative assunte da alcuni stati europei, ma sconcerta l’assenza di una strategia e il mantenimento di leggi che se in nessun modo aiutano a rallentare la diffusione del HIV, di sicuro creano il clima ideale culturale per la sua espansione.

Nel 2008 ricordo che la nostra associazione sfruttò l’occasione del Pride per lanciare, per la prima volta in Italia, il tema della discriminazione con la campagna “Se discrimini, perdi gli aspetti positivi”. Auspico che quell’esperienza venga raccolta ed elaborata, magari di nuovo in occasione del Pride, in una indicazione di direzione politica perché non è pensabile che Arcigay si batta per i diritti delle persone LGBT, ma dimentichi o ignori che i diritti umani di una minoranza dei suoi soci vengono calpestati nel silenzio generale.

Sandro Mattioli
Responsabile Salute
Arcigay Il Cassero
Bologna.

30 Ottobre 2011

XV Ilga-Europe Conference: Torino 27-30 ottobre

La XV conferenza annuale di Ilga-Europe si è conclusa oggi dopo cinque giorni di workshop, dibattiti, interessanti scambi di vedute con alcune centinaia di delegate e delegati di associazioni LGBT di tutta Europa.

Il tema della conferenza sembrava ispirato alla realtà italiana: Human Rights and “Traditional Values”: clash or dialogue?

Abbiamo fortemente voluto la conferenza a Torino in occasione del quindicesimo anniversario di Ilga-Europe, un anniversario festeggiato insieme ai personaggi che hanno fatto la storia del movimento europeo quali Angelo Pezzana che ha tenuto un bell’intervento nel panel dedicato alla celebrazione.

Tutto si è svolto in modo pressoché perfetto. In particolare sottolineo l’ottimo lavoro dei volontari, local staff, (fra gli altri il nostro Jonathan Mastellari), che hanno risposto ad ogni esigenza dei delegati in modo impeccabile.

Tutto si è svolto come da copione: arriva la conferenza di Ilga-Europe e le istituzioni, come per incanto, si muovono. A parte il saluto inviato dalla Presidenza della Repubblica che è stato molto apprezzato, a nessuno è sfuggita “l’anomalia” italiana che ha visto le istituzioni fare a gara a concedere il patrocinio alla conferenza (Senato, Camera, Ministero delle Pari Opportunità, ecc.) salvo poi considerarci cittadini di serie B. Ovviamente non è sfuggita ad Emma Bonino che, intervenendo in una plenaria, vi ha fatto riferimento. Se l’ipocrisia potesse essere convertita in energia, potremmo illuminare a giorno tutto il Continente

Da sempre, l’elemento centrale delle conferenze di Ilga-Europe sono i workshop.

Una opportunità unica di scambiare best practices, visioni diverse, di confrontarsi sullo stato dei nostri diritti nelle varie parti d’Europa, dalla Russia alla Scozia, dalla Norvegia a Malta. Anche in questo la conferenza diTorino non ha tradito le aspettative, rendendo possibile un ottimo livello di interazione.

La novità di quest’anno è stata la presenza di ben due workshop su argomenti inerenti i temi della salute, entrambi programmati al sabato pomeriggio ossia nel momento di massima presenza dei delegati. Mi sembra un segnale interessante e ritengo giusto sottolinearlo.

Dopo le differenze di opinione sulla presenza di preservativi nel delegate pack, argomento sul quale tornerò in conclusione, sottolineo con piacere il fatto che il primo workshop, dal titolo Towards inclusive health services for LGBTI people, è stato addirittura preparato e condotto dallo staff di Ilga-Europe, allo scopo di condividere e valutare le linee di indirizzo verso cui orientare l’azione dell’Associazione in ambito di politiche della salute.

Un workshop, quindi, molto interattivo dove ogni partecipante ha portato le proprie istanze. È stato molto interessante ascoltare le associazioni di persone trans dare indicazioni sui temi a loro cari, quali la depatologizzazione, e insistere su temi, come quelli relativi alle intersex persons, totalmente ignorati in Italia (ma, a ben vedere, non troppo popolari neppure in Ilga-Europe).

Il tema dell’HIV è stato affrontato, ed inserito nell’elenco, naturalmente sul piano della lotta contro lo stigma e la discriminazione, anche grazie al bell’intervento del delegato svedese (una volta tanto non ho dovuto né intervenire, né insistere… e anche questo è un segnale interessante).

Il secondo workshop è stato organizzato dal Cassero in collaborazione con la responsabile salute di Arcigay nazionale, Rebecca Zini, e lo staff di Ilga-Europe.

Abbiamo dovuto superare numerose difficoltà nell’organizzazione di questo workshop, ma il risultato è stato, senza false modestie, molto soddisfacente.

Il titolo, HIV in the LGBT community: health, stigma and human rights, ancorché non molto accattivante, ha richiamato un buon numero di delegati. Il workshop è stato suddiviso in tre slot. Il primo è stato condotto da Antons Mozalevskis, dell’associazione lituana Mozaika. Antons ha illustrato i dati emersi dallo studio europeo EMIS, al quale ha partecipato anche la nostra associazione, relativamente alla discriminazione subita o percepita in Europa dagli MSM, nonché i dati di prevalenza di persone MSM sieropositive.

È proprio grazie a EMIS che sappiamo che in alcune città italiane, la prevalenza di MSM HIV+ arriva a superare il 12% (Bologna!).
I dati conclusivi saranno presentati a Stoccolma durante la conferenza FEMP, alla quale parteciperà anche il Settore Salute del Cassero con una presentazione su HIVoices.

Il secondo slot è stato curato dal responsabile di EATG (European AIDS Treatment Group), l’ungherese Ferenc Bagyinszky. Ferenc ci ha spiegato come in tutta Europa le persone sieropositive subiscono un trattamento discriminatorio sul lavoro, limiti nella libertà di movimento anche all’interno dell’Europa, la criminalizzazione del contagio. L’intervento di Ferenc è stato molto concreto e ci ha fornito indicazioni su come cercare di superare questi ostacoli, per esempio attraverso la formazione rivolta ad avvocati, giudici, giornalisti. Attività che potremmo mettere in pratica fin da ora nelle nostre associazioni.

Il terzo ed ultimo slot è stato interamente dedicato ai laboratori HIVoices realizzati dal Settore Salute del Cassero nell’ultimo anno, ai risultati che hanno prodotto, nonché alla ricerca sociale realizzata su quello che ormai possiamo con fierezza definire un modello di intervento. La presentazione è stata curata da Emanuele Pullega (che conduce i laboratori con Filippo Porcari), insieme a Raffaele Lelleri che ha illustrato i risultati preliminari della ricerca sociale qualitativa e quantitativa che ha condotto, per conto del Cassero, sui partecipanti ai laboratori. I risultati definitivi saranno pubblicati su casserosalute.it entro il mese di novembre, tuttavia appare evidente fin dai primi dati la centralità dell’omofobia nel contagio, nella gestione e nell’accettazione della sieropositività.

È possibile scaricare la Presentazione, nonché l’opuscolo realizzato appositamente per l’occasione.

Ricorderete il mio articolo “no sex we’re Ilga-Europe”, pubblicato sempre su questo blog, nel quale denunciavo l’indisponibilità di Ilga-Europe a inserire un condom nel delegate pack come warning politico sulla situazione relativa ad HIV e altre STI nella nostra comunità.

Rispetto a questo problema ho constatato con soddisfazione che è stata adottata una mediazione interessante: sono stati messi un condom e un femidom non nel delegate pack, ma nel pacchetto informativo fornito dall’organizzazione. Il tutto accompagnato da un foglio sul quale era scritto che non si voleva interferire con la vita privata dei delegati e delle delegate, ma sottolineare l’importanza della tutela della propria salute in quanto diritto.

Ovviamente non è la stessa cosa, il comitato organizzatore non ha lo stesso peso di una associazione continentale, ma è anche del tutto evidente che l’azione è stata fatta in accordo con Ilga-Europe. È un passo nella giusta direzione e va riconosciuto.

Mi auguro che si continui sulla strada intrapresa.

La conferenza si è chiusa ufficialmente nella splendida cornice delle Officine Grandi Riparazioni che ospita una bellissima installazione sui 150 dell’Italia, con un toccante discorso del principale artefice della conferenza, Enzo Cucco, che ha ricordato la recente scomparsa di Enzo Francone, e un bell’intervento dell’onorevole Paola Concia che ha chiesto a Ilga-Europe l’apertura di un conto per l’Italia. Un conto non economico, ma di idee, buone prassi, azioni, perché la retriva leadership vaticana, che ha impedito che anche in Italia si realizzassero le riforme fatte negli altri Paesi, si configura sempre più come una leadership europea.

La prossima conferenza annuale avrà luogo a Dublino.

Sandro Mattioli
Responsabile salute
Arcigay Il Cassero
Bologna

Funziona con WordPress