BLOG Cassero Salute

3 Aprile 2013

Affidabile, anonimo, gratuito e senza prelievo di sangue.

Affidabile, anonimo, gratuito e senza prelievo di sangue.

parte l’offerta del test HIV salivare a risposta rapida

presso
il Cassero LGBT Center
via don Minzoni 18 Bologna
dal 8 al 12 aprile dalle ore 18 alle 22
e il 13 aprile dalle ore 10 alle 14
per informazioni scrivi a salute@cassero.it o telefona al num 0510957211

L’ OFFERTA DEL TEST HIV A RISPOSTA RAPIDA
è un Progetto del Ministero della Salute
Promosso dalla Consulta delle Associazioni di lotta all’AIDS

Realizzato da:
Istituto Nazionale per le Malattie Infettive L. Spallanzani IRCCS
In Partnership:
Dipartimento di Malattie Infettive, Fondazione San Raffaele Milano
Lila, Anlaids, Arcigay, Caritas, Circolo “Mario Mieli”, CNCA, Forum AIDS Italia
In Italia e in Europa un’alta quota di persone con HIV, circa un quarto, non è a conoscenza della propria infezione.
La gran parte scopre di essere affetta da HIV con ritardo, quando la malattia è in uno stato avanzato, e ha sviluppato gravi patologie legate all’AIDS.
Queste stesse persone, senza saperlo, costituiscono inoltre una possibile fonte di diffusione del virus.

PER SAPERE SE SI È AFFETTI DA HIV BISOGNA FARE IL TEST
Con il progetto “OFFERTA DEL TEST HIV A RISPOSTA RAPIDA” vogliamo offrire una opportunità in più per conoscere il proprio stato sierologico: Il Test HIV salivare a risposta rapida.
In soli venti minuti, senza il prelievo di sangue, ma solo con un campione della tua saliva, potrai avere la risposta.
PERCHE’ EFFETTUARE IL TEST HIV?
In caso di risultato negativo (NON REATTIVO) puoi chiedere informazioni su come proteggerti dall’infezione.
In caso di risultato “preliminarmente positivo” (REATTIVO) ti verrà consegnato un foglio con l’indicazione a rivolgerti ad un centro specializzato per effettuare il test HIV di conferma tramite prelievo venoso. E’ previsto un percorso agevolato presso un Centro di Cura specializzato della tua città.

9 Dicembre 2012

Ultimo blog

130.000 i visitatori unici nel 2012 del sito www.casserosalute.it;

2127 sono i “fan” della pagina Facebook di Casserosalute;

252 Tweet, 228 follower del canale casserosalute Twitter;

3300 visualizzazioni del canale casserosalute su Youtube;

32 gli iscritti alla neonato “club” casserosalute su Gayromeo.

Sono numeri che identificano un successo. Il successo ottenuto dal lavoro del gruppo salute del Cassero, che ho avuto l’onore di guidare fino ad oggi.

Quella dell’area salute del Cassero è stata un’avventura entusiasmante che ha sicuramente segnato la mia vita, sia associativa che privata. Grazie al lavoro congiunto di un gruppo variegato, il Cassero è cresciuto nella visione politica di Bologna, così come nella sensibilità dei suoi iscritti.

Non è un mistero che quando assunsi l’incarico di resposabile salute, grazie alla lungimiranza di Emanuele Pullega, l’Associazione bolognese aveva numerosi gap da colmare, soprattutto rispetto al problema delle infezioni a trasmissione sessuale sulle quali il Cassero poteva e doveva incidere di più.

Oggi non ci limitiamo ad acquistare preservativi nella speranza che chi li prende non ci faccia palloncini.

Oggi abbiamo una linea politica precisa, abbiamo individuato degli obiettivi e strutturato strumenti di intervento che vanno dal web, al cartaceo.

Oggi sviluppiamo campagne di sensibilizzazione in linea con quelle delle maggiori associazioni europee.

Oggi il Cassero è un interlocutore riconosciuto ma, quel che più conta, la nostra comunità è stata educata e sensibilizzata. Un lavoro che dovrà sicuramente proseguire.

Non credo che sia lecito né possibile chiedere di più ad una associazione che lotta a 360 gradi per i diritti delle persone LGBT.

Pertanto è per me giunto il momento di andare avanti sia per consolidare i risultati raggiunti, sia per avviare una nuova avventura.

HIV ha deciso di spostare le sue preferenze verso la nostra comunità, ormai è chiaro ed evidente sia in termini di prevalenza, sia di incidenza, perfino i dati raccolti dalla sanità regionale non possono più negare l’evidenza.

Nella nostra regione, e a Bologna in particolare, l’aggressione di HIV richiede interventi non più rimandabili, in termini di offerta di servizi, di couselling, di community building, di implementazione del test sia per HIV che per altre infezioni a trasmissione sessuale. Interventi per i quali è necessario un impegno specifico che va palesemente oltre le capacity di Arcigay, un impegno e uno sforzo per il quale Plus, come associazione monotematica, è decisamente più adeguata.

A scanso di equivoci, chiarisco che non esiste alcuna “ruggine” fra me e il Cassero. Io resto pur sempre un socio di Arcigay Bologna. Lascio una situazione che ritengo ottimale e sono certo che il lavoro svolto fin qui sarà molto utile anche a definire proficui e più che auspicabili livelli di collaborazione fra Arcigay e Plus Onlus, sia a livello territoriale che nazionale, come ho già avuto modo di prospettare al Presidente del Cassero, Vincenzo Branà, e al segretario nazionale di Arcigay, Michele Breveglieri, quest’ultimo, per altro, componente del comitato scientifico di Plus.

Questo è, dunque, il mio ultimo blog da resposabile salute di Arcigay Bologna.

Il Direttivo dell’Associazione, ha indicato Valeria Roberti come nuova resposabile a partire dal prossimo gennaio. A Valeria i miei migliori auguri.

Al Cassero un ringraziamento per quanto mi ha concesso di fare fin qui, per il percorso associativo costruito insieme.

Al gruppo salute un grazie speciale, un abbraccio forte e un bacio con lo schiocco, come dicevo da bambino. Siete quanto di meglio ho fatto nella vita, siete stati gli attori intelligenti e acuti di un gruppo coeso e forte. A Jonathan, Tiziano, Michele D., Michele N., Filippo, Ivo, Raffaele, Claudio, Paolo, Christian, Simone, Tommaso, Marco e tutti quelli che per il gruppo hanno transitato, hanno collaborato o contribuito a creare la stupenda avventura di Cassero Salute: grazie.

Sandro Mattioli

27 Ottobre 2012

HIV and your healthy aging body.

Se già parlare oggi di tematiche legate all’HIV (virus) e all’AIDS (insieme di patologie connesse all’indebolimento del sistema immunitario del causato dal virus HIV) non è facile, ancora più difficile da trattare poteva sembrare l’argomento che la multinazionale farmaceutica Gilead ha deciso di trattare

Giornata formativa Gilead

Giornata formativa Gilead

quest’anno nella sua giornata formativa internazionale annuale che nel 2012 si è tenuta a Varsavia giovedì 11 ottobre.
Il convegno denominato “HIV and your healthy aging body” ha puntato nell’analizzare le possibili problematiche legate all’invecchiamento del corporeo e dei connessi cambiamenti di salute, nelle persone sieropositive.
I partecipanti alla conferenza sono stati perlopiù medici infettivologi, personale sanitario e  volontari e volontarie di associazioni impegnate nella lotta all’HIV/AIDS provenienti da una decina di paesi europei.
Varsavia come sede del convegno annuale quest’anno non è parso a noi casuale, dal momento che proprio in questa area europea i contagi da HIV si sono moltiplicati negli ultimi anni. In realtà Gilead ha voluto probabilmente voluto premiare la Polonia è anche uno di quei paesi nell’area Europea che negli ultimi anni hanno deciso di impiegare molte risorse finanziarie nell’educazione al genere a alla salute sessuale.
Il progresso che negli ultimi anni si è avuto per quanto riguarda la produzione dei medicinali antiretrovirali (che hanno l’obiettivo di abbattere la carica virale del virus nel sangue) ha fortemente cambiato in meglio negli anni l’aspettativa di vita delle persone sieropositive, equiparandola oggi secondo molti parametri a quello delle persone sieronegative.

I consigli rilasciati dai relatori durante “HIV and your healthy aging body” hanno seguito sostanzialmente linee guida di promozione di una cultura di vita sana e regolare , valida in realtà per tutte le persone che siano esse sieropositive o meno, quali un’alimentazione sana e variata,  una attività fisica regolare e costante ad ogni età, evitare il fumo (questione spinosa sulla quale ci sono state alcune contestazioni).
Questi consigli diventano però particolarmente importanti per pazienti con una patologia come quella dell’HIV, che, nonostante i grandi progressi farmacologici, ancora oggi è una infezione cronica che costringe il paziente ad assumere farmaci per tutta la vita.
Studi statistici valutano che, grazie ai progressi scientifici, nel 2015 oltre la metà delle persone sieropositive avrà più di 50 anni. Sicuramente un traguardo ragguardevole se si considera qual’era l’aspettativa di vita solo pochi anni or sono. Tuttavia questo dato pone una serie di interrogativi legati all’invecchiamento organico, spesso precoce, delle persoe con HIV.
Gli studi sono ancora in corso ma le anticipazioni non sono molto positive. Da alcuni tipi di tumori, ai problemi cardiovascolari, al diabete, ai problemi ossei, sembrano avere una incidenza maggiore nelle persone sieropositive “aged”, rispetto ai pari età negativi. Anzi, a ben, vedere solitamente i paragoni vengono fatti con studi effettuati su persone oggettivamente anziane. Quindi i sieropositivi di 50 anni hanno in realtà arterie e organi di 70 anni?
Non giungiamo a conclusioni affrettate, ma che stiamo assistendo ad un invecchiamento d’organo precoce ci sembra evidente. Ovviamente non è possibile spalmare creme Clarins sull’aorta o sui polmoni, per cui i consigli dei relatori sono stati, come già detto, per lo più concentrati su aspetti di vita sana. Il tema del fumo è stato trattato in modo approfondito in particolare grazie alle presentazioni del medico portoghese, esperto pneumologo.
Possiamo tranquillamente afferamare che tutta la giornata formativa è stata “clinic oriented”, con tanto di case studies presentati e richieste al pubblico, composto per lo più da non sanitari, di ipotesi di soluzioni.
L’impostazione sanitaria è stata contestata in particolare proprio rispetto al tema fumo appunto perché è stata trattato in maniera meccanica, esclusivamente dal punto di vista del clinico. Ovviamente fumare fa male ai polmoni, ma non è ripetendolo in maniera ossessiva e presentando ogni sorta di strumenti tecnici per evitare la crisi di astinenza da nicotina, che un paziente con HIV smetterà di fumare. Così come qualunque altra persona.
Di base la volontà è vitale per ottenere il risultato e gli aspetti legati al supporto psicologico, così come amicale, sono stati completamente saltati nelle presentazioni.
Alcuni attivisti tedeschi hanno protestato in modo assai vibrato, al punto che il team del progetto è intervenuto promettendo di riconsiderare la modalità operativa dei seminari formativi.
Al responsabile salute del Cassero, ha fatto molto piacere quella contestazione perché finalmente è uscito un fatto importante: non esiste una terapia, una profilassi, un vaccino, una cura che sia risolutiva in assoluto. Abbiamo decine di vaccini, si pensi alle epatiti, eppure le persone ancora oggi contraggono le epatiti A e B. E’ del tutto evidente che senza una collaborazione fra clinici e “società civile”, o associazioni di pazienti che dir si voglia, sarà molto difficile raggiungere quei risultati che il clinico si aspetta.
Non basta il farmaco miracoloso, tenere conto delle aspettative del paziente, dei suoi obiettivi e stili di vita è essenziale per ottenere dei risultati concreti.

Questi argomenti rimangono purtroppo però ancora oggi dedicati ad un pubblico di nicchia formato da operatori e da membri di associazioni che operano in settori ben specifici.
La conferenza ha fornito momenti interessanti di riflessione su un tema di cui in Europa non si sente ancora parlare spesso dando input positivi ai partecipanti per la creazione di nuovi momenti di incontro e informazione che si collegheranno ai continui sviluppi della medicina e della farmacologia per quanto riguarda il complesso mondo del virus dell’HIV.

Sandro Mattioli - Jonathan Mastellari
Arcigay Il Cassero
Bologna

30 Luglio 2012

Conferenza mondiale AIDS: il nostro lavoro è fuori

Payday loans

Dopo l’intervento in plenaria di Woopy Goldberg, che ha tenuto un discorso di spessore, sia pur con verve e simpatia, ha, infatti, espresso con forza la necessità di combattere TB e Hiv come una unica infezione, è iniziata la sessione di chiusura della Conferenza. Come di consueto i “rapporteur” hanno fatto il riassunto delle girnate di conferenza ma, anche questo come di consueto, talmente veloci che chiunque non parlasse inglese come prima lingua faticava parecchio a seguirli, capirci qualcosa, prendere appunti. Per cui mi scuserete se scrivo solo poche cose che mi sono saltate all’occhio.

Buona parte della sezione scientifica si potrebbe riassumere con “c’è ancora molta strada da fare”, visto che era il tormentone della conferenza. Strategie interessanti, molecole interessanti, modifiche o stimoli al sistema immunitario che potrebbero dare speranze, la genomica apre grandi prospettive, ecc. ecc.

When to start: la domanda se sia meglio iniziare la terapia anti retrovirale a 500 o a 350 è ancora aperta.

Prep: la domanda chiave è: funzionerà nel mondo reale come sembra aver funzionato in sperimentazione? E se si come in che misura? Capite bene che con domande del genere è chiaro che anche su questo punto c’è molto lavoro da fare.

Criminalizzazione dell’Hiv: ancora oggi ben pochi Paesi lo fanno sulla base dell’evidenza scientifica, proprio gli Stati Uniti ci hanno fornito un fulgido esempio lasciando fuori dal paese per anni le persone sieropositive, come se questo avesse mai anche solo per un attimo inciso nella lotta interna contro l’epidemia, e oggi ancora gli USA non consentono l’ingresso a sex worker e a chi fa uso di sostanze.

Riduzione della trasmissione materno-fetale: tutti hanno detto una frase topica “lo possiamo fare fin da ora, abbiamo le conoscenze e le capacità”. Si topica perché è la stessa frase che sentii durante la mia prima conferenza a Città del Messico. Allora mi fece effetto, oggi, 4 anni dopo, mi fa solo infuriare perché è del tutto evidente che il futuro del bel bimbo africano che sorride dalla cartolina, non è affatto positivo ma, almeno per ora, sieropositivo. Tuttavia il segnale è stato dato chiaro e forte: oggi la fine della trasmissione materno-fetale è un obiettivo globale, non è più un obiettivo lasciato alla buona volontà dei singoli stati.

implementazione della circoncisione maschile: altra cosa di cui si discute molto. Proprio a fianco del banner di benvenuto alla conferenza, c’era un contestatore solitario che chiedeva la fine della circoncisione dei bambini.

All’Ucraina in pratica viene fatta una richiesta quasi ufficiale di effettuare un servizio di scambio di siringhe, stante la situazione drammatica dei casi di sieroconversione causato dalla pratica comune di utilizzare una sola siringa per più braccia. Pratica, per altro, che sta tornando in voga anche in Italia ma siamo troppo ipocriti o troppo cattolici, perdonate la ripetizione, per rendercene conto.

Finalmente qualcuno si è ricordato degli MsM i cui bisogni sono ancora molto spesso ignorati a livello di sanità nazionale (toh, allora non solo da noi!).

E altrettanto finalmente il tema dei fondi: investire nella ricerca è basilare in questo momento se vogliamo raggiungere gli obiettivi del millennio, se vogliamo davvero far nascere una generazione AIDS free. Senza contare che senza fondi, investimenti non sarà possibile continuare nella strada dell’accesso globale ai trattamenti, alla PrEP, per non parlare della terapia come prevenzione argomento ultra trattato in questa conferenza.

Il tema dei fondi, perché dire soldi fa brutto, è stato toccato di frequente negli interventi conclusivi, specialmente dai politici, a iniziare dalla parlamentare democratica Nancy Pelosi, molto applaudita per la sua storica battaglia in favore dei diritti delle persone sieropositive. Ma anche contestata da Act Up che chiedeva fondi per il Global Fund. A Nancy, da politica consumata, è bastato dire che è un obbligo morale finanziare il fondo, un obbligo morale combattere L’HIV, un obbligo lottare contro la discriminazione (dimenticando che il suo paese ha discriminato le persone, sex workers e drug users, alle quali non è stato consentito entrare negli usa a causa di una legge moralistica e discriminatoria), perché tutta la platea applaudisse.

Ciò detto la Pelosi ha anche tuonato contro “Big Pharma”, le industrie farmaceutiche “dove siete e perché impedite la diffusione dei generici” che agevolerebbero l’accesso universale ai trattamenti!

Sia Nancy Pelosi che Bill Clinton hanno promesso milioni di dollari a destra e a manca, sicuramente con tutte le migliori intenzioni ma mi sono sembrati poco credibili. Ho difficoltà a credere che senza un intervento economico molto consistente e un cambio radicale nelle politiche sanitarie, negli USA sarà possibile raggiungere un equilibrio ragionevole fra nuove infezioni e persone in terapia e undetectable. Equilibrio che oggi sono molto lontani dal raggiungere.

Un bella risposta dall’attivismo ammesso a parlare in chiusura è arrivato a stretto giro di posta, quando Ian McKnight, Jamaica e Anna Zakowicz, Polonia, co-organizzatori della conferenza, hanno detto a chiare lettere che finanziare il fondo mondiale è più che un dovere morale, perché l’unico scopo del fondo è salvare vite umane. Se non lo fa, è inutile che esista.

E ancora agli USA: perché da un lato stringe accordi come la “Pepfar” per fare arrivare farmaci ai paesi in via di sviluppo, salvo poi stringere accordi altrettanto saldi per limitare l’uso dei generici.

E alle multinazionali: perché pagate viaggi ai clinici per venire alla IAC, quando a Soweto la gente muore di Aids per le strade.

Quei due ragazzi ne hanno davvero per tutti. E non è finita: non raggiungeremo nessuno degli zero definiti dagli obiettivi del millennio, senza l’ottenimento di pieni diritti umani per tutti (quelli che noi chiamiamo diritti civili), stop stigma nel posto di lavoro, negli ospedali, nelle comunità. Non hanno senso leggi che criminalizzano le persone sieropositive, norme o politiche tese a impedire o limitare l’accesso ai preservativi costituiscono posizioni che violano i diritti umani. Basta rinchiudere sex workers in luoghi pericolosi. Le leggi oggi sono, per lo più, guidate dallo stigma, dall’ignoranza, non dal buon senso né dalla evidenza scientifica.

Arrivare a zero nuove infezioni, zero morti per Aids senza fondi significa fare solo chiacchiere, per fermare l’aids servono investimenti.

E allora lanciano un altro obiettivo zero: zero scuse! Facciamo tutti il possibile per combattere ciò che davvero è la benzina che muove e diffonde l’hiv: lo stigma, la discriminazione, la criminalizzazione, la paura, l’ignoranza. A questo possiamo dare una risposta subito.

Tutti temi che verranno ripresi anche da altri attivisti, ma che, soprattutto, verranno ripresi dalla dalla nuova Presidente della IAC, colei che condurrà per mano fino a Melbourne 2014, l’organizzazione di questo grande evento: prof. Françoise Barre-Sinoussi Nobel nel 2008.

La Barre-Sinoussi parte davvero in quarta, affermando che non è accettabile che ci siano 300mila bambini che nascono con hiv, che le politiche di riduzione del rischio siano ostacolate e che le proprietà intellettuali impediscano la produzione di farmaci a costi accettabili.

“Come Nobel è mio dovere fare il possibile perché l’accesso ai farmaci sia universalmente garantito, perché finisca lo stigma, perché a nessuna persona sia vietato l’ingresso in uno stato o sia deportato da un territorio perché sex worker o drug user”. In due parole dice molto più di tutti i politici e con una forza e un carattere che solo una grande donna può comunicare.

La nuova presidente della IAC, ha richiamato tutte le nazioni, in particolare quelle del G20, a seguire l’esempio di Hollande che ha promesso una elevato coinvolgimento della Francia, con tanto di creazione di un fondo di solidarietà.

Diritti e salute non sono negoziabili conclude la Presidente.

Quindi in pratica la marea che dobbiamo invertire insieme, si compone di una serie di punti fermi, di obiettivi senza i quali la marea di infrangerà al primo scoglio:

  1. incremento degli investimenti mirati, su target precisi, come modo strategico per limitare l’incremento di Hiv;

  2. assicurare che prevenzione, trattamenti e assistenza siano forniti sulla base di evidenze scientifiche e non senza tenere conto dei diritti umani e dei bisogni delle popolazioni. Questo include gli MsM, le persone transgender, gli IDU, le donne vulnerabili, i giovani, le donne HIV+ incinte, ecc. Nessuno può essere escluso se vogliamo raggiungere gli obiettivi;

  3. lo stigma, la discriminazione e le norme sanzionatorie devono cessare perché vanificano ogni possibile servizio e intervento di prevenzione;

  4. sensibile incremento dei test eseguiti, dei counselling, delle connessioni con la prevenzione, l’assistenza, i servizi a supporto; perché ogni persona ha il diritto di conoscere il proprio stato sierologico, di ricevere i trattamenti e il supporto che gli serve;

  5. devono essere assicurati i trattamenti per tutte le donne incinte e decretare la fine dell’Aids pediatrico, oltre alla salute delle donne;

  6. espandere l’accesso ai trattamenti a chiunque ne abbia necessità, perché non possiamo parlare di farla finita di l’Aids senza dar seguito alla promessa di un accesso universale;

  7. Identificare, diagnosticare e trattare la tubercolosi, ancora oggi troppe persone che vivono con Hiv, muoiono di TB;

  8. premere a fondo l’acceleratore sulla ricerca di nuovi strumenti di prevenzione e trattamento, inclusi i nuovi approcci come la PrEP e i microbicidi, oltre a una distribuzione ottimale di ciò che già oggi sappiamo funzionare: dal preservativo, alla trattamento come prevenzione; incrementare le ricerche per un vaccino e per una cura, vitali per uscire dalla pandemia;

  9. mobilitazione e significativo coinvolgimento delle comunità colpite deve essere il nucleo della risposta collettiva. La leadership di coloro che sono direttamente colpiti dal virus è fondamentale per una risposta efficace nella lotta contro HIV/AIDS.

In parole povere questi sono i punti della dichiarazione di Washington tesa a porre fine all’epidemia. Questa è stata una conferenza utile a fare il punto della situazione e a porre al centro dell’attenzione le strategie più indicare perché inizi la fine dell’epidemia. Ora abbiamo chiaro il da farsi ma, diciamocelo, da qui a parlare di fine dell’Aids la strada temo che sarà ancora lunga.

Da ultimo mi piace citare l’intervento di Laurindo Garcia, Filippine, Asia/Pacific Community Speaker, il quale, in pochi minuti, ha dato chiare indicazioni a tutti gli attivisti: “il nostro lavoro è fuori da qui, il nostro dovere sarà dare speranza. La mia speranza è quella di un vivere in un mondo dove le persone lgbt siano trattate come persone, un mondo dove le persone che hanno hiv, lo stesso virus che scorre nelle mie vene, non siano discriminate, non si sentano sole ma accettate”, abbiano accesso ai farmaci e magari non siano costrette a sentire il peso di una autonomia di un solo mese di medicine.

Il nostro lavoro inizia fuori dalla conferenza, è vero. È per questo che mi piace assistere ai discorsi di chiusura: perché da ogni intervento è possibile trarre la forza e il coraggio di tornare a casa, alla mia, alla nostra comunità, e ricominciare a scrivere una nuova pagina nella lotta contro l’HIV/AIDS.

Sandro Mattioli
Presidente Plus
Responsabile Salute
Arcigay Il Cassero
Bologna

26 Luglio 2012

Conferenza mondiale AIDS: I party, I bareback, I’m positive, I’m responsible

Archiviato in: seminari/conferenze — Tag:, , , , , — Cassero Salute @ 01:13

Plenaria importante oggi, sulla carta. Risultati molto deludenti invece, ascoltando le relazioni.

In particolare la relazione del dott. Barton Hynes, direttore del Duke Human Vaccine Institute (USA), che, di nuovo, ci ha spiegato perché fino ad oggi i vaccini in sperimentazione non hanno funzionato, come mai il virus svicola e si modifica ogni volta per aggirare gli ostacoli che gli si frappongono alla sua replicazione e quali strategie oggi dobbiamo valutare per avere un vaccino che finalmente funzioni. Mi chiedo che senso ha ripetere questo tipo di presentazioni che si ripetono pressoché uguali almeno da quanto io seguo le conferenze.

La conclusione del relatore non poteva essere più deprimente: dobbiamo ripensare a strategie in grado di portarci alla realizzazione del vaccino. Ancora? Altre strategie? E, soprattutto, dopo 30 anni siamo ancora a capire quali strategie, quali strade percorrere? E’ davvero deprimente.

Così come davvero incredibili sono state le relazioni seguenti relative alla condizione delle donne in Hiv. Ho un bel da pensare che si parlava per lo più di Paesi africani, ma è risultato del tutto evidente che il peso dell’epidemia grava sulle donne in modo impressionante. Basti sottolineare la forza con cui la relatrice, ha chiesto accesso ai trattamento per tutte le donne incinte. Trovo assurdo che sia necessario chiederlo, è assurdo che ancora oggi una alta percentuale di neonati vengono al mondo con HIV. Oggi è possibile far nascere bambini negativi ed è davvero assurdo che, per ragioni palesemente economiche, non sia sempre possibile farlo. “Il futuro è positivo” dice lo slogan che campeggia su un manifesto dove campeggia il viso sorridente di un bellissimo bambino nero. Ma al di là delle chiacchiere in Africa ci sono oltre 2 milioni di bambini sieropositivi.

Ministro della Salute dell’Australia ha introdotto oggi la parte della relativa agli aspetti pediatrici del virus. Il Ministro francese della salute ha parlato ieri, il Presidente Hollande ha inviato un video messaggio, ci sono gli stand della confederazione Svizzera, del Brasile, piccoli boot di un numero enorme di Paesi in via di sviluppo, gli Stati nazionali sono presenti in forze quest’anno con le loro rappresentanze, le loro politiche sanitarie. Italia non pervenuta.

Ormai sono perfino stanco di ripeterlo, d’altra parte fa bene il Ministro a non interessarsi di questi eventi perché che cosa mai potrebbe venire a dire? Che abbiamo un debito di oltre 200 milioni con il fondo globale per la lotta contro Aids, TB e malaria? Che non abbiamo nessuna strategia di politica sanitaria tesa a prevenire nuove diagnosi e che quel poco che si fa è stato spazzato via dalle riforme di questo e quel governicchio? Che in 30 anni di epidemia non abbiamo mai registrato una campagna di prevenzione, non dico targettizzata che è un sogno irrealizzabile, ma anche generalista decente?

Meglio che stia a Roma, a vergognarsi.

Il tema delle donne e della loro sostanziale sudditanza rispetto al tema Hiv, viene affrontato anche nel Global Village dalla società civile. La cosa che salta agli occhi è la presenza imponente del femidom. Si trova in quantità ovunque, quasi quanto i condom (ok ragazze ve ne porto un po’).

Segnalo le pagine http://www.condoms4all.org, molto ben fatte. Nel Global Village quest’anno i vestiti sono fatti con female condom di vari colori.

Molto forte è anche la presenza delle associazioni di donne nere. “Black women are greater than AIDS” gridano al mondo la maglietta delle attiviste, e in generale sono molte le associazioni di donne presenti, International Community of Women Living wwith HIV, Positive Women Network, ecc. una intera plenaria dedicata al tema e portata avanti con forza e grinta da capo popolo da Linda Scruggs, nota attivista USA.

Ma tornando al Global, non si può non notare la presenza di Condomize, spazi enormi, preservativi ovunque, presentazioni, magliette, monitor, hanno raccolto molta attenzione da parte dei presenti in particolare con il “Lubricant tasting bar”, si è proprio quello che sembra dire il nome. Un banco nel quale era possibile assaggiare il gusto dei gel lubrificanti al mango, alla fragola, alla banana, al cioccolato, ecc.

La presenza di Act Up, non si può non notare sono sempre molto attivi, che ha presentato il filmato “United in anger”, uniti nella rabbia, sulla storia dell’associazione che la dice lunga sulla volontà di azione di questo grande gruppo.

Ma c’è un’altra cosa che non è possibile non notare: tutto il Village è tappezzato di cartelli neri:

“No drug user?
No sex workers?
No international AIDS conference.”

Come avevamo immaginato già durante la conferenza di Vienna insieme agli altri attivisti, il Presidente Obama ha tolto il divieto di ingresso negli Stati Uniti per le persone HIV+, ma alle associazioni di sex workers e di drug users è stato impedito di passare il confine di stato. Le attiviste hanno distribuito cartoline nere in cui la IAC (International AIDS conference) diventava “International Aids cowardice”.

Ho letto che qualcuno in Italia ha scritto che si stava godendo questa conferenza, questa vittoria. Ma non è una vittoria, in questo campo o si vince tutti o non si vince. Di fatto la grande potenza, terra delle libertà, è ancora nella lista nera dei Paesi che impediscono alle persone sieropositive di varcare i propri confini, questa volta non per via dell’infezione ma, peggio, per motivi moralistici.

Sono però presenti le associazioni di prostitute/i locali, forse un po’ meno rumorose di quelle fin qui viste, ma comunque molto attive e auto ironiche: la mutanda “saved my ass” penso che resterà nella storia, così come la statua della libertà con la scritta “sex workers? Visa denied” portata a spasso per tutto il Village dalle attiviste.

Molto di impatto è stato il “Puentes entre vecinos”: uno spazio interamente ispanico teso a gettare ponti, appunto, fra le comunità di lingua spagnola degli USA, del Messico, dell’America centrale e meridionale.
Sui ponti campeggiavano dei “mattoncini” sui quali ogni persona poteva scrivere perché si trovava li, i ponti erano pieni di scritte, alcune davvero di forte impatto… beh adesso c’è anche la mia.

Molto forti anche le mostre fotografiche e d’arte esposte nel Village, in particolare quella sulla storia delle lotte della comunità statunitense, mi ha colpito in particolare la foto degli attivisti che nel 1991 coprirono l’intera abitazione del senatore Helms (forse lo stesso che volle il divieto di ingresso ai sieropositivi), con un condom gigantesco: to “Stop unsafe politics”… Pensate anche voi quello che penso io?

Ma soprattutto le grandi manifestazioni, la disobbedienza civile di quegli anni, le facce distrutte dalla stanchezza e dal virus di giovani attivisti che pur erano per strada a lottare. Spaventosa anche la testimonianza fotografica arrivata dalla Russia, dove le persone sieropositive venivano rinchiuse nei manicomi, foto molto forti di persone ritratte nell’atto di bucarsi le vene in posti anche impensabili.
Eppure, nonostante tante lotte, ancora oggi i temi dello stigma, della criminalizzazione del contagio, sono ancora molto forti ma, ovviamente, qui qualcuno insiste a combattere. Un bellissimo stand interamente dedicato alla lotta contro lo stigma e la criminalizzazione era presente nel Global Village. E’ davvero una cosa stupida lo stigma su una infezione poi! Fa si che le persone non si testino e neghino anche a loro stesse la possibilità di vivere serenamente.

E poi spettacoli, balli, riunioni, spazi per ognuno (molto frequentati anche gli spazi della comunità LGBT e del MSM global forum così come il Youth Pavillion). La forza di una comunità si misura anche dalla sua capacità di realizzare eventi, di stare insieme, di esserci. Ma anche dalla forza di mettere in discussione sé stessa e gli altri con manifesti e slogan provocatori come quello che ha dato il titolo a questo articolo e che compare come ultima foto. I ragazzi canadesi mi hanno detto che chi vuole avere figli non fa forse bareback? E’ importante parlare di quello che facciamo, confrontarsi anche con i nostri demoni e affrontarli. So che è un tema forte per l’Italia, so che noi preferiamo fingere che il bareback sia qualcosa che non va fatto e che nessuno fa, ma non è così, basta farsi un giro su gayromeo per rendersene conto. Basta con questa ipocrisia, affrontiamoli gli argomenti scottanti.

Sandro Mattioli
Presidente Plus
Responsabile salute
Arcigay Il Cassero
Bologna

24 Luglio 2012

Conferenza mondiale AIDS: maracas!

Archiviato in: seminari/conferenze — Tag:, , , , — Cassero Salute @ 19:40

Come era facile immaginare, in questa conferenza si parla moltissimo della terapia come prevenzione e di come la prevenzione combinata possa essere un formidabile strumento per vincere Hiv. Anzi, a dire il vero, qui è tutto uno slogan sulla fine dell’Aids, slogan che lasciano pensare ad una fine imminente.

Pertanto ho deciso di seguire il dibattito e vedere cosa c’è di vero nel tam tam della propaganda statunitense i cui tamburi sono in movimento da tempo ormai.

La complessa e articolata presentazione in plenaria del dott. Javier Martinez Picado, Spagna, è stata molto illuminante.

L’inibizione del HIV è uno dei maggiori successi della medicina, oggi è possibile (e quindi doveroso) bloccare la replicazione del HIV (parlo della cosiddetta carica virale “undetectable”, ossia non più rilevabile). Cosa che, per altro, negli Stati Uniti non riescono a fare e i dati usciti dall’ultimo CROI sono stati impietosi: quasi un milione di persone sieropositive in terapia negli USA non sono undetectable. Per farvi un esempio la media italiana è del’80% con punte del 90%.

Quindi un grosso, enorme punto a favore della ricerca medica. Tuttavia i farmaci non sono una cura, non eradicano il virus che, al contrario, resta presente nell’organismo. Se ne resta a sonnecchiare nei “reservoir” in attesa che il paziente si stanchi di assumere regolarmente le pillole… forse avverrà, forse no, ma lui aspetta.

L’infezione non è, quindi, ancora sconfitta, è sempre li, così è ancora aperto il tema della attivazione del sistema immunitario indotta dall’infiammazione generale causata da HIV.

Rispetto a questi temi si può fare molto, per esempio ormai è abbastanza chiaro che il trattamento precoce riduce la possibilità di incrementare i reservoir.

Studi di intensificazione della terapia sembrano dare buone speranze, così come studi sull’utilizzo dell’interferone. Altri studi, per esempio sulla stimolazione del sistema immune a riconoscere e combattere Hiv, stanno dando risultati interessanti. Ma siamo pressoché allo stato iniziale, c’è ancora molta strada da fare per dei risultati concreti e, soprattutto, applicabili alla pratica clinica. Anche se è giusto sottolineare che nessuno ha mai affermato che da questa conferenza sarebbe arrivata la risposta definitiva alla lotta contro il virus, è anche vero che i toni utilizzati negli annunci a supporto della conference sono molto più vicini alla propaganda che alla evidenza scientifica.

Oggi non siamo affatto in grado di fermare HIV. Siamo molto più bravi, avendo i soldi e possibilità, nel bloccarne l’avanzata.

Oggi non abbiamo una cura contro HIV, non siamo in grado di eradicare il virus.

Questo per onestà intellettuale va detto.

Per troppi anni abbiamo letto annunci trionfalistici che sono miseramente crollati davanti alle incredibili capacità di HIV di sfuggire ad ogni trappola che la scienza gli ha teso fino ad oggi. La conferenza mondiale di Città del Messico del 2008, ci dovrebbe aver insegnato che è meglio attendere risultati certi, prima di dare speranze che, se non possiamo sicuramente definire false, le possiamo chiare sovrastimate.

Lo stesso prof. Javier Martinez-Picado ha concluso che servono ancora molti anni di ricerca prima di poter giungere a risultati concreti.

Abbiamo tuttavia strumenti di prevenzione molto potenti, con tanto di evidenza scientifica come ci ha spiegato la dott.ssa Nelly Mugo, Kenya durante la plenaria di questa mattina.

In primo luogo, la relatrice ha citato i dati: IDU, MSM, coppie sierodiscordanti, il non sapere di avere l’hiv e quindi non aver fatto il test sono formidabili “riserve di caccia” per il virus.

Parliamo di popolazioni marginalizzate ma, anche in Kenya, con una alta prevalenza per le quali occorrono interventi mirati, specifici, chiarisce la relatrice, e non solo da un punto di vista medico. In Kenya la sodomia è un reato, quindi anche dal punto di vista culturale, religioso, ecc. servono interventi importanti i quali, aggiungo io, ci fanno implicitamente capire che il problema HIV non si risolverà nel momento in cui avremo un vaccino o un farmaco risolutivo, se non ci saranno interventi consistenti a livello sociale, culturale.

Ciò detto gli strumenti che elenca la dott.ssa Mugo sono formidabili anche se non infallibili, ovviamente e vanno usati in modo adeguato alle necessità e alle caratteristiche delle popolazioni target (ancora il target).

Per esempio quando pensiamo al trattamento come prevenzione, dobbiamo tenere presente sia ovviamente il costo, ma anche, di nuovo, i dati che ci dicono che almeno il 30% delle coppie non pensano di prendere (o di aver preso) il virus dal partner abituale.

La PrEP è direttamente connessa con la percezione del rischio. Inoltre tenuto presente che prep non è una terapia per la vita ma per un periodo, una stagione della vita (giovani MSM, persone drug addicted, forse persone che vivono in zone dove sono presenti conflitti). Ovviamente non vanno dimenticati i preservativi che costa molto meno di tutto il resto.

Quindi, condom, PrEP, PEP, therapy as prevention, ecc. abbiamo molti strumenti che devono essere usati in combinazione. Serve focalizzare le risorse per incrementare l’impatto che la prevenzione in combinazione può avere. Il coinvolgimento dell’associazionismo, delle comunità locali in questo campo è essenziale.

Di nuovo la dottoressa chiede campagne mirate alle popolazioni esposte cita di nuovo gli MSM e cita anche la necessità di formare la polizia contro la discriminazione, le campagne e gli interventi sociali hanno senso solo se mirate a target specifici, taglia corto la relatrice.

Paura degli effetti collaterali, paura dello stigma, sono punti da tenere presente quando si affronta il tema del HIV sul piano sociale, il coinvolgimento delle comunità locali è vitale anche per aggirare questo ostacolo.

L’importanza di investire correttamente in questo campo ha una evidenza scientifica che non potrebbe essere più palese: Brasile e Russia hanno più o meno la stessa popolazione e lo stesso livello di incidenza, hanno investito negli ultimi anni circa la stessa cifra nella lotta contro l’HIV/AIDS, ma mentre il Brasile ha effettuato investimenti basati sull’evidenza scientifica ed ha ottenuto risultati evidenti in termini di riduzione delle nuove infezioni, la Russia ha scelto di non fare investimenti verso chi fa uso di droghe, verso gli MSM, ecc. e non ha avuto alcun ritorno dalla spesa che ha sostenuto come dimostrano i dati portati in conferenza. Soldi spesi a vanvera per mera ottusità politica, religiosa, sociale.

Non mi sembra che abbiamo fatto clamorosi passi in avanti sul piano sociale rispetto alla conferenza del 2008 dove ho sentito più o meno gli stessi discorsi. Ancora dobbiamo combattere contro il virus e contro l’ottusità delle varie chiese e dei politicanti moralisti, ancora abbiamo Paesi che non considerano la comunità MSM, che rifiutano di attivare strategie di lotta mirate alle popolazioni esposte, che rifiutano di attivare politiche di riduzione del rischio, che non attivano campagne contro la discriminazione.

Solo a me viene in mente l’Italia?

Durante la giornata, l’associazione francese Sidaction ha presentato dati molto interessanti sull’attività di promozione e implementazione dei test.

In Francia il tema dei late presenters è problematico quanto in Italia. Chiamando HIV l’epidemia nascosta, Sidaction sostiene che una corretta attività di testing può rendere meno nascosta purché fatta con attenzione e, soprattutto, su target.

Per cercare di limitare i casi di sieropositività non conosciuta in Francia, le autorità sanitarie hanno cercato di implementare il test a chiunque entrasse in contatto con la medicina di urgenza. Sidaction ha fatto 1 studio sulla popolazione dell’area metropolitana di Parigi, più di 29 centri di medicina di urgenza. Questo studio ha chiaramente dimostrato che lo screening è fattibile ma poco utile: su 20.000 pazienti il 63% hanno eseguito il test quindi un buon livello di accettazione, ma i risultati non sono stati apprezzabili perché nonostante l’elevato numero di test fatti, sono stati rilevate solo 18 nuove diagnosi, il 4 % di queste late presenter, 6 su 18 sono spariti dopo la notifica.

Tutti questi pazienti appartenevano ad gruppi esposti: 8 MSM e 10 sub sahariani. Si poteva ottenere lo stesso risultato con un numero minore di test fatto su popolazioni target.

Curioso notare come, in linea con gli altri studi del genere, le motivazioni delle persone che hanno rifiutato il test sono state collegate a un basso livello di percezione del rischio e all’aver fatto un test recente.

Altri sistemi sperimentati per allargare le possibilità di test, riguardavano la possibilità di effettuare il test in casa e spedire il campione per l’analisi, per poi ricevere un “sostegno” via internet. Sembra che in particolare gli MSM che vivono nelle zone rurali o in piccoli paesi della Francia, abbiamo apprezzato questa eventualità. Da ultima, la possibilità di test rapidi nei locali gay (bar, saune, ecc.). Organizzato con infermieri e attivisti hanno effettuato rapid test nei locali, in camper nei pressi dei locali, ecc. Anche questo strumento pare che sia stato molto apprezzato dagli MSM francesi.

Evidentemente la Francia si fa meno problemi di noi a sperimentare. A Parigi è presente un checkpoint e la sperimentazione continua.

Oggi è stata una giornata movimentata, caratterizzata dalla annunciata marcia della positive community. Gli attivisti delle associazioni di lotta contro l’HIV/AIDS hanno organizzato una imponente sfilata, con concentramento al Global Village presso la conferenza ma anche in altri punti della città. Elemento centrale della protesta è, di nuovo, l’accesso alle terapie e come la proprietà intellettuale impedisca la produzione di farmaci generici a costi più accettabili per chi deve pagare le terapie, siano essi i pazienti o gli Stati.

Le associazioni, in prima fila Act Up come sempre, se la sono presa, fra gli altri, con Novartis. Gli attivisti hanno marciato facendo rumore e baccano con qualunque cosa. Molto di impatto un folto gruppo di persone sieropositive che usava le scatole di plastica delle pillole ARV, come Maracas, molto di impatto vedere pazienti marciare con il deambulatore pur di esserci, e, soprattutto, molto forte è stata l’emozione di sentirmi parte di una grande global community che il coraggio di lottare per la propria vita.

Sandro Mattioli
Presidente Plus Onlus
Responsabile salute
Arcigay Il Cassero
Bologna

23 Luglio 2012

Conferenza mondiale AIDS: bene, brava, bis…

Archiviato in: seminari/conferenze — Tag:, , , — Cassero Salute @ 21:10

Questa conferenza è un continuo invito a porre la parole fine sulla epidemia da Hiv. Il punto è come? Con il milione di sieropositivi non in terapia che vivono negli USA? Ho sempre più l’impressione che sia più un grido disperato, espressione di una volontà di rinsaldare gli animi perché ancora oggi, dopo 30 anni di pandemia, non si vede la fine del tunnel nonostante le terapie come prevenzione, la circonsione, i microbicidi rettali e vaginali e così via. Mi sembra tutto molto preoccupante.

Anche il lungo intervento di Hillary Clinton, palesemente tenuto da una politica di razza e di qualità, è stato pieno di frasi ad effetto che hanno infiammato la platea, è stata molto applaudita dopo una breve contestazione iniziale, e pieno di promesse di distribuzione di milioni di dollari come fossero noccioline per la ricerca, per i vaccini, ecc. ecc. Yuhuuu brava, bene, bis.

Tuttavia è bastata una sola giornata per capire quanto lontata sia ancora la fine di questo incubo globale. Se gli USA, che pur sono uno degli stati più ricchi del pianetà, non riesce neppure a mettere in terapia le persone sieropositive che vivono dentro i suoi confini, non si contano i Paesi meno ricchi che riescono appena a curare una parte dei propri malati e solo grazie a donazioni, per non parlare dei problemi legati alla nutrizione che ho visto segnalati in numerosi boot africani nel global village. Come pagare le terapie anti retrovirali e come avere lo “stomaco pieno” necessario alla corretta assunzione delle pillole, per non parlare del corretto funzionamento dell’organismo umano, sono i temi veri, ancorché abbastanza sottesi, di questa conferenza.

Senza considerare i pesanti temi “sociali” che ancora questo pianeta soffre. Mi riferisco alla incredibile varietà di imbecillità umana che inventa sempre nuovi strumenti per discriminare le persone omosessuali e trans. Scientificamente dove questo avvene, è presente una evidente curva al rialzo delle diagnosi da HIV.

Giusto oggi pomeriggio ho assistito ad un incredibile simposio, organizzato da Unaids, sulle normative discriminatorie, dalla legge “contronatura” della Louisiana alla “anti-sodomy” della Giamaica.

L’attivista giamaicano ha mostrato i passi in avanti fatti nella loro incredibile lotta per vivere normalmente la loro vita, contro quella normativa assurda. Ci ha mostrato foto terribili di ragazzi sanguinanti e le risposte assurde dei governanti. Oggi qualcosa sembra che si stia muovendo anche in Giamaica, sia da un punto di vista politico con la promessa di revisione della legge da parte del nuovo primo ministro, sia dal punto di vista sociale. Sono arrivate anche le scuse ufficiali di Coca Cola per aver sponsorizzato le cosiddette “murder song” di personaggi che è meglio che non definisca quali Sizzla. Posso solo dire quanto sono fiero che la mia associazione abbia contribuito a ostacolare e impedire i suoi concerti in Italia.

Mi piace notare che in queste sedi, non mi stancherò mai di dirlo, si parla di riconoscimento di diritti di esseri umani e quindi diritti umani (e non civili come vengono considerati in Italia, secondo me erroneamente), il piano politico e sociale è ben diverso e diverse sono anche le possibilità di trovare soluzioni.

Sandro Mattioli
Presidente Plus Onlus
Responsabile salute
Arcigay Il Cassero
Bologna

Conferenza mondiale AIDS: Hollande e Act Up

Archiviato in: seminari/conferenze — Tag:, , , , , , — Cassero Salute @ 15:48

In diretta dalla conferenza mondiale AIDS in svolgimento a Washington, ho appena assistito al video messaggio inviato dal Presidente della Repubblica di Francia, Francoise Hollande, che, tra parentesi, ha inviato anche il Ministro della Salute (Italia, almeno per ora, non pervenuta).

Discorso interessante quello del Presidente che ha toccato punti importanti, soprattutto per uno come lui che le promesse elettorali sembra volerle mantenere.

Hollande ha parlato di incrementare le ricerce per un vaccino contro HIV e i fondi per le politiche (notare il plurale) di prevenzione; ha confermato la sua intenzione di difendere le persone maggiormente vulnerabili, di raddoppiare il numero delle persone in trattamento antiretrovirale. Ha anche promesso l’introduzione di una tassa finanziaria per incrementare i fondi a disposizione della lotta mondiale contro HIV. Buoni propositi ai quali Act Up Paris, l’associazione che personalmente ammiro molto, ha immediatamente risposto a suon di bacchettate sulle mani.

Con un comunicato stampa puntiglioso, Acp Up si è detta dispiaciuta che il Presidente non abbia nominato quali sono i gruppi vulnerabili ai quali faceva riferimento: sex workers, IDU, MSM, ecc… forse non è buona educazione citarli? E’ pericoloso farlo per la possibilità di discriminazioni? Meglio essere consapevoli che sieropositivi a mio avviso, per cui bene ha fatto Act Up a prendere posizione.

Ma è solo l’inizio. Hollande non ha detto pressoché nulla in merito ai farmaci generici che potrebbero rallentare la corsa al rialzo dei costo delle terapie.

Inoltre, pur confermando il sostegno al Presidente quando dice di voler supportare le persone vulnerabili, Act Up sottolinea a gran voce che neppure in questa importante occasione Hollande, e quindi la Francia, ha preso posizione contro la discriminazione nei confronti delle persone sieropositive, per esempio rispetto al costo delle spese mediche che forzatamente portano un discrimine rispetto alle persone con seri problemi di salute. L’attivista di Act Up mi spiegava che le persone sieropositive una volta morte non possono essere imbalsamate, non pensate ai faraoni, ovviamente intendo quello che viene comunemente fatto anche in Italia per esporre il corpo all’ultimo saluto dei familiari. Ebbene pare che in Francia sia vietato, contro ogni evidenza scientifica. Discriminati anche dopo morti.

D’altra parte le persone che vivono con Hiv in Francia, sono in buona compagnia e ci basta guardare a casa nostra, in Italia.

Sono anni che insistiamo per una campagna contro la discriminazione delle persone sieropositive, in 30 anni di pandemia non è mai stata fatta in Italia. Il Cassero nel 2008 ha creato la campagna “Se discrimini, perdi gli aspetti positivi” e l’abbiamo ripresa alla Conferenza mondiale aids di Vienna nel 2010 (Positive aspects) e questo è tutto ciò che è stato in Italia.

Non molti giorni fa ho proposto una azione politica in tal senso alla Regione Emilia Romagna e la prima reazione è stata: perché ai sieropositivi si e agli altri no?

Sandro Mattioli

Presidente Plus Onlus
Responsabile Salute
Arcigay Il Cassero

31 Maggio 2012

XIX Conferenza mondiale AIDS

Archiviato in: seminari/conferenze — Tag:, , , — Cassero Salute @ 21:55
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Nel prossimo mese di luglio, si svolgerà a Washington DC, la XIX conferenza mondiale AIDS.
Il tema della conferenza, “Turning the tide, together” (un modo di dire che significa cambiare insieme il corso degli eventi), evidenzia il fatto che, secondo gli organizzatori, siamo giunti ad un punto decisivo nella storia della infezione da HIV. Dobbiamo cogliere una grossa opportunità.
Infatti, sempre secondo gli organizzatori, siamo in un momento storico importante, un momento dorato, e
lo siamo grazie ai progressi scientifici nel trattamento dell’infezione, alla capacità di mettere in atto interventi di prevenzione utilizzando tutte le tecniche biomedicali, farmacologiche, ecc., alla capacità di realizzare interventi specifici e mirati ai setting dove più è evidente il bisogno, e così via. Un momento di ottimismo che porta gli organizzatori a ipotizzare addirittura la definitiva sconfitta del HIV se, ovviamente, sapremo cogliere l’opportunità.
A luglio, gli organizzatori della conferenza, chiameranno tutti gli attori nella lotta contro l’HIV ad una azione speciale, potranno in effetti farlo anche grazie al fatto che il Presidente Obama di recente ha tolto il divieto di ingresso negli USA per le persone sieropositive… perché nella “land of the free” era vietato l’ingresso agli HIV+ praticamente fino a ieri.
Ciò detto è vero, dobbiamo guardare avanti e cogliere il momento di ottimismo che l’organizzazione sembra sprizzare da tutti i pori, e trovare insieme la forza e lo slancio necessario ad invertire la tendenza di HIV, un virus che stupidamente non capisce che è prossima la sua fine e insiste a propagarsi nel pianeta.
Sicuramente la conferenza ha propositi ed obiettivi importanti ed impegnativi: mettere insieme le esperienze di scienziati di varie specializzazioni, ma anche politici, ONG, giornalisti, leader di comunità, associazioni di sex workers (pare che suoni meglio di prostitute/i), di persone transessuali, di IDU, di MSM, di giovani, ecc. riuniti allo scopo di sviluppare una piattaforma tesa a rafforzare le risposte all’HIV tra le diverse popolazioni e le comunità colpite e sviluppare un programma di conferenze che rifletta la diversità all’interno dell’epidemia e la necessità di strategie e soluzioni su misura. Ma anche per chiarirci tutti insieme l’enormità della sofferenza umana e del costo economico che ci attende se non sapremo cogliere le opportunità scientifiche ora disponibili per invertire il trend di crescita della pandemia.
Come quadrare questo ottimismo con i dati sul contagio negli US emersi dall’ultimo CROI (su circa un milione e 200 mila sieropositivi, solo 100 mila sono in terapia e con viremia non rilevabile.), non ci è dato capire, tuttavia è facile immaginare che alla base di questo ipotetico golden moment, ci siano i recenti successi della terapia anti retrovirale (ARV) utilizzata in modalità preventiva (PrEP), ossia farmaci contro l’HIV somministrati ad individui sieronegativi. Ovviamente a quelli che hanno avuto la fortuna di entrare nelle coorti di sperimentazione, ben pochi altri avranno la possibilità di permettersi la spesa prevista dall’assunzione del farmaco predisposto allo scopo (Truvada), si vocifera di circa 14.000 dollari all’anno.
Parlando di strategie e soluzioni su misura, non posso fare a meno di pensare che in Italia, il Governo ha praticamente annullato lo stato sociale e la sanità pubblica subisce continuamente tagli; delle strategie e soluzioni su misura e della valorizzazione delle differenze di cui sopra in Italia non c’è traccia, e non solo da un punto di vista pratico, neppure sul piano progettuale o politico se ne vede l’intenzione (nessuna strategia per combattere HIV fra gli MSM, i/le sex workers, e quel poco che c’era rispetto allo scambio di siringhe è stato spazzato via dalla “crisi” o, per meglio dire, da una precisa volontà politica).
Rispetto ai dati USA emersi dal CROI, da noi le cose sembrano andare meglio per ora. Secondo le stime pubblicate in media l’80% delle persone in terapia sono undetectable, ma è anche vero che una persona HIV+ su 3 non sa di esserlo, e che, con i continui tagli e le politiche sciagurate, mi chiedo quanto ci metteranno le persone che fanno uso di sostanze a tornare alla ribalta nelle statistiche del Centro operativo AIDS. La pochezza delle politiche di prevenzione in Italia, per non parlare della totale mancanza di un qualsivoglia impegno nella lotta contro lo stigma e la discriminazione delle persone sieropositive, mi fanno domandare quando mai in Italia c’è stata la volontà di combattere seriamente l’HIV.
Si avete ragione, io non parto per la conferenza con lo spirito felice e l’aura dorata, preferisco tenere i piedi per terra e riporre le mie speranze sui lavori sui vaccini, compreso quello in corso di studio in Italia, più che sui tam tam mediatici provenienti dagli Stati Uniti. Tuttavia staremo a vedere.
Incrocio le dita e spero di aver preso una clamorosa cantonata.
Sandro Mattioli
Responsabile Salute
Arcigay Il Cassero
Bologna

2 Dicembre 2011

Trenitalia declina l’invito di Cassero Salute

Archiviato in: Prevenzione — Tag:, , , , , — Cassero Salute @ 15:58

Nota stampa

Con grande amarezza, il Cassero Salute – il settore del Circolo Arcigay Il Cassero che da oltre 20 anni si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica in merito all’HIV e a tutte le malattie a trasmissione sessuale - ha dovuto constatare per l’ennesima occasione, un’atteggiamento non collaborativo. Questa volta, a fare la parte del coniglio, è una delle più importanti aziende del paese: Trenitalia.

Durante i preparativi per la Giornata Mondiale sulla lotta all’AIDS, Cassero Salute ha pensato di realizzare un flash mob di pochi minuti all’interno dell’atrio principale della stazione di Bologna e per correttezza, ha presentato una richiesta formale di autorizzazione a Trenitalia. L’azione creativa, in programma per domenica 4 dicembre all’ora di pranzo, è molto semplice e non invasiva in quanto si tratta di un gruppo di persone che tutte insieme alla stessa ora si scambiano un bacio sulle labbra tenendo in mano un preservativo. Pochi minuti per lanciare un messaggio importante, nella settimana dove in tutto il mondo si svolgono azioni di questo tipo, volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento AIDS.

Trenitalia ha declinato l’invito alla collaborazione chiedendo agli organizzatori di non fare il flash mob in questo spazio, liquidando cortesemente la richiesta con poche righe:Innanzitutto le rivolgiamo i nostri sinceri apprezzamenti per le attività di sensibilizzazione che svolgete nella società, a tutela della salute dei cittadini e delle cittadine.
Abbiamo preso in esame la vostra richiesta in tempo utile, ma purtroppo negli ultimi mesi sono state riviste le procedure autorizzative degli eventi che si svolgono nelle stazioni di nostra gestione ed è stato deciso che, per policy aziendale, i flash mob non verranno più consentiti.”
scrive Letizia Ciancio responsabile Sviluppo Business e Relazioni Isituzionali, Relazioni esterne e Comunicazione, Comunicazione e Promozione per Grandi Stazioni e prosegue: “Questo unicamente al fine di garantire con assoluta priorità il miglior servizio ai frequentatori delle stazioni ed ai passeggeri in transito, tutelando contemporaneamente il lavoro dei colleghi di Grandi Stazioni e dei nostri partner commerciali. Certi che comprenderete le ragioni sopra esposte e con l’augurio del miglior successo per le vostre iniziative, voglia gradire i miei più cordiali saluti”.

Non si può da un lato scrivere che bravi che siete a sensibilizzare la gente, e dall’altro dire: purché non siano i nostri clienti quelle persone.” afferma Sandro Mattioli, responsabile salute di Arcigay Bologna e aggiunge: “la responsabilità sociale d’impresa va a farsi benedire! Trenitalia ha dimostrato una agghiacciante insensibilità verso un evento di comunicazione sociale della durata massima di 2/3 minuti. Meno del ritardo medio dei loro treni locali!”.

Il flash mob resta dunque confermato nella modalità e nell’orario (domenica 4 dicembre alle ore 13.30), ma si svolgerà in Piazzale Medaglie d’Oro, davanti all’ingresso principale della stazione, anziché nell’atrio. L’azione scelta per l’occasione è il classico “kiss-in”: i partecipanti in coppia (etero o gay) si baceranno simultaneamente a un segnale convenuto, tenendo in mano, pronto, un preservativo. Il flash mob vuole evidenziare come l’amore, simboleggiato dal bacio, non ci mette al sicuro dall’HIV così come dalle altre infezioni a trasmissione sessuale. Proteggersi è, appunto, un segno di responsabilità.

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