Quando la sanità chiude
Di pochi giorni fa la notizia della chiusura del Drop In di Bologna, il servizio a bassa soglia per le tossicodipendenze. Attivo da quattro anni nelle politiche di riduzione del danno del Comune di Bologna. Giustamente chiude, perché a Bologna non servono queste cose. Sono spese inutili.
Noi, i bolognesi quelli seri ed impegnati, abbiamo altro a cui pensare. Dobbiamo pulire i muri dai graffiti! Come si fa a vivere in una città così indecorosa, lo sanno bene i bolognesi visto che il principale quotidiano cittadino ci lessa i coglioni da mesi su questo problema. Che cosa saranno mai quattro tossici davanti a cotanto scempio?
Potevano pensarci prima.
In pericolo, ma non è mai stato molto al sicuro, il servizio chiamato Clinica metabolica realizzato, più che altro con la buona volontà non certo a suon di stipendi da favola, alla clinica malattie infettive del Policlinico di Modena.
Uno dei pochissimi centri dove i medici, lavorando in equipe anche con altre professioni, cercano di tenere sotto controllo i problemi, come la lipodistrofia per esempio, causati in parte dal virus HIV stesso, in parte dall’assunzione nel lungo periodo di farmaci altamente attivi certamente, ma anche altamente tossici. Problema con il quale, prima o poi, ci dovremo confrontare con la ricerca!?!
Parliamo di persone che vivono con HIV, gli untori, quelli che se chiude la clinica dopo tutto chi se ne frega, potevano stare più attenti, no?
Il mio amico Valeriani mi ha appena segnalato che il centro MTS, malattie a trasmissione sessuale, attivo da anni a Sesto S. Giovanni sarà presto chiuso grazie (prego!), ad un accordo fra le aziende sanitarie di Milano e Monza. E’ consolante vedere che i geni del bilancio non sono tutti in Emilia.
Investimenti di miliardi che vanno in fumo, interventi realizzati da anni sul territorio, centinaia di utenti seguiti che andranno altrove se vorranno o potranno, diversamente chi se ne frega? Se hanno la sifilide potevano stare attenti, pensarci prima. Per non parlare dei sieropositivi seguiti a S. Giovanni… per quelli si legga sopra.
Dopo tutto la Lombardia è al primo posto in Italia per numero di sieropositivi, se chiude un centro che li segue che sarà mai!
In vista del primo dicembre, giornata mondiale per la lotta contro l’AIDS, ecco un bel messaggio per gli italiani.
Lo so. C’è la crisi. Berlusconi ha tagliato i fondi, ecc. ecc. lo scrivo subito così ci togliamo il pensiero. Quando i soldi non ci sono dobbiamo tutti fare dei sacrifici.
Tutti.
Guarda un po’ si incomincia sempre dai più sfigati!
Dai sieropositivi o gli “appestati”, nick che pare vada di moda ultimamente, ai drogati. Per ora sembra che i froci reggano ma non è detta l’ultima.
Al ragazzo gay sieropositivo che mi ha telefonato, alle 7.40, per comunicarmi che il suo test di controllo sull’HIV sarebbe stato pronto dopo 3 mesi dal prelievo, in reparto hanno risposto “eh si! ma se ci sono problemi ti avvisano!”
Il risparmio a senso unico dunque. Manteniamo il privilegio e tagliamo laddove non frega a nessuno.
Ancora una volta sono i più esposti, coloro verso i quali un intervento sanitario preventivo o rivolto alla riduzione del danno, è a dir poco utile: chiudere il drop in vuol dire lasciare le persone a loro stesse, senza quel punto di riferimento che le ha seguite per anni.
Lasciare i medici di Modena senza soldi significa che centinaia di sieropositivi si ritroveranno con metà
faccia.
Visitare un paziente sieropositivo a tre mesi dal prelievo di controllo è l’apoteosi dell’assurdo, cosa andrà a commentare quel medico? Una situazione clinicamente pressoché inattendibile e vecchia di mesi? E’ una cosa che conforta e aiuta sicuramente a tenersi sotto controllo, a non lasciarsi andare.
Sono segnali preoccupanti che hanno si a che vedere con la crisi economica che attanaglia il Paese dove viviamo tutti, tranne il Presidente del Consiglio evidentemente, ma hanno soprattutto a che vedere con l’indifferenza di una società civile, quella italiana, sempre più sfrangiata e divisa.
Nel manuale del perfetto politico, volume primo capitolo terzo, alla voce spese sanitarie si legge “in caso di crisi, mettere un vetro”.
La prevenzione politicamente non paga, ottieni qualche risultato dopo anni e ne gode quello che vince dopo di te, no no no quella è la prima testa a cadere nel cesto dei sacrifi. E’ così da anni, ci basti pensare a dove vanno le politiche pubbliche sulla prevenzione da HIV… Boh!
Ma qui siamo oltre, vengono meno servizi di base usati quotidianamente dalle persone, per esempio quelle che vivono a Sesto, e chissà quanti altri scempi vengono consumati nel silenzio e nell’indifferenza.
Procediamo a passo marcia verso lo smantellamento dei servizi alle persone alle quali, oltre al diritto alla cittadinanza, vengono negati diritti fondamentali come quelli dell’accesso ai servizi minimi di cura e di tutela della salute.
Sandro Mattioli
Responsabile Salute
Arcigay Il Cassero





