HIV+

Nel rispetto del tuo aspetto

Nella nostra esperienza di settore salute di Arcigay, appare del tutto evidente che il momento in cui l’infettivologo propone alla persona sieropositiva di iniziare una terapia antiretrovirale, è molto delicato.
 

Non sono pochi i pazienti per i quali è quella la circostanza, e non la diagnosi di HIV+, nella quale per la prima volta si percepiscono come malati dovendo assumere medicinali, anche se, in realtà, è vero esattamente il contrario.
 

Si fanno avanti, quindi, paure irrazionali spesso causate da dati letti frettolosamente in improbabili siti internet o confidati come gossip da amici. Dati riconfigurati e introiettati invariabilmente a prefigurare il futuro più drammatico possibile.

Non sono pochi i pazienti che, in preda al panico, rifiutano la terapia o l’assumono in modo incostante, peggiorando la situazione.
 

Tuttavia si presentano anche paure razionali e comprensibili, legate alla possibilità di essere riconosciuti come sieropositivi e discriminati. Una realtà tutt’altro che improbabile in Italia e contro la quale non è stato fatto niente in oltre 25 anni di epidemia.
 

Pressoché tutte le persone sieropositive infatti hanno introiettato notizie drammatiche, per lo più inesatte, relative agli effetti collaterali dei farmaci anti-retrovirali, in particolare la lipodistrofia che, più di altri, sarebbe facilmente riconducibile alla condizione di sieropositivo.
 

Certamente non saremo noi a dire che il problema degli effetti collaterali è falso, che la lipodistrofia non esiste e che i farmaci antiretrovirali non sono tossici, anzi è vero il contrario.
 

Tuttavia, con questa campagna come Arcigay abbiamo voluto lanciare un messaggio positivo, togliere una parte degli effetti ansiogeni legati alla terapia e alla possibilità di essere riconosciuti a causa di modificazioni corporee.
 

Oggi gli effetti collaterali dei farmaci sono in buona parte noti e, in molti casi, è possibile tenerli sotto controllo con l’aiuto di infettivologi preparati e anche di pazienti informati e attenti.
 

È importante, infatti, che anche i pazienti siano un riferimento valido per i clinici.
 

La campagna ha avuto inizio la scorsa estate con i pride (nazionale di Napoli, Catania, Roma), alcuni eventi estivi. È stata pubblicata su riviste dedicate ad un pubblico omosessuale come Pride e Lui, ma anche riviste per tutti come il settimanale Internazionale.
 

Il breve video pensato per il web che potete vedere qui sotto, l’ultimo atto della campagna nazionale, è stato proposta in anteprima nazionale durante il festival Gender Bender.

È stato un momento molto emozionante: non è né scontato, né comune che dei giovani volontari gay mettano la faccia per un video che si rivolge esplicitamente a persone sieropositive.
Alessandro, Andrea, Cristian, Jonathan, Mauro e Simone sono stati coraggiosi e meritano tutti il nostro sincero ringraziamento.
 

Ringrazio anche tutti i volontari e le volontarie che dai carri, dai banchetti, dai comitati di Arcigay e così via, hanno distribuito decine di migliaia di flyer in tutto il Paese, così come tutto lo staff di Kitchen che ha curato la grafica e l’insostituibile Valentina che ha seguito passo dopo passo l’organizzazione di tutta la campagna.

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