XVIII Conferenza mondiale AIDS

La conferenza mondiale AIDS di Vienna, popolata da oltre 20.000 persone, come ho già scritto, è stata incentrata sul tema della discriminazione. A mio avviso un argomento che solo in apparenza c’entra poco con il virus. L’evidenza scientifica riportata da numerosi studi, dimostra che laddove è messa in pratica la discriminazione, lo stigma, l’isolamento sociale l’HIV cresce. È sufficiente dare uno sguardo ai dati dell’Est Europa, Vienna non è stata certo scelta a caso ma per la sua naturale funzione di porta verso aperta verso una parte del continente che vede un incremento dell’incidenza di HIV del 700%.

Parlando di stigma, penso ovviamente alla comunità MSM che, globalmente, è ancora fra le più discriminate: in diversi stati è un crimine essere omosessuali e anche punito severamente.

Ma HIV cresce anche in quei paesi dove la discriminazione si esprime in modo forse meno eclatante, più strisciante, ma comunque sempre presente: uno per tutti l’Italia. In Italia non ci sono dati attendibili, forse arriveranno per la fine dell’anno grazie al progetto europeo Emis, un questionario on line che invito tutti a compilare, ma ancora una volta è intervenuta l’Europa non lo Stato italiano, e Arcigay non l’ISS.

In molti, ad iniziare dal presidente della IAS Julio Montaner, hanno notato l’assenza di una rappresentanza istituzionale italiana. In molti, come ha scritto Giada, hanno chiesto notizie allo stand di Arcigay, sulla situazione italiana e sul perché l’Italia è così indietro nei programmi di prevenzione o nella distribuzione massiccia di preservativi, per esempio come avviene in paesi molto meno ricchi del nostro.

Argomenti che, evidentemente, non interessano la stampa italiana che ha dato una copertura risibile all’evento, laddove la CNN ha coperto quasi per intero la conferenza, ma sono cose note a tutti ormai.

Si è parlato molto di discriminazione e si è voluto premiare il bel gesto dell’amministrazione Obama che ha tolto il divieto di ingresso negli USA alle persone sieropositive, bontà sua. La prossima conferenza sarà infatti nel 2012 a Washington. Quello qualcuno dimentica è la difficoltà di ingresso che tutt’ora riscontrano le/i sex worker che, per condotta immorale, non possono entrare negli USA. I diritti di chi si prostituisce per sopravvivere sono considerati diritti umani dall’ONU, ma si sa noi non facciamo molto caso ai diritti umani di chi viola la legge di dio.

Si è molto discusso sulla Vienna declaration, che invito tutti e tutte a sottoscrivere (Arcigay ha già aderito) che invita ad includere le evidenze scientifiche nelle politiche nazionali relative all’uso di sostanze stupefacenti.

 

In conferenza si è sentito parlare molto di problemi economici che hanno portato parecchi fra gli stati aderenti al fondo globale per la lotta contro HIV, TB e malaria, a non versare il denaro concordato. L’Italia è fra i paesi peggiori. La causa richiamata: la crisi economica, che tuttavia non impedisce agli stati di scegliere di spendere miliardi di dollari nella guerra in Iraq.

 

Per contro, si è molto parlato di inizio precoce della terapia con interessanti studi sull’inizio già a 500 CD4 (CASCADE), nonché di terapia come prevenzione rivolta sia alle persone HIV- per prevenire il contagio, sia alle persone HIV+ per ridurre concretamente il rischio di contagio (niente di tutto questo, per intenderci, può condurre a non usare il preservativo).

Si è parlato molto di microbicidi (CAPRISA) e di circoncisione maschile.

 

Chiudo con una nota di speranza, si è parlato molto di vaccini ma per quanto riguarda HIV siamo lontani dal traguardo. Interessanti invece i risultati del vaccino Gardasil contro l’HPV su uomini. Lo studio è stato condotto anche su MSM e ha prodotto risultati interessanti sulla prevenzione di lesioni pre-cancerogene in zona anale.

 

La partecipazione di Arcigay alla Conferenza mondiale Aids di Vienna 2010

La comunicazione di Arcigay su Hiv e Aids

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