Privacy

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Come tutti gli altri cittadini, anche le persone sieropositive o in AIDS hanno diritto alla tutela della propria privacy, così come stabilito dalle leggi dello Stato.

Questa garanzia è ancora oggi di estrema importanza, poiché i pregiudizi sull’infezione da HIV sono sempre molto presenti nella nostra società, nonostante siano passati ormai decenni dai primi casi di AIDS e siano state fatte numerose campagne informative, anzi, forse, la situazione non è migliorata proprio a causa di qualcuna di esse.

In particolare oltre alla normativa generale, valida per tutti, sulla protezione dei dati sensibili (Decreto Legislativo 196/2003), è possibile fare riferimento alla Legge 135/1990, che si occupa nello specifico di HIV.

Nella norma si dichiara, per esempio, che non esiste nessun vincolo legale che obblighi una persona a comunicare la propria condizione di sieropositività ad altri (né al datore di lavoro, né ai colleghi o le autorità). Quindi tutti i documenti necessari alla raccolta dati, anche in ambito sanitario, non devono contenere richieste o dichiarazioni che possano essere discriminanti nei confronti delle persone con HIV.

Ad esempio, dai moduli per la domanda di riconoscimento dell’invalidità civile è stata eliminata da tempo l’indicazione della diagnosi risultante dalla visita medica, in particolare in caso di HIV/AIDS. Comunque è sempre meglio fare attenzione a che tale diritto venga rispettato.

Sempre la Legge 135/1990 è molto precisa rispetto al tema del test per l’HIV, anche perché questo rappresenta un momento cruciale che dev’essere garantito e tutelato.
La legge stabilisce ad esempio che sottoporsi al test è un atto volontario e nessuno può essere sottoposto al test contro il suo volere.
La decisione dev’essere presa dalla persona interessata, dopo aver ricevuto tutte le informazioni necessarie a comprendere il significato del test e il suo risultato;
il test può essere effettuato in forma anonima;·il risultato del test deve essere comunicato di persona solo all’interessato/a;
né in ospedale, né presso il datore di lavoro, né in carcere è consentito effettuare il test senza il consenso della persona interessata;
gli operatori sanitari e socio-assistenziali sono tenuti al rispetto della privacy, oltre che alla segretezza professionale, anche nei confronti dei familiari della persona sieropositiva.

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